L’agenzia antidroga Usa spiava politici stranieri

Redazione
26/12/2010

La drug enforce administration (Dea), task force Usa contro la droga, funzionava come centro di spionaggio internazionale. Lo rivelano i...

L’agenzia antidroga Usa spiava politici stranieri

La drug enforce administration (Dea), task force Usa contro la
droga, funzionava come centro di spionaggio internazionale. Lo
rivelano i cable di Wikileaks, ripresi dal New York Times il 26 dicembre.
Ben oltre il proprio compito di lotta agli stupefacenti, la Dea,
agenzia governativa forte di 87 uffici in 63 Paesi chiave,
riceveva richieste d’aiuto per spiare politici e diplomatici
in ruoli cruciali. Dopo iniziali rifiuti, l’agenzia aveva
accettato le richieste.
In particolare, dai cable si apprende che il presidente panamense
Ricardo Martinelli chiese aiuto alla Dea per registrare le
conversazioni telefoniche dei propri avversari politici. In
Africa, i diplomatici  americani erano perfettamene al
corrente che un maxiprocesso per traffico di cocaina in Sierra
Leone rischiò di finire prematuramente se gli imputati avessero
accolto la richiesta del procuratore generale di una bustarella
da 2,5 milioni di dollari.
In Messico, i militari di eserciti privati si rivolsero agli
ufficiali della Dea confessando di non aver fiducia delle forze
armate del Paese; e in Guinea il re dei narcotici si rivelò
essere il figlio del presidente: i diplomatici scoprirono che la
polizia fu mandata a interrompere i traffici solo una volta che
un carico di droga era stato rimpiazzato da farina.