Le Fondazioni abbozzano

Antonietta Demurtas
01/10/2010

Unicredit, i retroscena della scelta di Ghizzoni.

Le Fondazioni abbozzano

Con l’uscita di Alessandro Profumo e la nomina al suo posto di Federico Ghizzoni, l’uomo che governava le province a est di Unicredit, gli equilibri manageriali all’interno della banca, già precari negli ultimi mesi della gestione Profumo, sono destinati a cambiare radicalmente. Così come quelli che presiedono alla governance societaria dell’istituto.
«Considero una mia responsabilità continuare il percorso che abbiamo tracciato insieme negli ultimi anni. Nel fare questo, potrò contare sull’esperienza e le competenze di Sergio Ermotti, Paolo Fiorentino, Roberto Nicastro e dei membri dell’executive management committee» ha scritto Ghizzoni in una lettera che, fresco di nomina, ha inviato ai dipendenti.
Come dire: squadra vincente non si cambia. Ma in realtà, non è pensabile che l’uscita di una manager-padrone come Profumo, che ha gestito negli ultimi 13 anni la banca con il pugno di ferro, possa lasciare la scena interna inalterata.
Ghizzoni ha sì auspicato che la prima linea dei vertici, ovvero gli altri tre manager che con lui componevano il quartetto dei vice direttori generali, possa restare inalterata, ma difficlmente sarà così.

Top manager pronti a fare le valige

Sergio Ermotti, indicato come l’uomo più vicino a Profumo, sta già preparando le valige. Mentre Paolo Fiorentino e Roberto Nicastro, quest’ultimo in ballottaggio fino all’ultimo per prendere il posto di Profumo, aspettano di capire dal nuovo amministratore delegato come verrà ridefinito il loro ruolo.
Unica cosa certa, Ghizzoni non ha alcuna intenzione di ridiscutere quel progetto di banca unica, il cosidetto “Bancone”, voluto da Profumo, e che tanti malumori aveva destato all’interno e tra la compagine degli azionisti.
Scrive infatti nella lettera il nuovo amministratore delegato: «il lavoro che ci attende, inclusa la realizzazione di One4C (il progetto di Banca Unica), riflette la nostra volontà di mettere sempre al centro il cliente, uno degli elementi fondanti della nostra mission e del nostro ruolo in Europa».
Europa, appunto. Non solo Italia. La squadra che metterà in campo “l’uomo dell’Est” sarà, infatti, attenta a mantenere il core business che ha reso Unicredit una banca internazionale, con un occhio di riguardo per l’Est Europa che pesa per il 50% sull’utile della banca e una non minore attenzione alla Germania, la provincia da cui proviene il presidente Dieter Rampl, ma che non ha mai digerito l’annessione all’istituto milanese. 

Il primo messaggio indiretto alla Lega

Ma  le parole del nuovo numero uno di piazza Cordusio, potrebbero essere anche lette come una risposta indiretta alla battaglia intrapresa dalla Lega Nord in difesa dell’italianità della banca, così come la scelta di tenere il consiglio di amministrazione a Varsavia.
Un modo per rivendicare l’indipendenza dalla politica e confermare la volontà di non rimanere legati a scelte nazionali. Tanto più che Ghizzoni, manager molto apprezzato dal board che lo ha votato all’unanimità e dai soci tedeschi che «puntavano su un uomo di conoscenze internazionali», non ha particolari legami con le Fondazioni che vorrebbero decidere le sorti dell’istituto. Sono infatti queste ultime le grandi sconfitte della battaglia di piazza Cordusio.
Alla Cariverona, per esempio, il presidente Paolo Biasi, sostenuto dal sindaco di Verona Flavio Tosi (la Lega è infatti l’azionista di riferimento della Fondazione), avrebbe preferito che la scelta cadesse su Andrea Orcel. Sulla stessa linea si era schierato Fabrizio Palenzona, vicepresidente della banca in quota Fondazione Crt (Cassa di Risparmio di Torino). Il quale però, con l’astuzia che contraddistingue le sue mosse, non ha esitato ad appoggiare la candidatura Ghizzoni, in accordo con il presidente Dieter Rampl, dopo che l’ipotesi Orcel era tramontata.

Quell’incontro irrituale tra grandi azionisti

Ma ammesso che Orcel avesse avuto delle possibilità di spuntarla, la mossa che ne ha vanificato la candidatura è stato proprio l’incontro che i due rappresentanti delle fondazioni hanno avuto con lui quando ancora Profumo non era stato “dimesso” dal consiglio d’amministrazione.
Un’iniziativa irrituale alle regole della buona governance, non spetta infatti agli azionisti muoversi in autonomia al di fuori degli organi deputati a farlo (presidente e cda), e soprattutto all’insaputa degli altri soci.
Così l’interesse delle due delle fondazioni è stato percepito come un vero e proprio intervento a gamba tesa. E a poco è valsa la difesa d’ufficio fatta da Giuseppe Mussari, presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana) ed ex presidente della Fondazione di Mps (Monte dei Paschi di Siena), per il quale non ci sono problemi legati alla connotazione politica delle fondazioni, ma «ciò che conta è il comportamento in concreto, perché le fondazioni bancarie sono azionisti come altri, quindi con gli stessi diritti e doveri».

Obiettivo Est per il manager di lungo corso

Stavolta insomma, nonostante lo spasmodico desiderio di protagonismo, le fondazioni hanno dovuto recedere dai loro bellicosi propositi e fare buon visto alla scelta interna che premia un manager di lungo corso, e che conosce la banca nelle sue più recondite pieghe.
Con le fondazioni è stato stoppato anche il campanilismo della Lega, espresso a più riprese dagli interventi del governatore del Veneto, Luca Zaia e del sindaco di Verona, Flavio Tosi. I quali, non contenti di aver ridimensionato le ambizioni degli azionisti libici, hanno anche gridato contro il pericolo che quelli tedeschi potessero assumere una posizione egemone.
Ma se si fosse voluta preservare l’italianità della banca, il candidato naturale alla poltrona lasciata libera da Profumo sarebbe stato Roberto Nicastro, numero uno della rete commerciale retail, non certo Ghizzoni, che sulla espansione all’estero ha costruito tutta la sua carriera.
All’indomani della nomina, e dopo che Bankitalia aveva fatto pressioni per una scelta unitaria, le posizioni si sono compattate. A farsi portavoce della “ragion di Stato” ci ha pensato il presidente della fondazione Banca di Sicilia, Giovanni Puglisi, che ha definito la nomina di Ghizzoni «un’eccellente soluzione».
E anche dalla più illustre controllata di Unicredit, Mediobanca, sono arrivate parole di encomio. Per piazzetta Cuccia, il nuovo amministratore delegato è «un uomo in grado di rafforzare ancora di più la banca a livelli internazionali».