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Le cose da sapere sul Consiglio europeo sulle nomine Ue

Le cose da sapere sul Consiglio europeo sulle nomine Ue

I capi di Stato e di governo danno il via libera alla proposta per le poltrone che contano a Bruxelles. E candidano la tedesca von der Leyen alla Commissione Ue e la direttrice Fmi Lagarde alla Bce. Malumore tra i socialisti.

02 Luglio 2019 15.44

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Il Consiglio europeo più lungo di sempre, anche di quello che doveva decidere della permanenza della Grecia nell’euro all’apice della crisi politica del 2015, ha trovato un accordo sui candidati da proporre per riempire tutte le caselle delle poltrone che contano davvero a Bruxelles, mettendo sul tetto d’Europa alla presidenza della Commissione la ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen e al timone della Bce Christine Lagarde.

La ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen (CDU). EPA/FILIP SINGER

Serviva considerare l’equilibrio politico e quello geografico, e la combinazione migliore per quattro istituzioni: la presidenza della Commissione, del Consiglio, del parlamento e del board della Banca centrale europea. Il risultato è un rebus che ha fatto girare a vuoto i leader di un‘Unione europea sempre più frammentata per due giorni. Ma che alla fine attorno alle 19 del 2 luglio, dopo cinque ore di incontri bilaterali e due ore di sessione plenaria, in continuo contatto con il parlamento di Strasburgo, ha trovato una proposta da sottoporre agli eurodeputati.

«ALL’ITALIA E ALL’EUROPA DELL’EST LE VICEPRESIDENZE»

«Penso di incoraggiare Ursula von der Leyen a proporre un equilibrio geografico appropriato per la squadra dei suoi vicepresidenti, e se qualcuno mi chiede cosa significa, credo che l’Europa dell’est, centrale e l’Italia dovrebbero essere a bordo in questo processo», ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo.

CONTE: «ALL’ITALIA ANCHE POSTO NEL BOARD BCE»

«L’Italia ha potuto rivendicare la garanzia di un commissario di alto rilievo economico e di una vicepresidenza» della commissione, «questa garanzia io ieri non l’avevo», ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Bruxelles. Con le cariche che ha ottenuto «l’Italia potrà orientare la nuova politica economica e sociale dell’Unione europea. Era quello che avevo richiesto: guardiamo ai profili e alle figure. Non avevo davanti un foglio bianco e il mio dream team ma la composizione di vertice dell’Ue è molto equilibrata», ha commentato il premier. Con Christine Lagarde alla presidenza, l’Italia ottiene «un posto nel board» della Bce, ha aggiunto Conte.

VON DER LEYEN E LAGARDE AL VERTICE DELL’EUROPA

Attorno alle 19 Donald Tusk e per la verità molti altri leader Ue hanno cinguettato il raggiungimento dell’intesa. Sul tavolo Tusk ha messo la seguente proposta: Ursula Von der Leyen (Ppe) all’Esecutivo e la francese Christine Lagarde alla Bce. Charles Michel (Liberale) al Consiglio, lo spagnolo Josep Borrell (S&D) al ruolo di Alto rappresentante, ed il bulgaro Stanichev (S&D) per i primi due anni e mezzo di mandato alla presidenza del Parlamento europeo, mentre a Manfred Weber sarebbe riservata la seconda. Nei ruoli di vicepresidente della Commissione europea: l’olandese Frans Timmermans, la danese Margrethe Vestager, e lo slovacco Maros Sefcovic. C’è voluto più tempo di quanto previsto, ma siamo ancora in tempo. Abbiamo concordato il pacchetto prima della prima sessione del Parlamento europeo. La volta scorsa erano stati necessari tre mesi e c’erano alcuni governi contrari, questa volta ci sono voluti tre giorni e non c’è alcun Paese contro. Solo la Germania si è astenuta su von der Leyen presidente della Commissione” per questioni di politica nazionale. Così il presidente della Commissione europea Donald Tusk al termine del vertice sulle nomine Ue.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk arriva a Bruxelles il 2 luglio (Photo credit GEOFFROY VAN DER HASSELT/AFP/Getty Images)

«C’è voluto più tempo di quanto previsto, ma siamo ancora in tempo. Abbiamo concordato il pacchetto prima della prima sessione del Parlamento europeo. La volta scorsa erano stati necessari tre mesi e c’erano alcuni governi contrari, questa volta ci sono voluti tre giorni e non c’è alcun Paese contro. Solo la Germania si è astenuta su von der Leyen presidente della Commissione» per questioni di politica nazionale, ha dichiarato il presidente della Commissione europea Donald Tusk al termine del vertice sulle nomine Ue. Poco prima delle 18, Tusk aveva twittato: «Siamo sempre più vicini» ad un accordo sulle nomine dei vertici delle istituzioni Ue. Ma alcuni dei leader, Angela Merkel in testa, hanno chiesto prima di trovare la convergenza delparlamento europeo sui nomi per non rischiare di vederli bruciati il 3 luglio dal voto degli eurodeputati.

Le bandiere europee di fronte all’edificio ‘Louise Weiss Building’, sede della plenaria del parlamento europeo a Strasburgo. EPA/PATRICK SEEGER

I SOCIALISTI CONTRO LA VON DER LEYEN

«Un no molto chiaro, la maggioranza non è pronta a sostenere l’attuale accordo sui top job. Sento messaggi molto forti rivolti al Consiglio che l’attuale pacchetto non è accettabile per molti capi delegazione». Così su Twitter Tanja Fajon, eurodeputata socialista ex vicepresidente del gruppo S&D a Strasburgo, commenta l’indiscrezione su von der Leyen alla Commissione Ue. Il cinguettio di Fajon è stato ritwittato anche dalla socialista francese Sylvie Guillaume. Il nome scelto dai leader dovrà essere votato dalParlamento Ue. Anche l’ex presidente dell’assemblea di Strasburgo Martin Shulz ha cinguettato contro la proposta definendo la Von der Leyen la ministra tedesca «più debole». Non è chiaro dunque perché il consiglio europeo abbia comunque deciso di proporre il pacchetto.

Il premier italiano Giuseppe Conte all’arrivo al Consiglio europeo a Bruxelles il 2 luglio mentre parla con i giornalisti. ANSA/FILIPPO ATTILI/US PALAZZO CHIGI

L’IPOTESI GEORGIEVA ALLA COMMISSIONE SOSTENUTA DA ITALIA E VISEGRAD

L’Italia in questo mosaico si era subito schierata con i Paesi dell’Est europeo e in contrapposizione con il compromesso cercato e proposto con diverse formule dai grandi Paesi fondatori, a partire da Germania, Francia e Spagna che rappresentano anche le famiglie politiche dei popolari, dei liberali e dei socialisti. In particolare, come ha confermato il premier bulgaro Boyko Borissov, i Paesi di Visegrad, cioè Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovaccha, e l’Italia il 1° luglio hanno sostenuto la candidatura della bulgara Kristalina Georgieva, ex commissario alla cooperazione e al bilancio e attuale numero uno della Banca mondiale, per la presidenza della Commissione europea. «Georgieva ha il mio sostegno, perché sarebbe prestigioso che prendesse questo posto. Ma so che stamani alcuni colleghi hanno avuto alcune preoccupazioni», ha detto Borissov. Ma già il giorno successivo i nomi che circolano sono cambiati.

La direttrice del fondo monetario internazionale Christine Lagarde e Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea. ANSA/IAN LANGSDON

«ABBIAMO ROVESCIATO ANCHE TIMMERMANS»

Il portavoce del premier ungherese Viktor Orban si è vantato su twitter che i quattro Paesi di Visegrad «hanno rovesciato anche Timmermans», dopo aver «sconfitto» Manfred Weber. E ha aggiunto che hanno messo sul tavolo il pacchetto che sta prendendo quota. I Paesi di Visegrad ha aggiunto «sostengono la ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen come prossima presidente della Commissione europea»

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Bruxelles, 30 giugno 2019. ANSA/FILIPPO ATTILI/US PALAZZO CHIGI

«A PRESCINDERE DAI NOMI, SERVE CAMBIARE LE REGOLE»

«A prescindere dai nomi, l’importante è che in Europa cambino le regole, a partire da immigrazione, taglio delle tasse e crescita economica. E su questa battaglia l’Italia sarà finalmente protagonista», ha affermato il leader della Lega Matteo Salvini commentando la nomina di Ursula Von Der Leyen alla Commissione europea. «Ora sarà fondamentale vedere quale ruolo sarà assegnato all’Italia che vanta un grandissimo credito», ha invece detto il vicepremier Luigi Di Maio arrivando a Villa Taverna. È fondamentale che all’Italia in Commissione venga assegnato «un portafoglio economico».

ZINGARETTI: «ERRORE CLAMOROSO DEI SOVRANISTI»

«Salvini ha detto no a Timmermans che voleva un’Europa del lavoro, della crescita e dello sviluppo sostenibile. Ora hanno scelto Von der Leyen, simbolo del rigore e della continuità. Un errore clamoroso. I sovranisti si dimostrano forti in Italia e deboli in Europa. Complimenti, un altro capolavoro di faziosità che produce danni per l’Italia», ha scritto in una nota il Segretario del Pd Nicola Zingaretti.

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