Le ragioni degli studenti e il freddo “insolito”

Fabiana Giacomotti
18/12/2010

Sui quotidiani, anche il piano di Marchionne e gli sprechi del ministro Brambilla.

Le ragioni degli studenti e il freddo “insolito”

Di fronte a un avvenimento nazionale molto controverso, tendo a leggere il resoconto dei giornali stranieri prima di quello delle testate italiane. Certa che una buona quantità di infiltrati violenti si sarebbero scatenati per il centro di Roma durante la manifestazione contro la riforma delle università, e non smaniando per una sprangata visto che abito in quella zona, il 14 me n’ero tornata a Milano. Ho visto tutto in tivù, quindi, e ascoltato per telefono ciò che mi dicevano i colleghi della Sapienza: «Non credere a quello che vedi in ripresa sul piazzale, qui in facoltà e nei giardini è tutto tranquillissimo».
Quindi, il 18 dicembre, sono corsa a pagina 5 del Financial Times dove, in mezza pagina, dopo la cronaca della presa di posizione del ministro dell’interno Roberto Maroni sulle scarcerazioni dei violenti (si prevede un nuovo scontro con la magistratura), mi è stato specificato che il numero di infiltrati pericolosi potrebbe essere nell’ordine dei 200 e che il jobless rate dei giovani italiani fra i 15 e i 28 anni è pari al 18% (con punte vicine al 30% al Sud) cioè il più alto d’Europa, dove tutti gli studenti finiscono l’università prima che da noi e gli accessi sono molto più selettivi. Anche se bisogna dire che il nostro è un Paese di aspirazionali, dove tutti ambiscono a sentirsi interpellare come “dottori” e l’incapace incagliato in università fino a 30 anni per soddisfare i genitori rappresenta una quota non irrilevante degli studenti, purtroppo.
Le Monde ha invece limitato la copertura della vicenda a tre righe all’interno di un articolo sul Papa e il suo appello contro gli attacchi alla libertà religiosa nelle società occidentali. Ma giusto perché Benedetto XVI a Roma vive, altrimenti la questione sarebbe stata saltata a pié pari, considerando la portata delle manifestazioni di cui è stata fatta oggetto la presidenza Sarkozy e la rabbia nelle banlieue negli ultimi due anni.

Il nuovo Libero e le ragioni degli studenti

Sono comunque tutte informazioni, quella sul tasso di disoccupazione giovanile per esempio, che non ho trovato da nessun’altra parte, nemmeno su Repubblica o Il Fatto Quotidiano, che dovrebbero essere in prima linea sulla questione, con proiezioni, analisi e commenti di esperti. Non cronisti che sdottoreggiano, ma analisti veri, che offrano il senso e un metro di misurazione effettivo, non ideologico, o almeno parzialmente tale, del futuro possibile per quei giovani italiani che si ostinano a rimanere nel proprio Paese, anche dopo la riforma Gelmini. Non accade, purtroppo, su nessuna delle testate (parecchie) che mi trovo sulla scrivania.
Libero, oltre a dare ampio e logico risalto alla ri-formazione della coppia Vittorio Feltri-Maurizio Belpietro alla direzione di un “nuovo” quotidiano sempre targato Angelucci, riporta la protesta delle forze dell’ordine «alle bugie della sinistra: Gli infiltrati non si usano da oltre trent’anni», così come non leggo una sola intervista ai negozianti, tanti, che sotto Natale si trovano con vetrine spaccate e danni consistenti cui far fronte, oltre allo scempio di vie meravigliose e di una piazza incantevole (non si era protestato pochi giorni fa contro i crolli a Pompei?). Leggo molto, invece, sulle ragioni degli studenti, scritte da chi studente non è più da un pezzo (eppure è interessante la prospettiva di Curzio Maltese su Repubblica, che ricorda come tutti gli argomenti delle proteste del G8 di Genova, dalla bolla speculativa al clima, si siano verificate nel giro di pochi anni) e, con Francesco Merlo, condivido in pieno lo sdegno per la concessione, da parte dell’amministrazione capitolina, dell’Ara Pacis per esporvi due nuove auto della Belumbury di Stefano Maccagnani: uno straordinario esempio di sciatteria intellettuale. «Dovrebbe esserci un limite anche a questa ideologia aziendale», osserva sconsolato il direttore degli Uffizi, pensando alle difficoltà a cui a sua volta è andato incontro per far quadrare il bilancio del museo più prestigioso del mondo.

Il freddo “straordinario” e il piano di Marchionne

Firenze, stretta sotto la morsa del gelo come in fondo è logico aspettarsi in questo periodo (efficacissimo il titolo de Il Fatto: «Treni soppressi, ritardi: l’Alta velocità diventa bassa. Colpa di un fenomeno straordinario: a dicembre fa freddo»), ha comunque modo di rivoltarsi contro il suo attivissimo sindaco Matteo Renzi, (come se abbondanti nevicate e rottamazioni politiche c’entrassero qualcosa), secondo quanto racconta Il Giornale, mentre sempre il Fatto rilancia una sua inchiesta di qualche giorno fa sui presunti sprechi del ministro del turismo Michela Brambilla segnalando come sul “Sistema Brambilla” stia «indagando la Corte dei conti: sotto esame i contratti agli amici, militanti Pdl ed ex dipendenti Mediaset»
Ma vanno segnalate altre due questioni su cui non trovo sufficiente dibattito. La prima è il piano di Sergio Marchionne per la Fiat: «Non si può ignorare la rivoluzione Chrysler-Fiat: lavoratori e padroni faccia a faccia, azienda per azienda, con contratti che garantiscano un sistema fondato su più lavoro e più salario, più flessibilità e garanzie gestite in parte pubblicamente, in parte dal mercato. È una notizia cubitale, che i giovani leoni, e meno giovani, di un giornalismo ridotto a comunicazione spenta, ratifica di decisioni prese altrove, stentano a captare e a rilanciare nel dibattito democratico italiano», scrive il direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara, che tanti ricordano fuori dai cancelli di Mirafiori negli Anni Settanta. Ma c’è anche il piano del governo cinese, segnalato sempre da Financial Times, per una flotta di nuove portaerei. Sul quotidiano inglese occupa la prima pagina. Chissà perché.