Le orge di Arcore e Silvio-bancomat

Stefano Feltri
19/01/2011

Sui quotidiani del 19 gennaio è il caso Ruby a farla da padrone.

Le orge di Arcore e Silvio-bancomat

Lo spirito dei tempi riassunto in una fotonotizia a pagina 8 del Giornale: «Il premier telefona a Ballarò, Floris lo censura», ancora traumatizzato per l’ultima chiamata in diretta. Se perfino Floris si comporta come Michele Santoro, forse per Silvio Berlusconi è davvero cambiato qualcosa, nonostante il titolo di apertura sempre del Giornale: «Gli italiani non ci cascano». Più un auspicio che una constatazione, però (i sondaggi citati dal quotidiano di Alessandro Sallusti non risultano sul sito sondaggipoliticoelettorali.it, dove ancora non ci sono rilevazioni sul caso Ruby, quindi si tratta soltanto numeri in libertà).
L’ULTIMO BUNGA BUNGA. Da ieri 18 gennaio tutte le oltre 300 pagine dell’invito a comparire circolano tra le redazioni dei giornali, che oggi le sintetizzano, ma Berlusconi è “sereno” anche dopo un incontro con il capo dello Stato. Eppure Repubblica racconta «Il telefono bollente di Ruby, cento telefonate con il premier». E una testimone, tale M. ex compagna di scuola di Nicole Minetti, finita quasi per sbaglio a una serata di Bunga Bunga, dice: «Mai avrei potuto immaginare di vedere orge a casa del premier».
Segue il racconto di Roberta Bonasia, 26 anni, miss Torino, che si veste da infermiera con stetoscopio «e un camice… con sotto niente ovviamente… solo autoreggenti bianche», si raccomanda Lele Mora, l’organizzatore delle serate insieme a Emilio Fede, ora molto occupato a smentire di aver spillato soldi a Berlusconi per dividerli con Mora, cosa di cui i due discutono nelle intercettazioni.

Sostiene Corona

Manca soltanto la pistola fumante, l’equivalente delle registrazioni del caso Patrizia D’Addario (almeno per quanto riguarda lo sfruttamento della prostituzione minorile, per la concussione gli elementi su cui valutare sono già nelle carte).
Ma l’impresario di paparazzi Fabrizio Corona (ed ex fiamma di Lele Mora), in un’intervista a Beatrice Borromeo sul Fatto Quotidiano, assicura: «So che ci sono filmini e immagini del Bunga Bunga, anche quelle più intime. È normale, no? Sono così stupidi che non controllano. Vi sembra logico che facciano entrare gente così con telefonini, registratori e telecamere?».

Il Vaticano lo molla, ma anche no

«Vescovi in campo: È sconvolgente, serve chiarezza», titola la Stampa dando conto di un durissimo editoriale di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, il quotidiano della Cei, e della scelta dell’Osservatore Romano di pubblicare la nota del Quirinale sull’inchiesta in cui chiede che si «faccia chiarezza». Anche Famiglia Cristiana, come sempre, parte all’attacco.
Sul Corriere e Repubblica, però, si capisce che le cose sono più complicate. Il cardinale Emilio Sgreccia dice che «prima di dare giudizi definitivi è bene aspettare che tutte le parti in causa si esprimano ufficialmente e che la giustizia alla fine emetta il suo responso». Nell’attesa, il cardinale si dichiara comunque «allibito».
CRITICHE E SOSTEGNI. Solidarietà piena invece dal cardinale Crescenzio Sepe (Corriere p. 6), quello indagato per le inchieste su Propaganda Fide e la “cricca”: «Bisogna evitare che venga rappresentata solo la parte ombrosa». Maurizio Lupi, deputato ciellino convertito al berlusconismo, annuncia il dogma: «Il problema non è Berlusconi ma la cultura dominante. In questi anni si è teorizzato il principio che ogni desiderio sia un diritto».
Resta un po’ difficile capire come interpretare la scelta del Foglio, che sullo scandalo Ruby si trincera in un silenzio al limite della censura, con due articoletti di cronaca politica e un editoriale sul privato-e-politico. Disagio dell’area filo-vaticana più conservatrice? Imbarazzo per l’assetto editoriale, in bilico tra una ex moglie (Veronica) che ha denunciato per prima il «Drago» e un editore futuro, il Cavaliere della Mondadori, su cui non si può infierire?

Avvocati d’ufficio

La difesa è tutta affidata al Giornale. Breve antologia di titoli: «Il fango non funziona, la gente sta con Silvio»; «Toh, dopo Ruby i pentiti: Berlusconi stragista»; «Perquisite come criminali le giovani ospiti del premier»; «Le tigri del Pdl in campo a difesa del Cavaliere».
Almeno il nuovo Libero del tandem Belpietro-Feltri diventa giornale di servizio e pubblica tutte le intercettazioni, molto più interessanti dei commenti indignati (da sinistra) o giustificatori (da destra). Il catenaccio sotto il titolo di prima pagina, però, chiarisce con qualche chiave di lettura affrontare i verbali: «Pubblichiamo tutte le intercettazioni fatte dalla procura di Milano per incastrare il premier. Così ogni cittadino può rendersi conto che è una operazione da autentico stato di polizia».

Notiziole (colpevolmente) in breve

Quasi nessuna reazione all’annuncio di Sergio Marchionne di estendere il modello Pomigliano anche a Melfi e Cassino, giusto un’intervista di Maurizio Landini (Fiom) al Manifesto che risponde a quella di Marchionne a Repubblica di martedì 18 gennaio.
E soltanto Repubblica, nelle pagine della cronaca locale, si occupa di una notiziola di questo tipo: «Conti, declassato il Campidoglio. Roma a un passo dalla bancarotta». In dettaglio: «Nel 2011 il buco previsto in bilancio supera i 160 milioni».
Passato il Bunga Bunga, qualcuno tornerà a occuparsi anche dell’Afghanistan, dove ieri è morto un altro Alpino, Luca Sanna.
Ma questo è il momento di Cetto Laqualunque, il film con Antonio Albanese esce venerdì e tutti i giornali ne anticipano le battute. «Nella mia visione non è la donna che entra nella politica, ma la politica che entra dentro la donna».
È tutta qui la sintesi delle 369 pagine di carte giudiziarie milanesi e dei giornali di oggi.

Stefano Feltri è un giornalista del Fatto quotidiano