L’avvocato sulle nuvole

Redazione
10/12/2010

di Ulisse Spinnato Vega In periodo di vacche magre i fatturati crollano, gli utili spariscono e persino il recupero di...

L’avvocato sulle nuvole

di Ulisse Spinnato Vega

In periodo di vacche magre i fatturati crollano, gli utili spariscono e persino il recupero di un vecchio credito può diventare questione di vita o di morte per un’impresa. Se il debitore è sordo, prende tempo o fugge, il creditore deve trovare tempo ed energie per inseguirlo e stanarlo. Oppure deve delegare qualcun altro. Le società di tutela del credito si occupano proprio di questo e il loro volume d’affari è in grande espansione, mentre gli studi legali in grado di offrire un servizio altamente specializzato in materia sono meno di quanto si creda.
Se mettere le mani sul proprio danaro è un’autentica manna dal cielo, quella manna può provenire da un “avvocato nella nuvola”. È questo, infatti, il curioso nome dell’iniziativa promossa da Giovanna Vernarecci di Fossombrone, legale che opera su Genova con una struttura dotata di un network di corrispondenti in tutta Italia e persino in Spagna e Germania.
Lo studio Vernarecci offre a privati e imprese un nuovo modello di recupero crediti basato su «velocità e snellezza della pratica (solo 3 giorni per la prima analisi), preventivi certi e costi contenuti». 
Tuttavia, l’aspetto più interessante è la «possibilità di accesso per il cliente tramite Internet a tutte le fasi della pratica». Giovanna Vernarecci lo spiega meglio a Lettera43: «Già da due anni lavoro con il portale Studiovernarecci.it che consente agli utenti di accedere ai loro documenti tramite una password personale. L’idea del web nasce pure dall’esigenza di attrarre il privato che, a differenza dell’azienda, di solito è restio a rivolgersi all’avvocato per recuperare un credito. A metà dicembre il sito subirà un restyling completo, ma già adesso ogni pratica è aggiornata in tempo reale».

Il servizio promette quindi massima trasparenza a prescindere dai risultati, anche perché «la possibilità di riscossione dipende da noi solo entro certi limiti. Se il debitore non ha soldi, mica puoi ammazzarlo. Il contenuto più innovativo della nostra consulenza» spiega il legale «è invece legato alla predittività e all’analisi della rischiosità del business. 
Ci vuole l’esperienza che ti permette di capire quando è il caso di insistere e quando, al contrario, non conviene spendere nemmeno una lira per la pratica. E’ inutile inseguire un debitore o un’impresa decotta, mentre è utile avere a che fare con chi ha davvero interesse a rientrare dal debito per mantenere i rapporti commerciali e una certa reputazione».
Insomma, bisogna fiutare quando il gioco vale la candela o meno. Tuttavia, lo studio Vernarecci garantisce come risultato “minimo” il recupero del 40% del credito sotto forma di deducibilità fiscale. E promette piena collaborazione con il credit manager della società creditrice ma anche con il debitore. «Sulle grosse cifre, la vecchia lettera di diffida non basta a convincere la controparte» chiude Vernarecci «La cosa cambia quando è un avvocato esterno all’azienda a recarsi presso il debitore. 
Allora il messaggio che passa è «o ci accordiamo o si comincia a litigare e l’azione di recupero si fa più efficace».

Il recupero crediti: un business da 760 milioni di euro

Negli ultimi anni la tutela del credito ha assunto via via un’importanza e una complessità sempre maggiori. A fine 2008 le imprese di settore erano 1700 e il loro fatturato era pari a 760milioni di euro, a fronte di incassi vicini ai 9miliardi. La sola associazione di categoria Unirec raggruppa circa 170 società che impiegano quasi 25mila addetti impegnati su 28miliardi di crediti insoluti.
Il comparto chiede il riconoscimento giuridico per una figura professionale (l’addetto al recupero crediti) che necessità di competenze sempre più raffinate e che non a caso è stata di recente ribattezzata “esperto della tutela del credito”.
Inoltre, da tempo si vagheggia una riforma complessiva che mandi in soffitta la normativa di riferimento risalente addirittura al 1931. L’obiettivo chiave è quello di implementare la collaborazione tra creditori, debitori e intermediari, generando sinergie basate sulla conoscenza e la fiducia reciproca. Non per niente Unirec ha creato con Adiconsum l’organismo bilaterale Ebitec, che cerca di coniugare le esigenze del consumatore-debitore e quelle dell’azienda-creditore.
Sullo sfondo si colloca la recente direttiva europea che riduce i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione e tra imprese a un massimo di 60 giorni. Una norma rivoluzionaria che il nostro Paese deve ancora recepire e che modificherà a fondo l’esistenza di molte società. Attualmente, infatti, i fornitori si vedono saldare le fatture in media dopo 180-190 giorni, ma ci sono casi limite in cui si attende addirittura un anno e mezzo.
L’Ue ha fissato interessi di mora all’8%, però bisogna vedere se la normativa italiana renderà cogente l’applicazione della sanzione. Infine, è lecito prevedere che il nostro Paese traccheggerà prima di introiettare la direttiva di Strasburgo. Di mezzo ci sono i 70miliardi che lo Stato deve alle imprese, soldi che in questa delicata fase l’Erario non può certo permettersi di perdere.