L’Assange dell’800

Bruno Giurato
16/12/2010

Le Note Azzurre di Carlo Dossi come Wikileaks.

L’Assange dell’800

Problematico, ispido, intrattabile. Vetriolo, vetriolo puro Carlo Dossi. Uno scrittore di talento potente, con una vena di basico umorismo, utile soprattutto a creare problemi, a lui e agli altri. Scandaloso suo malgrado. L’enfant prodige della Scapigliatura milanese Carlo Alberto Pisani Dossi (1849-1910) aveva lo spirito caustico già scritto nel nome del luogo di nascita, Zanevredo, nell’oltrepo pavese. Che in dialetto significa ginepraio.

Un diplomatico poco diplomatico

Da poco Adelphi ha pubblicato le sue Note azzurre (1964 pagine, 26 euro), per la prima volta in edizione integrale. Ci sono voluti cent’anni perché ci si decidesse a diffondere per intero il libro mastro di Dossi. Le Note azzurre sono il suo Zibaldone, un insieme di impressioni, cose viste, pensieri, etimologie, giudizi che sarebbero dovute tornare utili per il suo lavoro di scrittore. Ma che risultarono sempre poco digeribili a eredi, amici personaggi noti.
Dossi era un diplomatico (ma di carattere poco dipolmatico), aveva lavorato al ministero degli Esteri, era stato capo di gabinetto di Francesco Crispi, console a Bogotà, ambasciatore ad Atene. Le sue indiscrezioni sulle debolezze dei potenti non piacevano agli eredi e agli editori. Nelle Note azzurre c’è anche re Vittorio Emanuele II, avido di carne, che nella notte grida all’aiutante di campo: «Una fumna, una fumna!».

Dossi, il Julian Assange dell’800

Il Re che chiede una femmina, quasi come il Carlo Martello di De Andrè, o i contemporanei Silvio Berlusconi o Muammar Gheddafi fa immediatamente scattare il paragone. Carlo Dossi precursore di Julian Assange, le sue Note azzurre la versione ottocentesca di Wikileaks.
L’idea l’ha sostenuta Edoardo Camurri in un articolo sul Foglio dell’11 dicembre 2010. Giusto. Del resto sulla statura da romazo di Assange è d’accordo anche lo scrittore Massimiliano Parente, e per completare il passaggio da eroe della cronaca a personaggio fictionist anche la rivista Rolling Stone ha eletto Assange rocker dell’anno.
C’è appena da notare che mentre Assange è stato arrestato per una storia di preservativi rotti, ed è quindi finito più o meno acchiappato per la mentula come alcuni dei personaggi di cui si è occupato, a carico di Dossi non risultano scandali sessuali.
Era sposato con la paziente Carlotta Borsani. Era un “libertino ottocentesco” come è stato definito dal curatore delle Note azzurre, Dante Isella, alle prese con problemi e inquietudini più rilevanti di quelle di braghetta. Beato lui.

Meglio di Gadda e Arbasino

Ma in fondo mica tanto. Il suo pessimo carattere lo fece litigare con molte persone, primo di tutti Francesco Crispi. La sua capacità di vedere il problema, la frizione, l’aspetto buio della realtà è una perfetta condizione dell’umorista autentico, quello amaro, quello che non si accontenta dell’aspetto comico delle cose, ma che sente la tragedia dietro alle cose buffe.
Le Note azzurre, poi, sono un’enciclopedia di osservazioni grandi e piccole, ce ne sono più di 6 mila. Si parla di re (abbiamo visto) di lavandaie, di spazzini, di professori di liceo e di università (categoria parecchio odiata da Dossi), di amore fisico. Si parla di autori antichi come il satirico Giovenale e lo sconcio Marziale, e moderni.
Si parla di lingua greca e dialetto milanese, di modi di dire, proverbi, detti. Nicolas Gomez Davila ha scritto che l’amore è l’organo del particolare. E allora, data la quantità di divertentissimi e arrabbiatissimi particolari in questo libro, si deve credere che l’umorismo (nero, giallo e rosso) di Carlo Dossi, era fatto di un grande amore per i flussi vitali.
Dossi tra l’altro fu apprezzato e citato da due mammasantissima della letteratura contemporanea come Carlo Emilio Gadda e Alberto Arbasino. Bene, a leggersi le Note azzurre viene quasi il maligno sospetto che l’ingegner Gadda, e il fine Arbasino abbiano preso quasi tutto da lì. Da questo diplomatico secco secco e ispido. Vetriolo, vetriolo puro Dossi.

Un po’ di malanimo per riflettere sul mondo

Di seguito una piccola scelta di pensieri dalle Note azzurre. Un po’ di malanimo per riflettere sul mondo.

Dietro scena dei miei libri. Selva – di pensieri miei e d’altrui. Lazzaretto dove il D. tiene in quarantena i propri e i pensieri altrui. Cervello di carta, aperto in sussidio. Dell’altro già zeppo. Granai di riserva per le probabili carestie.

62. Il miglior incenso a Dio è il fumo delle officine.

75. Un povero mi chiedeva la carità – “T’hoo già daa jer” – diss’io – Ed egli: ma mi gh’hoo de mangià anca incoeu – rispose.

209. C’era tale aristocratico cui rincresceva d’aver il sedere a due pezzi perchè così l’avevano i fornai.

318 b). Il Diavolo ha resi tali servigi alla Chiesa che io mi meraviglio com’esso non sia ancor stato canonizzato per santo…

343. Le donne sono tante serrature in cerca di chiave.

464. A. Io rispetto le donne. B. Eh caro mio, le donne meno si rispettano e più si credono rispettate.

501. Vi ha gente che è sempre del parere dell’ultimo libro che legge.

934. L’umorista è l’avvocato delle cosidette cause perse, che egli riesce ancora, taluna volta, a salvare. L’umorista, in ogni fatto, cerca e trova il lato non conosciuto.

1257. A Sparta si usava (secondo Ateneo Cap. XIII) d’incatenacciare, in luogo all’oscuro, le vergini e i giovani celibi perchè vi si pigliassero – dovendosi poi ciascuno accontentare di quanto la sorte gli avea dato in mano… Né i nostri matrimoni si fanno diversamente.

1350. Una bella ragazza deve lasciare copie di sé.

680. Erodoto disse che quando la donna si spoglia della camicia si spoglia della vergogna – Presa l’Olanda – facilmente vassi – alla conquista dei paesi bassi –

1412. Il cane è la bestia, che io, dopo la donna, preferisco.

3150. L’uomo è felice quando non pensa – felice quindi nel sonno – e felicissimo in morte. La donna pensando meno dell’uomo dovrebbe essere meno infelice.

3388. La puttana è composta cogli elementi del porco, della volpe, del cane, della scimia, della giumenta, del gatto e dell’asino (Simonide, in Dufour) – Per quanto onesta una donna, un po’ puttana l’è sempre.