Le cose da sapere della serie tv Chernobyl

Le cinque puntate trasmesse da Sky ricostruiscono in modo puntuale il disastro nucleare del 1986. Puntando il dito contro gli insabbiamenti e la pochezza umana di chi si trovò a coordinare la gestione dell'emergenza.

10 Giugno 2019 15.51
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di Andrea Ciociola

Sull’Internet Movie Database ha superato Breaking Bad e potrebbe conquistare il titolo di serie migliore dell’anno. Chernobyl, cinque puntate prodotte da Hbo in collaborazione con Sky in onda a partire da lunedì 10 giugno su Sky Atlantic e Now TV, incolla allo schermo grazie al mix di ricostruzione storica accurata e tensione narrativa.

L’ESPLOSIONE E I TENTATIVI DI INSABBIAMENTO

Alle 1:23:45 del 26 aprile 1986 il reattore 4 della centrale nucleare Vladimir Ilic Lenin di Cernobyl esplode durante un test di sicurezza. Le autorità sovietiche in un primo momento smentiscono l’accaduto cercando di insabbiare la verità, in patria ma soprattutto all’estero. I rilevamenti di una centrale nucleare svedese però fanno scattare l’allarme dopo meno di 48 ore dall’esplosione costringendo i russi ad ammettere l’incidente.

IL PREZZO DELLE MENZOGNE

«Qual è il prezzo delle menzogne? Non quello di scambiarle per la verità. Il vero pericolo è che se ascoltiamo abbastanza bugie, non riconosceremo affatto la verità». Così la voce del fisico nucleare Valery Legasov inizia a calare lo spettatore all’interno di Chernobyl, ponendo sin dal primo momento uno degli interrogativi più importanti in tutta la vicenda. In una società come quella sovietica in cui tutti mentono consapevolmente per sopravvivere e fare carriera, nessuno può accettare la verità. Ma le menzogne non spariscono, i loro effetti tossici non fanno che accumularsi fino a che non avvelenano l’intera società. E quella sovietica nel 1986 stava scivolando in un declino che solo cinque anni più tardi avrebbe portato alla dissoluzione dell’Urss.

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IL LAVORO CERTOSINO DI CRAIG MAZIN

L’ideatore della serie, lo sceneggiatore Usa Craig Mazin, ha lavorato due anni e mezzo per costruire un racconto veritiero e puntuale ispirandosi anche al libro Preghiera per Cernobyl della giornalista Svetlana Aleksievič che nel 2015 ha vinto il Nobel per la letteratura. Mazin, ossessionato dai dettagli, ha inoltre spiegato in un podcast ogni “deviazione” della fiction rispetto ai fatti. La regia di tutti gli episodi è dello svedese Johan Renck, già dietro la macchina da presa in Breaking Bad, The Walking Dead e Halt and Catch Fire.

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I PERSONAGGI TRA REALTÀ E FINZIONE

Il cast è di tutto rispetto. Valery Legasov è interpretato dal britannico Jared Harris (The Terror, The Crown e Mad Men). Boris Shcherbina, vice primo ministro dell’Urss che diresse la commissione governativa sul disastro, è interpretato da Stellan Skarsgård (Nymphomaniac, Mamma Mia). La scienziata bielorussa Ulana Khomyuk, uno dei pochi personaggi d’invenzione nella storia è interpretata da Emily Watson (Apple Tree Yard). Jessie Buckley (Taboo) infine è Lyudmilla, moglie del giovane vigile del fuoco Vasily, intervenuto con le squadre di soccorso per spegnere l’incendio la notte dell’incidente e morto due settimane dopo per l’esposizione a livelli letali di radiazioni.

LA DENUNCIA CONTRO I VERTICI

Chernobyl non cede minimamente alla spettacolarizzazione del disastro. La resa fedele degli eventi rende bene l’incapacità e il tentativo di insabbiamento dei vertici che si trovarono di fronte all’emergenza, dall’ingegnere capo della centrale Anatolij Dyatlov fino alle massime autorità sovietiche. Il terrore nello spettatore è quindi alimentato dall’attrito tra la gravità dei fatti e la pochezza umana che caratterizzò l’agire di molti. A partire dalla decisione di mandare sul luogo dell’esplosione pompieri senza protezione condannandoli a morte, destino condiviso dai “liquidatori” che cercarono di contenere la portata del disastro.

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