Larry, la scuola è finita

Giuliano Di Caro
21/01/2011

Page, da cofondatore ad amministratore delegato di Google.

Larry, la scuola è finita

«Ho imparato tantissimo da Eric nel corso degli anni. Ora sono pronto per questo nuovo ruolo e non vedo l’ora di iniziare», ha dichiarato un entusiasta Larry Page, 38 anni, cofondatore di Google. L’uomo che dal 4 aprile, dopo l’annuncio del 21 gennaio, prenderà il posto di Eric Schmidt alla guida del colosso del web.
A dirla tutta, il genio del computer aveva già ricoperto la carica di amministratore delegato di Google: dal 1998 al 2001, i tempi pioneristici della compagnia. Al tempo nessuno del triumvirato che ha guidato finora Google – Schmidt, Page e Brin – poteva immaginare quanto a fondo la loro start up avrebbe cambiato il mondo.
SUPERVISIONE ADDIO. Ma l’obiettivo era crescere e sviluppare l’idea e il business il più possibile. Per questo nell’agosto del 2001 il più esperto Schmidt, di 17 anni più anziano di Page, divenne Ceo della società: serviva un veterano del business per guidare l’azienda nella metamorfosi da brillante e promettente start up della Silicon Valley a colosso globale, come richiesto già nel 1999 dai primi venture capitalist che avevano investito nel progetto. Un percorso culminato, nel 2004, con la prima capitalizzazione pubblica, che spianò la strada alla creazione del gigante multimiliardario che conosciamo oggi.
Sette anni di immensi successi dopo, Eric Schmidt ha riassunto in una frase il passaggio alla fase tre – dopo quella pioneristica e la creazione dell’impero – del colosso cambiamondo. Lo ha fatto con un tweet in perfetto stile Google, ironico il giusto: «Day-to-day adult supervision no longer needed». Come dire: caro Larry, la supervisione degli adulti negli affari non ti serve più. Adesso hai l’esperienza e le capacità per gestire le operazioni di Google.
IL TRIUMVIRATO FELICE. Con un post in googleblog, Eric Schmidt, diventato presidente esecutivo di Google, aveva annunciato poche ore prima del messaggio su Twitter il cambio al vertice, sottolineando il fortissimo legame professionale e di amicizia che lo unisce, e continuerà a unirlo, a Larry Page e Sergey Brin.
I tre si sono fotografati il giorno dell’annuncio su una macchina, davanti alla sede di Google, sorridenti e felici. Questa sintonia tra i tre è stata l’immagine scelta per accompagnare l’ascesa di Page al ruolo più alto dell’azienda.
Secondo i ben informati della Silicon Valley, il cambio era previsto ed è stato preparato per anni, senza fretta. Nessuno screzio dunque: il triumvirato è più unito che mai. Dopo una laurea e un dottorato a Stanford, Larry ha concluso anche i suoi studi da amministratore delegato.

Il genio che creò la teoria delle Reti

Se Schmidt è stato l’uomo della crescita aziendale, Page è la mente pura, il talento matematico e visionario che ha permesso la creazione di Google. Figlio di ingegneri informatici, insieme a Sergey Brin, conosciuto all’università di Stanford, ha rivoluzionato l’idea stessa del web.
L’ALGORITMO CHE CAMBIÒ IL WEB. Nel 1995 Page era un ragazzino giunto a Stanford per candidarsi a un dottorato in informatica dopo essersi laureato in ingegneria informatica in Michigan, come suo padre.
Il caso volle che fosse Sergey Brin, a Stanford già da due anni, a mostrargli il campus. Divennero amici e da quella prima passeggiata, qualche mese dopo, scaturì la teoria delle Reti, secondo cui i siti più meritevoli e autorevoli sono quelli con un maggior numero di link, cioè di citazioni.
«Se ci fosse un modo per rendere conto dell’immensa mole di citazioni e rimandi presenti nella Rete», argomentò lo stesso Page, «il web diventerebbe un luogo dal valore infinitamente più grande».
Su questo assunto i due dottorandi crearono l’algoritmo PageRank. Capirono immediatamente che quella era la chiave per la creazione di un motore di ricerca incomparabilmente più potente di tutti gli altri.
NEL 1998 LA NASCITA DELLA SOCIETÀ. Google nacque come società nel 1998, con quel nome bizzarro che rimandava da una parte a un’iperbole numerica, il Googol, un “uno” seguito da 100 “zeri”, e dall’altra al termine inglese goggle, binocolo, giacchè il nuovo motore permetteva di osservare da vicino il guazzabuglio della Rete, scandagliandolo in maniera totalmente rivoluzionaria.
L’uomo del binocolo e della vista lunga era proprio Page che ha compreso prima di tutti, mettendolo in pratica, un elemento fondamentale della contemporaneità: la rilevanza delle citazioni, e dunque l’intera centralità dell’aspetto relazionale nella costruzione della società digitale.

Nel 2010, incassati 29,3 miliardi di dollari

Dal 4 aprile la mente matematica di Page dovrà vedersela con la gestione del business, e non soltanto più con lo sviluppo dei prodotti e della tecnologia. Ma come cambierà Google sotto la guida di Larry?
Una cosa è certa: sarà la sua compagnia. Del resto l’obiettivo del cambio al vertice è stato quello di accorciare i tempi decisionali e di attuazione delle strategie del marchio, facendo chiarezza sulle responsabilità. Che in buona sostanza significa: un uomo solo al comando.
Schmidt, dal canto suo, artefice della trasformazione di un progetto universitario in un’immensa miniera d’oro, a 55 anni forse vuole allentare i ritmi e godersi la vita. Non a caso, ha annunciato che venderà 500 mila delle sue azioni del marchio, per un valore di 335 milioni di dollari. Non male come rendita per la vecchiaia, specie considerando che anche dopo la vendita manterrà ancora il 2,7% delle azioni di Google e il 9,1% di diritto di voto in seno alla società.  
LE NUOVE SFIDE. Page sarà dunque chiamato a prendere decisioni forti, poiché l’era del triumvirato, in cui il voto di ognuno dei tre contava come gli altri, è di fatto finita. Schmidt, nei panni di presidente esecutivo, avrà piena capacità decisionale su acquisizioni, partnership, relazioni esterne e di business con altri colossi dei media, mentre Brin sarà il referente per i progetti strategici del marchio, ossia lo sviluppo di nuove tecnologie.
Con questa suddivisione, lo schivo uomo al comando Larry sarà libero di fare ciò che sa fare meglio: sviluppare nuovi prodotti. Una necessità imposta dallo stato dell’arte del colosso. Certo, i ricavi nel 2010 sono stati la bellezza di 29,3 miliardi di dollari, 6 miliardi in più dell’anno precedente.
QUALCHE GUAIO IN PARADISO. Ma Google è anche incappato in qualche passo falso. I suoi tentativi di creare software per il social networking, così da stare al passo con Facebook, sono miseramente falliti.
Il sistema operativo di Google per cellulari, Android, va alla grande, ma è un software gratuito e non contribuisce direttamente all’aumento degli introiti della compagnia.
Non bastasse, di fatto Google non è riuscita a sviluppare nuovi filoni significativi di business da affiancare alla vendita della pubblicità vicino ai risultati delle ricerche. E ormai deve fronteggiare la concorrenza di Bing, il motore di ricerca di Microsoft. Una guerra che arriva proprio nel momento in cui molti degli ingegneri di Google sono emigrati altrove, a Facebook o verso nuovi progetti.
Rispetto ai tempi di PageRank, ora c’è un business globale da rinnovare per il futuro. Per farlo, servirà un Page leader.