Occhio di lince

Le grandi manovre di Renzi su Banca d’Italia e Consob

Le grandi manovre di Renzi su Banca d’Italia e Consob

26 Aprile 2017 09.41
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Cari e affezionati lettori, volete sapere l’ultima pensata di Matteo Renzi? Uno lo crederebbe impegnato nella campagna per le Primarie del Partito democratico, o intento a sbirciare le elezioni francesi per far finta di essere il Macron d’Italie, e invece trova il tempo di impicciarsi di quello che dovrà succedere in autunno, e più precisamente a ottobre e novembre 2017. Parlo delle nomine del prossimo governatore della Banca d’Italia e del presidente della Consob.

UOMINI DAL TURBO-EGO. Nel primo caso all’ex presidente del Consiglio è passata per la testa un’idea che a definirla bislacca è dir poco: per sostituire Ignazio Visco ha pensato a Marco Fortis, suo consulente economico a Palazzo Chigi e consigliere di amministrazione della Rai (nominato dal ministero dell’Economia su indicazione dello stesso Renzi). E glielo ha pure detto, mandando in tilt il suo già spinto turbo-ego.

Ora, Fortis insegna Economia industriale e Commercio estero alla Cattolica di Milano (facoltà di Scienze politiche), è vice presidente della Fondazione Edison e responsabile dell’Ufficio Studi della Edison, nonché editorialista de Il Sole 24 Ore e de Il Messaggero, e in passato si è messo in scia di molti ministri e premier, da Giulio Tremonti a Mario Monti (che lo aveva scelto come capo della commissione di compatibilità economica per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020, quella da cui, guarda caso, lo stesso mister Loden ci ha ritirati).

UN PO' POCO NEL CURRICULUM. Tutte belle cose, ma l’unica di natura bancaria che l’esimio Fortis ha visto, al di là dell’estratto del suo conto corrente, è stato il consiglio della Banca Popolare di Intra, di cui è stato anche vice presidente. Un po’ pochino, con tutto il rispetto per l’istituto della località lacustre resa famosa dai racconti di Piero Chiara.

Renzi vuole Fortis laddove si sono seduti Einaudi, Menichella, Carli, Baffi, Ciampi, Fazio, Draghi e Visco. Senza timore di cadere nel ridicolo

Ma tant’è, Fortis a Renzi piace da morire, e lo vorrebbe seduto laddove hanno posato le terga uomini della fatta di Luigi Einaudi, Donato Menichella, Guido Carli, Paolo Baffi, Carlo Azeglio Ciampi, Antonio Fazio e, prima di Visco, l’attuale presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. Senza neppure che lo sfiori il timore di cadere nel ridicolo.

TRA OTTIMISTI CI SI INTENDE. D’altra parte uno che li conosce entrambi bene come il vice direttore de il Fatto Quotidiano Stefano Feltri sostiene che «era inevitabile che Fortis e Renzi si piacessero: lui è il professore di Economia più ottimista, sempre pronto a prevedere boom, riprese, miracoli… Fortis piace a tutti i governi perché è ottimista, sempre». Insomma, quelli che Sergio Ricossa chiamava «gli economisti del consenso». Ma da qui a pensare che possa insediarsi al vertice di Palazzo Koch, via, ce ne corre!

Detto questo, la partita di via Nazionale non dovrebbe comunque essere nelle mani di Renzi. Sia perché Gentiloni e Padoan hanno tutta l’intenzione di essere ancora ai loro posti quando sarà il momento di decidere, e non hanno certo voglia di lasciargli il pallino in mano. Ma soprattutto perché la procedura di nomina prevede un ruolo attivo del capo dello Stato, e come si sa, Sergio Mattarella, al contrario del suo predecessore, tanto è schivo dal mettere becco quando potrebbe fare solo moral suasion quanto è geloso delle sue prerogative quando queste sono formalmente previste.

CONTERÀ IL PARERE DI DRAGHI. E l’inquilino del Quirinale – il vostro Occhio di lince è pronto a scommetterci – non solo dirà la sua, ma avrà l’accortezza di farlo dopo aver informalmente sentito il parere di Draghi. Il quale, potete starne certi, piuttosto che appoggiare un renziano si fa prete. A questo punto vi chiederete: e cosa uscirà dal cilindro del trio Mattarella-Gentiloni-Padoan con Draghi gran suggeritore?

OCCHIO A IGNAZIO ANGELONI. Se dovessi scommettere adesso direi la riconferma di Visco. Ma siccome mi piace dirvi cose precise, per una risposta compiuta a questa domanda ci vuole tempo, e tempo vi chiedo. Aggiungo solo una cosa: occhio al presenzialismo sui media di Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di Vigilanza della Bce, perché non è casuale.

Ma torniamo a ciò che frulla nella testa di Renzi. Perché l’uomo, a cui le posizioni di potere piacciono più di quelle del Kamasutra, è interessato a dire la sua anche per quanto riguarda la Consob. Dove scade e non è rinnovabile il presidente Giuseppe Vegas, e dove manca un commissario (ne sono previsti quattro, ma ora in carica ci sono solo Anna Genovese, Giuseppe Maria Berruti e Carmine Di Noia).

NON PIACE L'IPOTESI BERRUTI. Fermo restando che se Fortis non dovesse andare in Bankitalia potrebbe essere dirottato alla commissione di vigilanza sulla Borsa, all’ex premier non sembra piacere l’ipotesi che finora è la più gettonata, cioè quella della promozione del magistrato Berruti, mentre non dispiacerebbe la nomina di una girl del Giglio magico, quella Carlotta De Franceschi, bocconiana con master ad Harward, che fu consulente del suo governo (fino all’ agosto 2015) per la riforma delle banche popolari su indicazione di Yoram Gutgeld. La De Franceschi ha un passato in Goldman Sachs, Morgan Stanley e Credit Suisse, e un presente alla guida di Action Institute, un “pensatoio” che conta, tra gli altri, sui cervelli di Guido Tabellini e Alberto Alesina.

L'ANAC "SCADE" NEL 2020… Tuttavia, Renzi potrebbe anche calare un asso inatteso: quello di Raffaele Cantone, che è sì a capo dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e può restarci fino all’aprile del 2020, ma ha un mandato che non è rinnovabile e potrebbe anche prendere in considerazione l’idea di andare a dirigere la Consob. Della serie: meglio l’uovo oggi che l’incertezza sulla gallina domani.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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