L’autobus di Fico tra retorica e antiretorica

Paolo Madron
27/03/2018

Nessun pauperismo, la realtà è molto più prosaica. La scelta di viaggiare col mezzo era dovuta a cause di forza maggiore, vista la lunga fila di taxi davanti alla stazione Termini.

L’autobus di Fico tra retorica e antiretorica

Roberto Fico, il presidente della Camera appena eletto, all’indomani del suo insediamento è andato al lavoro in autobus. E la foto di lui tranquillamente seduto sull’85 campeggia su tutti i giornali come a voler sottolineare che il potere non dà alla testa e il pauperismo, quando è autentico, non teme le allettanti insidie della comodità. A conferma, si aggiunge anche che Fico era arrivato da Napoli, sua città natale, a Roma viaggiando in seconda classe, come un comune mortale che deve mettere oculatezza nel gestire i suoi soldi. Un gesto di antiretorica che, come sempre accade in questi casi, viene all’opposto letto da molti come un trionfo della retorica. Ovvero Fico avrebbe ostentato la sua normalità a uso e consumo delle folle che, cosa in parte avvenuta, lo avrebbero salutato come un novello Savonarola che rifugge agi e privilegi della Casta.

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Su Twitter, il social che più di tutti gli altri si presta all’ironia, è nato l’hashtag #RobertoFicoSantoSubito, con tanto di gara a chi la sparava più divertente: Fico che quando viaggia si porta il letto da casa per risparmiare sugli alberghi, Fico che quando va al bar si fa il caffè da solo per non disturbare, Fico che suona la chitarra classica e non elettrica per economizzare sulla corrente, etc. etc. Qualche giornale, come La Stampa, è andato maliziosamente a spulciare la rendicontazione delle spese che i pentastellati sono obbligati a fare sul sito del Movimento, per dimostrare che nel 2017 taxi batte autobus 200 a 1,8 euro. Cifre che si riferiscono a quanto speso mensilmente in trasporti dall’ex presidente della Commissione di vigilanza Rai. Allora, insinua senza dirlo l’articolo, Fico un po’ ci fa scegliendo un mezzo di cui raramente si serve.

SUL BUS PER CAUSE DI FORZA MAGGIORE. La realtà è molto più prosaica: arrivato a Termini, il presidente della Camera ha trovato la consueta lunghissima fila d’attesa alla fermata dei taxi e ha preferito infilarsi nell’autobus che stazionava nel piazzale antistante. Nessun pauperismo, nessun francescanesimo. Semplicemente una scelta dovuta a cause di forza maggiore, sapendo che presto abbandonerà autobus e taxi perché non è consentito alla terza carica dello Stato mettere a repentaglio la sua incolumità. Cosa che per altro non gli impedirà assolutamente di mantenere uno stile sobrio e di basso profilo perché a un pentastellato nulla sarebbe più esiziale, parafrasando un celebre aforisma di André Gide, che avere l’aria di ciò che non si è.