L’azzardo di Deutsche Bank

Barbara Ciolli
18/12/2010

L'istituto apre un casinò a Las Vegas.

L’azzardo di Deutsche Bank

 

«Il mio regalo di Natale preferito». Pare che ai piani alti del quartier generale di Francoforte, il capo supremo della Deutsche Bank, Josef Ackerman, ami proprio definirlo così.
Due torri di 53 piani stagliate lungo l’orizzonte tra il cielo quasi sempre terso e il deserto roccioso del Nevada, 3 mila stanze tra camere e saloni, circondate da appartamenti e negozi, in cui dal 15 dicembre 5 mila dipendenti e quasi altrettante slot mashine sono in azione nelle lunghe notti di Las Vegas.
Cosmopolitan, il mega casinò-resort di lusso appena inaugurato dal colosso bancario europeo nel regno del gambling, è uno dei più grandi e costosi progetti immobiliari nella storia di Sin City. Costato la bellezza di 4 miliardi di dollari, non è tutta farina del sacco di Deutsche Bank che, nonostante il lancio promozionale in grande stile del nuovo e sfavillante business, ha rilevato un cantiere già avviato da un suo grosso debitore del passato. Si tratta del costruttore americano Ian Bruce Eichner che nel 2005 pose la prima pietra del complesso residenziale, grazie a un finanziamento iniziale di 60 milioni di dollari ottenuto dall’istituto di credito in questione.

Un resort di lusso da 4 miliardi di dollari

Erano i tempi d’oro prima della crisi, quando ancora le puntate sul tavolo verde delle roulette schizzavano alle stelle e i turisti del gioco d’azzardo in fila alle casse dei casinò di certo non scarseggiavano.
Anno dopo anno, la creatura di Eichner si allargava, di pari passo con i crediti elargiti dalla Deutsche Bank. Fino a che, nel 2008, l’economia Usa si arrestò lasciando architetto immobiliarista con il cerino in mano. Risultato? 1 miliardo di dollari di debiti che lo stesso anno la banca tedesca decise di recuperare, acquistando gli immobili all’asta giudiziaria e investendone altri tre per portare a termine il cantiere.
Oggi Deutsche Bank, che nel comunicato ufficiale diffuso alla vigilia del taglio del nastro si è qualificata come “investitore finanziario del progetto”, ma che in realtà è proprietaria unica del resort, per lanciare il suo casinò ha scelto una campagna d’immagine all’insegna del glamour: un sito accattivante e di alto profilo, il più lontano possibile dai toni kitsch tipici della Las Vegas della prima ora.

È finito il tempo di Sin City

Sin City. La città in cui era la mafia a farla da padrona nel paradiso del gioco spregiudicato, oasi del riciclaggio alla porte della soleggiata e spensierata California e “caravanserraglio” lungo la rotta dei traffici illeciti verso la frontiera con il Messico. Adesso quei tempi, è il chiaro messaggio subliminale dello spot confezionato per Cosmopolitan, questo il nome dell’hotel, sono passati.
Suite de luxe e hall con candelabri e mobili da far impallidire i fasti di inizio ‘900 del Titanic, misti agli arredi di designer di ultima generazione, sono il luogo ideale, allude la pubblicità, per assistere a balli sensuali tra audaci signore attempate e provocanti gigolò. Oppure per vedere sfilare nei corridoi bellezze ingioiellate degne di sostituire Julia Roberts in Pretty Woman.
Insomma, Deutsche Bank ha scelto di puntare sul fashion, nell’ottica di attrarre clienti di ogni fascia d’età, purché danarosi o con una voglia matta di evasione e costosi comfort. Anche solo una volta nella vita, per un viaggio di nozze da trascorrere nel cuore di Sin City tra le piscine, i centri wellness e le sale da gioco del Cosmopolitan, accanto a due mostri sacri della Mecca del gioco, il maestoso Bellagio e il Planet Hollywood.

Anche gli svizzeri scommettono

A Las Vegas il giocattolo di Herr Ackerman, deciso a vincere o a perdere come in borsa ma stavolta in un ambiente tutt’altro che grigio e monotono, è l’unico casinò aperto da un gruppo bancario. Deutsche Bank non è però la sola banca al mondo ad avere tentato il colpo del gambling, in anni di crisi finanziaria.
Nel 2009 gli svizzeri di Credit Suisse avevano già rilevato le slot mashine del Resorts International di Atlantic City, nel New Jersey, dopo che la società proprietaria, intestataria di un mutuo, si era rivelata insolvente per 630 milioni di dollari. Un investimento altrettanto redditizio, visto che Atlantic City è la seconda meta del gioco d’azzardo targato Usa.