Le Ruby del Campidoglio

Adelaide Pierucci
26/01/2011

Dopo Parentopoli, scoppia la grana Orsi.

Le Ruby del Campidoglio

Le Ruby de noantri. Tutte bellone. Brune e bionde, con una caratterisca in comune: essere molto disponibili. A Roma è entrata nel vivo l’inchiesta sui festini hard. La procura si sta attivando per convocare le otto ragazze che avrebbero coronato le serate organizzate in privato, in vari locali, dal consigliere comunale pidiellino Francesco Maria Orsi, ex delegato al Decoro e all’Expo di Shangai. Finito in mezzo a una bufera giudiziaria non solo per le nottate a tutto sesso, ma anche per i soldi spesi in Cina, per una strana storia di truffe ai disabili e ora  nel mirino pure per l’affidamento di un ambito appartamento in centro affidatogli dal Comune di Roma. Non bastava Parentopoli (vai all’articolo). Ora nella Capitale (e di rimbalzo sul suo sindaco “bacchettone” e “antilucciole”) si è abbattuto pure lo scandalo Mutandopoli.
DROGA E PROSTITUTE. In questo caso la parola escort è bandita. Le bellone dei festini, età media 25 anni, vengono additate direttamente come prostitute. Le ha indicate, un nome dietro l’altro, Vincenzo Lamusta, l’ex socio di affari del consigliere del Pdl.
Una gola profonda che si sarebbe già guadagnato l’appellativo di supertestimone mandando su tutte le furie Orsi, che si è ritrovato da delegato al Decoro per il comune di Roma a indagato per fatti indecorosi: cessione di stupefacenti, corruzione, riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita (vai alla notizia sulle accuse a Orsi). Altro che Arcore.
Le otto ragazze, secondo i verbali di Lamusta finiti sul tavolo del sostituto procuratore Paolo Ielo, avrebbero preso parte alle feste a luci rosse durante le quali il consigliere comunale portava la cocaina. E adesso, convocate come persone informate sui fatti, dovranno confermare o smentire. Dopodiché in procura potrebbero essere convocati gli altri partecipanti ai presunti party tutto sesso e droga.

Orsi al centro della bufera: dallo scandalo escort alla maxi truffa in Regione

Un periodo duro per Orsi. E non solo per l’accusa delle feste hardcore. Da un lato gli inquirenti hanno avviato gli accertamenti sugli affari conclusi dal politico nel campo immobiliare, seguendo il flusso del denaro impiegato per acquistare all’asta gli spazi delle cartolarizzazioni disposte dal Tesoro, dall’altro la Finanza gli ha portato via dall’ufficio i documenti relativi all’Expo di Shangai. Altro guaio serio, quest’ultimo. Nonostante il Comune abbia sborsato 420 mila euro, molti partecipanti hanno sostenuto di non essere stati retribuiti per il lavoro svolto in Cina. E tra questi lo chef Heinz Beck.
L’IMBROGLIO AI DISABILI. I tanti filoni dell’inchiesta che hanno travolto politicamente Orsi stanno per essere sviluppati dalla procura di Roma dopo che alcuni mesi fa aveva ereditato un fascicolo su una truffa da colleghi di Benevento. I pm campani avevano scoperto una maxi imbroglio da oltre tre milioni di euro ai danni di alcune famiglie con disabili.
Gli investigatori campani, nel rintracciare un conto in una filiale romana della banca Mediolanum intestato ad alcuni omonimi dei truffati, sono incappati anche con il nome del consigliere comunale. A mettere nei guai Orsi, infatti, è stato proprio il denaro che dalle casse della Regione è finito in quella filiale. Nell’agosto 2006, attraverso nove giroconti online, 90 mila euro (dei 92 erogati dalla Regione) erano a stati accreditati là. Il fantomatico titolare, Marco Gugliaccii, ritenuto inesistente, qualche giorno dopo, firmò otto assegni per 80 mila euro. Titoli subito dopo incassati dal consigliere Francesco Maria Orsi.

L’altra tegola sul consigliere: la gestione della settimana romana all’Expo di Shangai

Il Campidoglio qualche giorno fa avrebbe addossato a Orsi la responsabilità dell’opaca gestione della settimana romana nella città cinese. E ora è corso ulteriormente ai ripari. Specie dopo che è circolata la voce che il Comune avrebbe affidato al consigliere, per una sua associazione, un locale in centro, in via Petroselli, per 58 euro al mese. «I locali di via Petroselli 45, secondo piano, stanze 223 e 225, sono stati assegnati al consigliere Francesco Maria Orsi, come delegato del sindaco per l’Esposizione Universale di Shanghai 2010, dal direttore pro tempore del Dipartimento Lavori Pubblici, ing. Enrico Eliseo, in data 7 ottobre 2009», ha fatto sapere il 26 gennaio in maniera cavillosa l’ufficio stampa del Campidoglio.
L’APPARTAMENTO ROMANO. «La formalizzazione è avvenuta il 28 dicembre 2009 con ordinanza firmata dal direttore pro tempore del dipartimento del Patrimonio e della Casa, dott. Raffaele Marra, e dall’assessore Alfredo Antoniozzi». Secondo il documento del Comune di Roma, le «ricerche hanno evidenziato, altresì, l’inesistenza di qualsiasi atto o contratto di affitto con l’associazione SiamoRoma di Orsi, così come l’assenza di presunti pagamenti di 58 euro come canone di affitto da parte della medesima associazione a favore dell’Amministrazione». Affidamento gratis, insomma, ma per motivi istituzionali.

L’affondo di Idv e Udc: Orsi deve dimettersi

Per il senatore dell’Idv Stefano Pedica ce ne è abbastanza per chiedere di nuove le dimissioni di Alenanno: «Dopo Parentopoli siamo ad Affittopoli. Non solo il sindaco ha affidato dei locali a Orsi, ma ne ha agevolato la procedura con una specifica delibera. Uno schiaffo sonoro a tutti i cittadini che si trovano in emergenza abitativa e sono vittime del caro affitti. Alemanno si vergogni e non esiti oltre a presentare le dimissioni».
Anche Alessandro Onorato, capogruppo dell’Udc in Campidoglio, è andato all’attacco: «Il conto di Heinz Beck a Shangai non lo devono pagare i romani, è assolutamente fuori dal mondo. Noi siamo garantisti per natura, e attendiamo con fiducia l’esito delle indagini della magistratura. Saranno i giudici, una volta accertate le responsabilità, a stabilire chi dovrà pagare i creditori».
Il sindaco Alemanno ha provato a gettare acqua sul fuoco: «La magistratura sta conducendo la sua inchiesta e sono convinto che Orsi avrà la possibilità di dimostrare l’estraneità ai fatti contestati, che sono comunque cose che non hanno nulla a che fare con l’amministrazione».