Le comari della maggioranza

Sabino Labia
18/10/2010

La tragicommedia iniziata nel '94 sta per concludersi.

Le comari della maggioranza

 

Quello che si sta verificando all’interno della coalizione di maggioranza, anche se il termine coalizione rappresenta una parola molto grossa in questo momento, è senza ombra di dubbio l’ultimo atto, l’epilogo, di un’avventura cominciata nel lontano 1994 e che vedrà calare il sipario alle prossime elezioni, siano queste anticipate il prossimo anno o in alternativa alla scadenza naturale del 2013.
Sono passati sedici anni da quando Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi decisero di andare insieme alle elezioni del dopo tangentopoli nonostante fossero più le cose che li dividevano che non quelle che li univano e, dopotutto, le dichiarazioni dell’epoca non lasciavano adito a dubbi su quale fosse l’opinione che ognuno di loro avesse dell’alleato: «Berlusconi è un venditore di fustini di detersivo» (Bossi); «Bossi, un rivoluzionario urlatore inadatto a questa fase di ricostruzione» (Fini); «Bossi? È un po’ rozzo» (Berlusconi); «Fini? È una forza collaterale alle forze mafiose» ancora Bossi; e via dicendo.
Tutto questo elenco di aforismi letterari si potrebbe condensare in un’unica frase, c’eravamo tanto odiati. Ma si sa la «politica è l’arte del possibile» e nonostante a volte si possa esagerare in taluni apprezzamenti, conviene a tutti turarsi il naso e rimanere uniti pur di governare anche perché come sosteneva il leader del Carroccio nel 1994 proprio per giustificare l’alleanza con il Cavaliere «quando il nemico è impossibile da battere, meglio allearsi con lui e batterlo subito dopo»; fatto sta che son passati sedici anni e il nemico, qualunque esso sia, è ancora lì ben saldo.
 

In tre per un patto di non belligeranza

Ora il leghista Roberto Calderoli, ministro della semplificazione normativa, ha invitato i tre leader a un ultimo scatto d’orgoglio e cioè, incontrarsi per siglare un patto di non belligeranza, anche se eufemisticamente è stato definito “un patto del trampolino per rilanciare legislatura ed esecutivo”, perché l’unica alternativa sarebbe il voto anticipato e questa volta l’elezioni rappresenterebbero per qualcuno di loro veramente le idi di marzo. Infatti, il voto anticipato è un salto nel buio per tutte e tre le forze politiche e sicuramente ognuna di loro è consapevole dell’esito incerto, altrimenti la legislatura sarebbe già terminata.
Berlusconi difficilmente si dimetterà ripetendo l’errore del 1994 quando consegnò il governo all’opposizione per poi rimanere in purgatorio fino al 2001. In aggiunta adesso la posta in gioco è altissima in quanto nel 2013 si voterà per l’elezione del presidente della Repubblica che rappresenta l’ultimo gradino della sua ascesa politica.
Umberto Bossi, nonostante si ostini a minacciare un giorno sì e l’altro pure le elezioni anticipate, sa benissimo che il suo partito ha bisogno di un alleato con il quale far valere la sua forza, da solo sarebbe l’ennesima goccia nell’oceano della politica italiana. Da ultimo, Gianfranco Fini è colui che a oggi forse sta nella situazione migliore di tutti dal momento che nell’eventualità in cui si dovesse continuare con questo esecutivo, avrà tutto il tempo di tessere la sua tela per la costruzione del suo nuovo partito e tenersi, così, pronto per il 2013; in alternativa, se invece il Cavaliere dovesse veramente decidere di rassegnare le dimissioni, ebbene non esiterebbe un istante ad appoggiare un governo tecnico che riformi la legge elettorale ottenendo così un doppio risultato, mandare a casa il Cavaliere ora e impedirgli l’ascesa al Quirinale dopo. Insomma la tragicommedia cominciata nel 1994 sta per concludersi e il suo ultimo atto sta per andare in scena.