Guido Mariani

20 cose da sapere su Lawrence Ferlinghetti

20 cose da sapere su Lawrence Ferlinghetti

24 Marzo 2019 11.00
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Lawrence Ferlinghetti non sarà al suo compleanno. Domenica 24 marzo compie un secolo di vita. Una vita all’insegna della letteratura e della poesia, dell’arte e dell’editoria, della cultura alternativa e dell’attivismo politico. Oggi però è, come un altro grande vecchio quale Andrea Camilleri, quasi cieco. Ma è protagonista, assente, della festa che organizzata al negozio di libri che ha fondato, il City Lights di San Francisco.

«Faranno una grande festa, ma non sarò lì», ha detto in un’intervista di qualche giorno fa alla National Public Radio, «non ha senso apparire in pubblico, perché non potrei parlare. Cioè potrei parlare, ma per colpa della mia vista non saprei cosa sta succedendo». Non ha perso la voglia di scherzare. Eppure avrebbe molto da festeggiare. Il suo secolo americano è passato da una famiglia di emigrati alla marina americana durante la guerra, dalla beat generation alla rivoluzione rock della summer of love, dalle proteste contro la guerra in Vietnam all’opposizione a Donald Trump. Raccontare i 100 anni di vita di un artista è impossibile. Ecco però venti spunti per ricostruire un viaggio straordinario.

IL PADRE DI FERLINGHETTI ERA BRESCIANO

Il padre, Carlo Ferlinghetti, era nato a Chiari in provincia di Brescia. Arrivato in America cambiò il nome in Charles Ferling. Lawrence scoprì solo da adulto le sue origini e il vero cognome del padre che adottò per la sua carriera artistica. Era infatti il più piccolo di cinque fratelli e non conobbe mai il genitore che morì sei mesi prima della sua nascita, la madre finì in manicomio. Passò l’infanzia tra parenti e famiglie affidatarie.

HA SCRITTO LA SUA PRIMA POESIA A 12 ANNI

Nato nel 1919 a Yonkers, nello stato di New York, Ferlinghetti è ricordato soprattutto come un poeta, la sua prima poesia la compose a 12 anni. La passione per la scrittura lo portò a studiare giornalismo alla University of North Carolina e a contribuire al giornale dell’università. Il suo primo libro è del 1955 Pictures of the Gone World, una raccolta di 27 poesie.

DURANTE SECONDA GUERRA MONDIALE FU IN NORMANDIA E NAGASAKI

Dopo Pearl Harbour Ferlinghetti fu arruolato nella marina americana e fece parte degli equipaggi dei sottomarini. Servì in Normandia dopo lo sbarco e nel Pacifico. Arrivò a Nagasaki dopo l’esplosione della bomba atomica. La descrisse come l’inferno sulla terra, «tre miglia quadrate di poltiglia, costellate di ossa e capelli». L’esperienza lo trasformò per il resto della sua vita in un pacifista. Disse: «Ero un poeta già prima di quell’esperienza. Ma non ero un attivista prima di quello».

FONDÒ LA LIBRERIA-CASA EDITRICE CITY LIGHTS NEL 1953

Arrivato in California negli Anni 50 in quella che riteneva fosse l’ultima vera frontiera, fondò nel 1953 a San Francisco la libreria City Lights bookshop. «Eravamo giovani e ingenui e senza soldi» ricorderà. Il negozio vendeva solo edizione economiche, i paperbacks, considerati letteratura minore e stava aperto fino alla sera tardi e nei week-end. City Lights divenne anche una piccola casa editrice.

I SUI LIBRI DI POESIA HANNO CAMBIATO LE REGOLE SULLA CENSURA

Con la City Lights iniziò a pubblicare libri dedicati alla poesia per la Pocket Poets Series. Tra questi l’Urlo di Allen Ginsberg che gli costò nel 1957 un arresto e una causa per oscenità. Il processo si concluse con un’assoluzione e con un precedente che ha esteso la tutela del Primo emendamento della Costituzione americana alle opere letterarie e artistiche.

LA CITY LIGHTS, PRIMO ESEMPIO DI PICCOLA EDITORIA

La City Lights fu uno dei primi esempi di quella che oggi è chiamata piccola editoria. Ha detto il critico letterario esperto di Beat generation Gerald Nicosia: «In quegli anni farsi pubblicare era difficile. Se eri un radicale, uno scrittore innovativo, eri rifiutato dagli editori. Creando questa casa editrice dal nulla, era come dire: “Non avete più bisogno dei grandi editori di New York”».

È STATO UNO DEI PADRI DELLA BEAT GENERATION

«La Beat Generation erano solo gli amici di Allen Ginsberg», disse una volta. Ferlinghetti è spesso indicato come il padre del movimento beat per il ruolo che la City Light esercitò sia come luogo di ritrovo che come casa editrice. Ma l’autore si è spesso dissociato dallo stile letterario dei maggiori esponenti di quella scena come Jack Kerouac, Neil Cassady e Gregory Corso che erano tutti suoi amici e che avevano pubblicato per la City Lights.

FERLINGHETTI NON VISSE MAI LA VITA RIBELLE DEI BEATNIK

Alcol poco, pochissima droga e vita in famiglia. Ferlinghetti non si identificò mai con la ribellione degli artisti beat. «Ero più vecchio di loro», spiegò, «io ero stato in guerra e loro no. Ero già sposato. Vivevo una vita tranquilla. Divenni quello che se ne stava a casa e teneva a aperto il negozio. Se sono stato identificato con i beat è perché li pubblicavo».

FU DERUBATO DA GREGORY CORSO

Uno dei protagonisti della beat generation, il poeta Gregory Corso, che aveva alle spalle già diverse condanne, distrusse la vetrina del City Light Bookstore alle due di una notte per rubare il registratore di cassa. Ferlinghetti non amava molto la polizia e non l’avrebbe mai chiamata, ma quando arrivò sul posto vide gli agenti già a raccogliere prove e testimonianze. Andò da Corso e gli disse di lasciare la città. Per rifarsi dai danni che gli aveva causato gli trattenne i soldi dai diritti d’autore.

HA SCRITTO UNO DEI LIBRI DI POESIA PIÙ VENDUTI DI SEMPRE

Nel 1958 Ferlinghetti pubblicò A Coney Island of the Mind una raccolta di poesie che diventerà un bestseller vendendo più di un milione di copie nel corso degli anni e diventando così uno dei libri di poesia più venduti del XX secolo. Tradotta in tutto il mondo, rimane la sua opera più celebre e una delle raccolte poetiche più significative del Novecento.

COMPARE NEL ROMANZO BIG SUR

Ferlinghetti possedeva una piccola casa nella zona costiera californiana del Big Sur. Qui ospitò diverse volte Jack Kerouac che, ispirandosi a quell’esperienza, scrisse il romanzo Big Sur, pubblicato nel 1962. Il poeta appare con il nome Lorenzo Monsanto, il cognome della madre. Giudicò così il ritratto fattogli dallo scrittore beat: «Mi ha dipinto come un uomo d’affari. Non si è sprecato molto».

FERLINGHETTI È UN'ARTISTA TOTALE

Noto soprattutto come poeta ed editore Ferlinghetti ha infaticabilmente esplorato tantissimi mondi artistici. Ha scritto drammi teatrali, romanzi, articoli e saggi. Ha dipinto. Ha partecipato a reading poetici accompagnati da musicisti anticipando le poetry slam di oggi. Il suo primo romanzo Her fu pubblicato nel 1960, il suo secondo L’amore nei giorni della rabbia quasi trent’anni dopo. I suoi dipinti sono stati esposti nelle gallerie di tutto il mondo.

È ANCHE COMMENDATORE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

La carriera di Ferlinghetti è stata riconosciuta da onorificenze e premi. Nel 1998 è stato nominato Poeta Laureato di San Francisco, nel 2003 è stato inserito nella American Academy of Arts and Letters. Nel 2012 ha rifiutato il Janus Pannonius International Poetry Prize in parte finanziato dal governo ungherese in polemica contro le politiche di Viktor Orban. In onore alle sue origini italiane dal 2009 è Commendatore all' Ordine del Merito della Repubblica Italiana. Non è ai stato in lizza per il Nobel, ma ne ha ispirato uno, Bob Dylan, che lo ha definito «un uomo coraggioso, un poeta coraggioso».

IN ITALIA HA COLLABORATO CON I TIMORIA E OMAR PEDRINI

Nell'album della rock band italiana Timoria El topo grand hotel del 2001 Ferlinghetti legge una sua poesia What is poetry in un brano a lui dedicato Ferlinghetti Blues. Una collaborazione nata da affinità artistiche, ma anche dalle comuni origini bresciane tra il poeta e la band italiana. «L'intenzione», ha ricordato in questi giorni il leader della band Omar Pedrini, celebrando il secolo dell'artista, «era riportare il reading poetico nel rock come negli anni in cui tanti eroi della psichedelia declamavano e suonavano e cantavano la vita e il cambiamento». La collaborazione con il gruppo bresciano non si concluse qui. Qualche tempo dopo Ferlinghetti partecipò a Brescia a una performance pittorica e volle sul palco Pedrini e Enrico Ghedi dei Timoria. Ferlinghetti compare anche nell’album solista di Pedrini del 2016. L'affinità del poeta con il mondo del rock risale agli Anni 60 quando frequentò i grandi nomi della scena americana dai The Band ai Jefferson Airplane.

FERLINGHETTI SI È DESCRITTO COME UN «VIAGGIATORE ASSURDO»

Una volta si definì «poeta e folle, peccatore e viaggiatore assurdo». Dopo aver girato il mondo come marinaio durante la guerra e aver studiato a Parigi subito dopo, ha viaggiato ininterrottamente sia come poeta e artista che come attivista politico. Nel 1967 ha attraversato la Russia sulla Transiberiana. È stato nella Cuba del primo castrismo, nella Spagna retrograda di Francisco Franco e negli Anni 80 nel Nicaragua dei sandinisti. Durante un viaggio in Messico nel 1982 scrisse: «La solitudine è ancora una maledizione. Le persone che volevano accompagnarmi in questo viaggio devono capire, ancora una volta: devo essere solo in viaggi come questo. Altrimenti non sarebbero viaggi come questo».

A CONEY ISLAND OF THE MIND È DIVENTATO UN DISCO

A Coney Island of the mind è diventato anche un album musicale pubblicato nel 1999 e registrato negli Zoetrope Studios di Francis Ford Coppola, dove Martin Sheen incise le voci fuoricampo per Apocalypse now. Le musiche sono del sassofonista dei Morphine, Dana Colley.

IL SUO ULTIMO ROMANZO LITTLE BOY È STATO RIFIUTATO DA SEI EDITORI

Little Boy è un romanzo autobiografico pubblicato proprio nel giorno del suo centesimo compleanno. Un libro che conserva il gusto della sperimentazione, unendo in un flusso di coscienza ricordi personali, poesia, critica letteraria e considerazioni filosofiche. Confermando una caratteristica di tanti manoscritti dell'era dei beatnik, il libro è stato rifiutato per ben sei volte prima di trovare un editore. L'agenzia letteraria che si è presa carico del libro è quella di Sterling Lord, un altro ragazzo di 99 anni che trovò l’editore per Sulla Strada di Kerouac.

ODIA LA SILICON VALLEY

È difficile arrivare al secolo di vita e non rimpiangere il passato. Della sua città adottiva San Francisco che, anche grazie a lui, si è trasformata in un punto di riferimento culturale internazionale, non ha mai amato la rivoluzione tecnologica. Recentemente ha definito i giovani rampanti della Silicon Valley: «Gente con sacchi pieni di soldi e senza buone maniere».

I VERSI DI FERLINGHETTI CONTRO EISENHOWER E TRUMP

Nel 1958 scrisse la poesia Tentativo di descrizione di una cena per promuovere la destituzione del presidente Eisenhower per attaccare l'allora inquilino della Casa Bianca e la corsa alle armi atomiche di cui aveva visto gli effetti. Quasi sessant’anni dopo ha attaccato Trump con la breve poesia Il Cavallo di Troia di Trump: «Omero non visse abbastanza a lungo/ per raccontare la Casa Bianca di Trump/ che è il suo cavallo di Troia/ da cui tutti gli uomini del presidente/ sono saltati fuori per distruggere la democrazia/ e installare le multinazionali/ come dominatrici assolute del mondo/ persino più potenti degli stati/ E sta succedendo mentre dormiamo/ Inchinati, o uomo comune,/ Inchinati!».

LA SUA DEFINIZIONE DI POESIA

Da poeta ha definito così in la poesia: «La distanza più breve tra due esseri umani». «La poesia», disse, «può cambiare il mondo, così come ogni altra forma d’arte. Cambiando le coscienze».

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