Le donne del cartello

Redazione
06/12/2010

di Paolo Brunello Veronica Treviño guarda dritto nella telecamera mentre risponde alle domande. Parla a voce alta, senza esitazione, e...

Le donne del cartello

di Paolo Brunello

Veronica Treviño guarda dritto nella telecamera mentre risponde alle domande. Parla a voce alta, senza esitazione, e con poca espressività. «Per chi lavori?». «Per Los Zetas». «Che cosa sta facendo il tuo gruppo nella città di Tampico?». «Vuole agitare le acque nel territorio controllato dal cartello del Golfo» (una banda rivale di trafficanti). «E ciò quali azioni comporta?». «Uccidere taxisti, poliziotti, persone innocenti e bambini».
Il video della confessione di Veronica Treviño, probabilmente sotto pressione da parte degli uomini del cartello del Golfo, è comparso su Internet alla fine di novembre. Pochi giorni dopo, sono state pubblicate alcune immagini della sua testa decapitata in una ghiacciaia (leggi l’articolo sull’uccisione del capo del cartello del Golfo).

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Trascinate nei cartelli da fidanzati e mariti

Come viene spiegato in un articolo comparso sul Guardian, in Messico il crimine organizzato è sempre stato un mondo quasi esclusivamente maschile, ma negli ultimi tempi si sono moltiplicati i casi che dimostrano che il numero di donne coinvolte nei cartelli e nella violenza che li circonda è in rapido aumento.
Uno studio condotto dal National Institute of Women ha rivelato che il numero di donne finite in prigione per crimini federali, la maggior parte dei quali legati alla droga, è quadruplicato in tre anni. La ricerca ha spiegato che in genere le donne vengono trascinate nelle bande criminali dai propri mariti, fidanzati o parenti maschi. L’istituto ha recentemente lanciato una campagna pubblicitaria contro i cartelli della droga, dal titolo Love Can Cost You Dear (L’amore può costarti caro).

Nel 2010, 300 donne ammazzate

Le donne coinvolte nel traffico di droga vengono utilizzate soprattutto per trasportare quantità relativamente ridotte di stupefacenti. Come nel caso di Karla Robles, che ha iniziato a lavorare per i cartelli all’età di 16 anni, quando ha avuto un bambino.
È stata proprio la sua condizione a spingere i trafficanti a servirsi di lei. Una ragazza con un bambino, infatti, non destava alcun sospetto agli aeroporti. «Erano soldi facili ed ero felice di poterli spendere in scarpe, vestiti, borsette, locali. Andava tutto bene».
Karla venne arrestata nel dicembre del 2007 e fu condannata a dieci anni di carcere. Ora ha 24 anni e condivide l’ala del carcere con altre trafficanti reclutate dai cartelli della droga.
Il forte incremento del numero di donne che lavorano per i cartelli messicani si inserisce nel contesto delle guerre di droga scatenate sia tra le varie organizzazioni criminali, sia tra queste ultime e le autorità. La maggior parte delle circa 30 mila vittime rimaste uccise nel corso degli ultimi quattro anni sono uomini, ma il numero di donne ammazzate è in crescita: nella città di Juárez, secondo le stime del quotidiano locale Diario de Juárez, sono state 87 nel 2008 e quasi 300 solo quest’anno.

Il tirocinio con i killer

Se da un lato tale incremento è dovuto al modo sempre più indiscriminato con cui vengono eseguiti gli omicidi, dall’altro le autorità hanno spiegato che il maggior coinvolgimento delle donne nelle organizzazioni trafficanti le ha rese sempre più bersagli diretti.
Lo scorso agosto, la polizia aveva pubblicato il video di un criminale di Ciudad Juárez che si era costituito, in cui spiegava in che modo venivano reclutate le giovani donne. In pratica sono portate in giro con assassini esperti affinché imparino “direttamente” come si lavora. Poi le donne «lavoravano come qualsiasi altro assassino, usando fucili d’assalto e pistole».
In altri casi le donne svolgono un ruolo di supporto per le organizzazioni criminali. Due adolescenti sono state arrestate con l’accusa di aver fatto sparire i corpi di alcune vittime. Il fratello delle due, di soli 14 anni, è risultato essere uno dei killer e ha confessato di aver decapitato almeno quattro vittime.
È ancora molto raro sentir parlare di donne al comando dei cartelli. Una delle poche è probabilmente Sandra Ávila Beltrán, arrestata nel 2007 e accusata di aver trafficato dieci tonnellate di cocaina per il cartello di Sinaloa.