L’America di Obama

Alessandro Giberti
24/01/2011

Ripresa e investimenti: i temi del discorso sullo Stato dell'Unione.

‘Spendiamo, insieme’. Sarà questo il nucleo ideale del discorso sullo Stato dell’Unione, il secondo della sua presidenza, che Barack Obama terrà nella serata di martedì 25 gennaio a Washington.
Un ossimoro politico bello è buono, per un presidente che, di fronte al Congresso uscito dalla disfatta democratica delle elezioni di metà mandato, ricalcherà le linee guida della campagna vincente che lo ha portato alla Casa Bianca, con in testa, appunto, il richiamo pragmatico all’unità delle forze politiche nei due rami del parlamento Usa.

L’appello all’unità della politica

‘Insieme’, quindi, sarà uno dei termini che ricorreranno più spesso nel discorso di Obama. Lo si è già capito dal video-anteprima che la sua organizzazione elettorale del 2008 ha spedito agli indirizzi e-mail dei sostenitori di quella campagna sabato 22 gennaio.
Nella preview, infatti, si vede un Obama clintoniano invitare la nazione a farsi «un tutt’uno come popolo» e a «focalizzarsi su ciò che ci lega tutti insieme».
I più attenti alle cose americane riscontreranno più di un’assonanza con il discorso sullo Stato dell’Union di Bill Clinton del 1995, molto centrato sul tema dell’unità e in cui la parola “people” ricorse per ben 75 volte. In quell’occasione il messaggio fu chiarissimo: il bene delle persone è l’obiettivo dell’azione di governo e la ragione per cui democratici e repubblicani devono lavorare insieme.
I MODELLI: CLINTON E REAGAN. Né più né meno di quello che dirà Obama, in occasione di quello che è l’appuntamento che gli garantirà la più grande esposizione dell’anno, circa 50 milioni di americani, un avvenimento in grado di rivaleggiare, in quanto ad audience televisiva, con la cerimonia di consegna degli Oscar del cinema.
Non solo Clinton però. Il team del presidente Usa, e Obama stesso, hanno recentemente studiato con attenzione anche i discorsi di Ronald Reagan, ed è molto probabile che più di un richiamo al cosiddetto ottimismo dell’”American morning” farà capolino per attrarre l’attenzione del pubblico repubblicano.

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Il termine ‘investimenti’ sostituisce ‘spesa’

Il secondo termine dell’ossimoro di partenza invece, “spesa”, non sarà pronunciato molte volte. Al suo posto il presidente utilizzerà la parola “investimenti”, più spendibile politicamente, ma equivalente nella sostanza.
Nel video di sabato si sente Obama dichiarare come sia «chiaro che il momento richiede una visione su come noi, in quanto popolo, saremo in grado di vincere le sfide del futuro». Questa visione Obama ce l’ha, e cercherà di trasmetterla al popolo americano.
La visione è tanto semplice quanto controversa: il presidente Usa crede che il governo sia uno strumento di creazione di posti di lavoro e un mezzo per rafforzare la difficile ripresa economica americana. Come? Spendendo. Anzi, investendo.
IL TEMA DELLA COMPETITIVITÀ. ‘Fiducia’ e “competitività” saranno gli altri due nuclei del discorso di Obama. Fiducia nel futuro degli Stati Uniti (ecco l’ottimismo reaganiano) come player dominante nell’economia globale, anche di fronte all’impressionante crescita a doppia cifra della Cina che comunque sta spaventando, e non poco, gli americani.
‘Competitività’. Ecco il nodo, il passaggio cruciale dell’impianto obamiano. Secondo il presidente, “competitività” si sposa con “investimenti”, e cioè con “spesa”. Il piano è dettagliato e verrà annunciato nel discorso: soldi pubblici per innovazione, educazione e infrastrutture (rete ferroviaria ad alta velocità, ricerca scientifica, programmi sulle energie pulite e borse di studio e credito agevolato per l’ammissione ai college dovrebbero essere i primi passi della nuova strategia di Obama).

I repubblicani: «Saremo il Congresso del taglia-e-cresci»

Allo stesso tempo però, il presidente tenterà un difficile equilibrismo: coniugare più spesa sottolinenado la necessità di ridurre il deficit federale (arrivato a 1.300 miliardi di dollari) «in modo responsabile», come ha già dichiarato nel video di anteprima. (Il «Il mio obiettivo numero uno», si vede sempre nella preview, «è garantire la competitività e la creazione di nuovi posti di lavoro, non soltanto ora ma anche per il futuro». Il riferimento è ovviamente al recupero di alcuni dei 6 milioni di posti persi dagli Stati Uniti dall’inizio della recessione a oggi).
MISSIONE (QUASI) IMPOSSIBILE. La missione di Obama, se non proprio impossibile, pare quantomeno improbabile. Il fronte repubblicano, da poco maggioritario alla Camera, è compatto: «Il nostro, sarà un Congresso taglia-e-cresci», ha dichiarato il majority leader della Camera Eric Cantor. «Chiederemo importanti tagli alla spesa», ha rincarato, arrivando a sostenere che non c’è area nella quale il Gop, il Grand Old Party, sia disposto a vedere aumentati i soldi pubblici, neanche la Difesa, unica eccezione storica dei repubblicani.
«Con tutto il rispetto per gli amici democratici», ha detto il leader di minoranza repubblicano al Senato Mitch McConnell, «questo non è il momento di aumentare la spesa federale in nessun settore della vita americana». L’ossimoro sembra essere già stato smontato in partenza.