L’altalena di Obama

Redazione
18/12/2010

di Giuliano Di Caro Quando la notorietà è un’arma a doppio taglio. Sarah Palin, candidata vicepresidenziale per i repubblicani in...

L’altalena di Obama

di Giuliano Di Caro

Quando la notorietà è un’arma a doppio taglio. Sarah Palin, candidata vicepresidenziale per i repubblicani in tandem con McCain nelle elezioni 2008 e costantemente sulla bocca di tutti negli Usa, avrà fatto un salto sulla sedia dopo aver visto i risultati dei sondaggi prenatalizi.

Obama schiaccia Palin 55 a 33

Che tutti i cittadini la conoscano, per la Palin, aspirante inquilina della Casa Bianca, dovrebbe essere un vantaggio. Ma non se più della metà degli intervistati ha preso apertamente posizione contro di lei, come è accaduto nei poll di Huffington Post e NBC News/Wall Street Journal. Quando il ricercatore statistico ha pronunciato il nome di lady Tea party, nove intervistati su 10 hanno avvertito l’irrefrenabile bisogno di dire la propria. Ovvero peste e corna dell’ex governatrice dell’Alaska.
Si ama o si odia, Sarah Palin. È probabile che al momento il presidente Barack Obama la ami eccome, per mere ragioni di convenienza politica. Perché Palin sta involontariamente portando nuovo smalto all’immagine un po’ offuscata, tra sconfitte alle midterm e compromessi nel Congresso bicolore, del presidente democratico. I numeri di Nbc/Wsj sono impietosi: se Palin dovesse essere la candidata repubblicana alle presidenziali del 2012, Obama la sconfiggerebbe 55% a 33%. Se l’è cavata un po’ meglio Romney, sconfitto 47% a 40%. Ma nel suo caso, è tutta un’altra storia.

Romney avversario insidioso

Mitt Romney, businessman e ex governatore del Massachusets, ha ampio margine di miglioramento. Non soltanto perché parte da una posizione più salda nell’opinione degli americani, ma anche e soprattutto per via del fatto che il 52% degli intervistati non lo conosce ancora a sufficienza per esprimere un giudizio ragionato su di lui.
Un bel vantaggio per Romney, già candidato alle primarie 2008 del Grand Old Party, che ha davanti a sé una strada spianata: due anni per accrescere la sua popolarità, rafforzare le convinzioni di chi già ha preso posizione a suo favore e conquistare quella ampia fetta di cittadini per i quali rimane ancora un oggetto del mistero, o una brillante promessa per il futuro. Secondo Public Policy Polling, apertamente su posizioni democratiche, Obama vincerebbe di un solo punto in un duello presidenziale con Romney, 47% contro 46%.

L’America divisa sul presidente

Intendiamoci, i sondaggi a due anni dal voto vanno sempre e comunque presi con le pinze. Fotografano però la situazione politica attuale di un’America ambivalente nei propri giudizi: vince 48% a 45% la linea di chi disapprova l’operato generale del presidente Obama, ma il 48% degli intervistati ha sentimenti positivi verso l’attuale inquilino della Casa Bianca (cifra che sale al 72% su Obama in quanto persona), mentre solo il 38% ha dichiarato di avversarlo.
Se soltanto il 44% disapprova le scelte di Obama sul campo della politica economica, il 63% afferma che l’America è sul binario sbagliato. Insomma, l’ambivalenza di questi numeri conferma che tutto, ma proprio tutto, è ancora possibile in prospettiva elezioni presidenziali. Nel 2012 Romney se la giocherà con il coltello tra i denti con Sarah Palin per ottenere la candidatura repubblicana. Anche se la storia della politica americana insegna che sondaggi migliori in largo anticipo rispetto alle elezioni spesso significano poco, come hanno compreso a loro spese Hillary Clinton e Rudy Giuliani, sconfitti da Obama e McCain nelle rispettive primarie.
Nel biennio 1990-92 svariati sondaggi presentavano Bush senior in vantaggio su Bill Clinton, che poi divenne inquilino della Casa Bianca per gli otto anni successivi. Insomma, tutto e il contrario di tutto: è il bello delle previsioni politiche. Ma la Palin, questo è innegabile, dovrà iniziare già oggi a preoccuparsi per il suo futuro politico. Il cammino verso la nomination repubblicana, di colpo, sembra ancora più lungo e difficoltoso.