L’anatema del cardinale

Redazione
20/01/2011

Le vicende italiane, e il caso Ruby in particolare, «preoccupano» la Santa Sede. Non ne ha fatto mistero il segretario...

L’anatema del cardinale

Le vicende italiane, e il caso Ruby in particolare, «preoccupano» la Santa Sede. Non ne ha fatto mistero il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, incontrando i giornalisti e rispondendo alle domande sull’inchiesta di Milano che coinvolge il premier Silvio Berlusconi.
LA PREOCCUPAZIONE «La Santa Sede segue con attenzione e in particolare con preoccupazione queste vicende italiane, alimentando la consapevolezza di una grande responsabilità soprattutto di fronte alle famiglie, alle nuove generazioni, di fronte alla domanda di esemplarità e ai problemi che pesano sulla società italiana». Lo ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, rispondendo a una domanda dei giornalisti sul caso Ruby.
Poi ha aggiunto: «La Chiesa spinge e invita tutti, soprattutto coloro che hanno una responsabilità pubblica in qualunque settore amministrativo, politico e giudiziario, ad avere e ad assumere l’impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità».
Alla domanda se condividesse il turbamento di Napolitano (leggi l’articolo), Bertone ha detto: «Avete visto la nota del Quirinale pubblicata dall’Osservatore romano». «Credo» ha aggiunto «che moralità, giustizia e legalità siano i cardini di una società che vuole crescere e che vuole dare delle risposte positive a tutti i problemi del nostro tempo».
I CANALI D’INTERVENTO A margine della inaugurazione della casa di accoglienza Bellosguardo per i familiari e per i bambini in cura presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, sempre rispondendo alla stessa domanda dei cronisti sul caso Ruby, il segretario di Stato vaticano ha anche specificato che «la Santa Sede ha i suoi canali, le sue modalità di intervento e non fa dichiarazioni pubbliche». Bertone ha quindi espresso il suo richiamo a una maggiore moralità riprendendo l’appello già pronunciato sabato scorso in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Città del Vaticano.

Anche Avvenire è intervenuto

La giornata del 20 gennaio ha fatto registrare anche una nuova dura presa di posizione di Avvenire. «Tensione altissima. Al livello di guardia», ha titolato il quotidiano dei vescovi. Il giornale ha pubblicato il testo di un appello sul caso Ruby del Movimento politico dell’unità in cui si legge: «Il turbamento dell’opinione pubblica sottolineato dal Presidente della Repubblica per le gravi ipotesi di reato del premier – concussione e ricorso alla prostituzione minorile – è anche il nostro». Poi l’affondo: «Il disorientamento e lo sconcerto di tanta gente che continuamente ci avvicina è anche il nostro. Temiamo che questo ulteriore e possente colpo a credibilità e affidabilità della classe politica nel suo complesso, possa determinare l’allontamento definitivo dalla partecipazione alla vita pubblica del Paese».
LE PAROLE DEL DIRETTORE Il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, in risposta a un lettore su un tema diverso dal caso Ruby, ha sottolineato come in Italia «c’è urgenza di buoni esempi». E ancora: «Abbiamo bisogno di onestà ed equità in ogni ambito civile e politico. Di dire sempre con coraggio cristiano quando non siamo d’accordo. Dobbiamo avere la forza e la tenacia di remare controcorrente tutte le volte che necessario. E, meglio ancora, fare arginare e correggere correnti sbagliate». È di «un buon esempio che abbiamo bisogno tutti noi, in particolare i giovani». «I risultati dei cattivi esempi, dei cattivi maestri, della cattiva politica e della cattiva informazione sono sotto gli occhi di tutti», scrive il direttore: «Abbiamo bisogno di storie di fedeltà a un’idea chiara e giusta della vita e della famiglia. Abbiamo bisogno di testimoni di un consapevole e alto senso del lavoro e della contribuzione al bene comune, che è fatta di impegno, di pulizia, di onestà e di equità in ogni ambito civile e politico». Nei giorni prima, Tarquinio aveva già fatto presente come «quando si ricoprono incarichi di visibilità il contegno sia indivisibile dal ruolo» (leggi l’articolo).