Le condizioni di Albertini

Marianna Venturini
15/10/2010

L’ex sindaco è pronto a tornare. Con un'alleanza inedita.

Le condizioni di Albertini

«Indro Montanelli diceva “Vota Albertini perché è antipatico”». Col tempo il giudizio del giornalista è diventato un’investitura di merito per Gabriele Albertini, due volte sindaco di Milano, ora europarlamentare del Pdl e presidente della commissione Affari esteri del parlamento europeo.
Parlando con Lettera43, l’ex inquilino di palazzo Marino ha detto: «Alle ultime europee sono arrivato terzo a Milano, dopo Silvio Berlusconi e a soli 4 mila voti da Ignazio La Russa, coordinatore nazionale del Pdl e ministro della Difesa. Ho battuto anche Mario Mauro, forte rappresentante di Comunione e liberazione».

Manca solo il sì di Rutelli

Insomma, le condizioni per mettersi di nuovo in gioco nella sua città natale, alla vigilia delle elezioni amministrative che dovrebbero tenersi nella primavera del 2011, potrebbero esserci. «Mi capita di incontrare cittadini che mi salutano con piacere. Non mi aspettavo che Milano avesse ancora un buon ricordo. Qualche tempo fa un rappresentante del Pd mi ha detto che secondo alcuni studi demoscopici una mia lista civica a Milano prenderebbe tra il 10 e il 15%».
Troppo poco, però, per farcela senza un’investitura “romana”. «Per ora ho ricevuto solo proposte parziali», ha ammesso Albertini. Che però, si sa, ci va con i piedi di piombo: disse quattro volte di no a Silvio Berlusconi nel 1996 prima di accettare la sua prima candidatura e la storia potrebbe ripetersi. «Al momento ho detto solo due no», ha chiarito Albertini, che poi ha aggiunto: «Mi piace pensare all’ipotesi di un triumvirato composto da Rutelli, Casini e Fini». E ancora, valutando le sue prospettive: «C’è l’ipotesi di un centro allargato, ma al momento manca l’appoggio della sinistra moderata».
Di sicuro, però, non sarà lui il rappresentante del Pdl, perché il nome implicito è un altro: «La ricandidatura della Moratti è inevitabile, non sarebbe possibile farle uno sgarbo del genere, escludendola dalla corsa. Il suo potere politico ed economico fa sì che sia la candidata naturale, anche se sconta una popolarità più bassa della lista. Ha davanti diversi mesi per recuperare e il suo impegno mediatico le farà guadagnare punti: oltre alla televisione che segue i suoi momenti ufficiali, è facile sentirla intervenire anche in radio. Insomma può sperare nella ripresa».

Una questione morale nel Pdl

Intanto, dalla sua posizione previlegiata, l’ex sindaco è diventato una delle voci più critiche nei confronti del Pdl. Le regole per risanare il partito Albertini le ha chiare e sono tre: «Per prima cosa il Pdl dovrebbe avere un codice etico, selezionare i suoi rappresentanti in base alle abilità, alla correttezza, all’onestà e alla lealtà verso le leggi».

Poi, ci vorrebbe più attenzione all’organizzazione interna perché «c’è bisogno di democrazia: un partito votato da milioni di elettori e con migliaia di iscritti non può restare arroccato su posizioni decise dal vertice. Bisognerebbe organizzare i congressi, momenti condivisi in cui discutere. La dialettica è importante per un partito, invece si parla sempre di popolo e di libertà, ma non si mettono in pratica». Infine, la terza condizione essenziale è che «il ceto dirigente sia eletto e non nominato».
Consigli di buon senso, che sono in linea con quello che ha detto il 13 ottobre Beppe Pisanu, quando ha parlato di «gente indegna» eletta alle ultime elezioni amministrative. «Ho apprezzato molto quello che ha detto Pisanu», ha commentato Albertini. «Gli eletti sono scelti dal popolo e devono diventare rappresentanti migliori degli elettori». L’ex sindaco di Milano non ha rinuncio a un’idea di politica alta, e per spiegarsi meglio cita la Roma repubblicana, «dove i candidati indossavano la tunica bianca, simbolo della loro purezza morale. Ecco, io non pretendo che la tunica sia immacolata, può esserci qualche macchia, ma che almeno non sia a brandelli».
Una regola di rettitudine morale che ha applicato anche nella sua amministrazione cittadina: «Quando ero sindaco ho esercitato il mio diritto di veto. Può essere visto come una logica troppo draconiana, ma nelle mie giunte non sono mai stati nominati assessori che erano stati condannati per reati contro la pubblica amministrazione e nemmeno con carichi pendenti».
Il rapporto con l’area di centrodestra, per quanto lo veda in posizione critica non è affatto rinnegata. «Non ho pretese né richieste da fare a Berlusconi, la mia simpatia nei suoi confronti resta intatta. Nel discorso del 9 ottobre il Cavaliere ha riconosciuto che c’è un problema all’interno del partito. Non posso dire di averlo ispirato, ma una coincidenza c’è».
Non è l’unico ad aver esposto il suo punto di vista: «Anche Roberto Formigoni in qualche modo ha detto le stesse cose, in forma più sommessa».

Pdl ostaggio dei preroriani

Che cosa abbia provocato una lacerazione all’interno del Pdl per l’ex sindaco è facile da capire: «Il sequestro che i pretoriani hanno operato sul partito ha provocato dei danni enormi. L’aver censurato il presidente della Camera, perché questo è successo con l’allontanamento dei finiani, è stato un errore. Il gruppo dirigente del Pdl, invece, ha operato una rottura. Ci vuole coerenza e realtà nell’ottica del paese».
Sui temi proposti da Futuro e Libertà, specie quelli etici, Albertini ha ritrovato una sensibilità maggiore e meno rigidità: «La mia è stata un’educazione confessionale, coltivata in anni di studi dai gesuiti, ma mantengo un pensiero laico. Non voglio che il fondamentalismo prenda il sopravvento su alcuni temi, preferisco un atteggiamento moderato».
Per ora prosegue la sua attività all’europarlamento, che ha definito «una castità mediatica», perché «è come stare nella cucina del ristorante, un ruolo fondamentale, anche se non si hanno rapporti con la sala da pranzo».
Quando deciderà di sedersi a tavola, di sicuro troverà commensali pronti ad accoglierlo.