Massimo Del Papa

La distanza siderale tra Laura Pausini e le nostre Azzurre

La distanza siderale tra Laura Pausini e le nostre Azzurre

Pausini in una lettera aperta si paragona alle ragazze della Nazionale: come loro anche lei ha dovuto lottare per affermarsi. In verità la sua carriera è stata sul velluto fin dall’inizio, coccolata dalla stampa e dalla critica. Buttarla sul sessismo non ha senso.

20 Giugno 2019 17.02

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Siccome il calcio femminile di colpo tira, e appassiona pure, sono in molti e anche molte a salire sul carro. Tra queste non poteva mancare Laura Pausini. Un caso umano, troppo umano perché la cantora di «Marco se n’è andato non ritorna più» da gran tempo s’è convinta di essere una Giovanna d’Arco della dignità e, quel che è peggio, della musica femminile. E non perde occasione per ricordarlo all’universo mondo.

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LA LETTERA APERTA ALLA STAMPA

Prendiamo, ma è solo l’ultima epifania di una sorta di esaltazione artistica un po’ allarmante, la lettera appena mandata a un quotidiano e naturalmente rimbalzata per ogni social: «Mi rivedo moltissimo in Sara Gama e in tutte le atlete della Nazionale, nei loro occhi, nella loro grinta e nella voglia di buttarsi a capofitto su ogni pallone come fosse l’ultimo da poter calciare nella vita. Anche per me ogni nota era (sic) importante, ogni canzone che cantavo, non per far sentire la mia voce ma per dare me stessa al pubblico».

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UNA CARRIERA SUL VELLUTO

Al di là della mitopoiesi egolatrica, che retoricamente delizierà le orecchie non troppo esigenti della profetessa della Solitudine ma concettualmente nasconde uno sconcertante vuoto pneumatico, andrà ricordato, all’interessata e a chi la segue, che nostra signora della lagnetta venne scoperta – naturalmente – da Pippo Baudo, nel 1994 o giù di lì, e da allora ha avuto una carriera sul velluto, assai oltre i meriti oggettivi: è stata coccolata dalla stampa; vezzeggiata da una critica pubblicitaria che ha sempre sorvolato, eventualmente a bordo di qualche volo charter affittato per l’occasione, su una misura artistica quantomeno opinabile; osannata da legioni di fan che per definizione «non potranno sbagliare» eppure continuano imperterriti a consumare disco dopo disco la musicuzza di una che in un quarto di secolo non ha mai osato la minima crescita, rimanendo sempre inchiodata al sentimentalismo adolescenziale da cassa rapida al supermarket.

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Le Azzurre dopo la partita col Brasile.

LA GRANDE MUSICA FEMMINILE ESISTE ECCOME

Nondimeno prosegue la cigna di Faenza: «Ho dovuto combattere, come queste ragazze [calciatrici], contro la diffusa credenza che la musica femminile, come lo sport femminile, non possa suscitare lo stesso interesse di quella fatta dai colleghi maschi. Eppure non è così». Infatti non è così: «non ci siamo capiti», come canta il maestro Battiato. Non è così, citofonare Aretha, Billie, Mina, Patti, Patty, Ella, e l’elenco sarebbe troppo lungo e probabilmente troppo ingrato.

NON È UNA QUESTIONE DI GENERE

No, non è questione di genere, qui, ma semplicemente di canzoni, di cultura musicale, di repertorio. E buttarla nella cagnara del sessismo non fa che imbarazzare ulteriormente la situazione. Dove starebbe la «diffusa credenza» che la musica femminile (…) non possa suscitare interesse e rispetto al pari di quella virile? Qui, se mai, e duole dirlo, è il caso esattamente contrario, quello di una che ha riscosso fin troppa fortuna dai suoi non eccelsi mezzi, dalla sua non irresistibile proposta, costruita su un poppettino languoroso e circolare, anche se lei s’illude che racchiuda tutti i generi dal rock al soul.

Laura Pausini in concerto.

TOCCATE TUTTO E TUTTI MA NON LE POPSTAR

L’importante è essere convinti, così poi si riesce a convincere gli altri, però Laura dovrebbe concedersi una pausina, invece infierisce usque ad finem: «Non mi sento femminista, ma credo in un mondo di pari opportunità, un mondo meritocratico, che apra le stesse strade per tutti, a prescindere dal genere e da qualsiasi altra peculiarità, se non il talento, la volontà, la determinazione». Ora, al di là dello scialo di virgole, gettate nel discorso come sementi in un campo, al di là pure del rigore logico, invero un po’ claudicante, non diremo a Laura che le strade non si aprono, casomai le porte; non le ricorderemo neppure che, se davvero nel mondo regnasse la meritocrazia, lei forse, e sottolineiamo forse, sarebbe ancora in qualche karaoke romagnolo. Invece comandano, lo sappiamo fin troppo bene, altre forze, altre dinamiche: la pubblicità, l’immagine, la buona stampa, e se poi per disgrazia fra tanta ottima, generosa stampa affiora qualche carogna, si scatena subito la contraerea. Si può parlar male di chiunque, dire che chiunque è un maiale, dal papa a qualsiasi politico a qualsivoglia industriale eccetera, ma sulle nostre popstar non si può: peggio che sulla famosa confettura di quando eravamo pischelli.

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QUEL PARAGONE AZZARDATO

Ed è un fenomeno tutto italiano, altrove certi dirigibili vengono bucati, com’è giusto e normale che sia. Qui no. C’è l’autosantificazione dei menestrelli. Sono solo loro, che se la cantano e se la suonano, loro, gli imcompresi, gli esclusi, i discriminati per autodefinizione, i dannati per missione, pur se redenti, loro, le cigne e le leonesse che hanno dovuto lottare contro l’universo, anche se nessuno se n’era mai accorto, per donare se stesse all’umanità che altro non aspettava. Vola basso, Laura, che ti è andata di lusso: sai quante talentuose vere, provviste di esperienza, di tecnica, di inventiva, di background, non hanno avuto la ventura di nascere già iscritte a Sanremo, lanciate da Pippo Baudo, imposte da un perenne battage promozionale, sino a convincersi che come loro nessuna mai. E siamo anche contenti che Laura si consideri una predestinata, ma sul parallelismo spericolato con le calciatrici della Nazionale ci andremmo piano: da qui a vedere Achille Lauro che si paragona a Maradona, o i Maneskin che si credono i Led Zeppelin, è un attimo.

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Commenti: 2

  1. Caspita quanto.rosica questo autore.
    Qualsiasi distanza di genere, di gusti, di passioni, non giustifica l’insensata cattiveria (oltre a qualche scivolone di sintassi tipico di chi cerca di mostrare “a tutti i costi” grande padronanza.. ) di questo articolo.
    Pausini o Achille Lauro, nessuno ha il diritto di scagliarsi in questo modo, men che mai chi non ha titolo per farlo, salendo sul.comodo treno modaiolo della esaltazione della squadra di calcio femminile.

  2. Come vi permettete di scrivere certe assurdità. Laura è una donna con la D maiuscola! Ha da sempre combattutto per i diritti umani. Siete degli idioti a scrivere certe scemenze. Se le cose non le sapete FATE SENZA SCRIVERLE. È MEGLIO!

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