Le Sarah dimenticate

Redazione
18/10/2010

di Adelaide Pierucci L’Ave Maria sul corpo nudo e violato. Zì Micché non s’è tradito a caso. Quei rosari mordi...

Le Sarah dimenticate

di Adelaide Pierucci

L’Ave Maria sul corpo nudo e violato. Zì Micché non s’è tradito a caso. Quei rosari mordi e fuggi sul pozzetto-tomba non gli bastavano a quietare l’ultimo brandello di coscienza. Voleva che il corpo della nipotina-scricciolo, affamata d’affetto, ammazzata come e con l’aiuto di chi lo sa solo lui, venisse ripescato e sepolto in cimitero, con una croce invece che con un tralcio di vite.
Altre Sarah dimenticate, invece, marciscono chissà dove. Ammazzate e sepolte, ammazzate e murate. Inghiottite nel nulla.
Come Cristina Golinucci, 21 anni, sparita il primo settembre 1992 dopo essere uscita da casa per andare al Convento dei padri Cappuccini di Cesena, dove aveva un appuntamento con il suo confessore e padre spirituale.
Sarah va dagli zii, Cristina a messa. Roberta Lanzino, invece, diciannovenne calabrese, il 26 luglio del 1988 andava al mare, lei con il motorino e i genitori che la seguivano in auto. L’hanno rintracciata la notte dopo, sotto un cumulo di sterpaglie, il reggiseno tirato su e cinquanta ferite sul corpo.
Diciott’anni dopo si scoprirà che era stato un altro Zi Micché ad assassinarla. Un bracciante agricolo, un tipo tutto sudore e terra, che per coprire quel delitto ne ha commessi altri due.

Da Elisa a Elena, da Emanuela a Mirella

Elisa Claps, 16 anni, scomparsa il 12 settembre 1993 a Potenza, viene ritrovata quest’anno murata nella chiesa della Santissima Trinità, dove aveva incontrato l’amico Danilo Restivo, ora sotto accusa. Un serial killer, si pensa.
Anche Elena Lonati, 23 anni, viene sepolta in chiesa, imbustata e impacchettata con il nastro adesivo e sistemata dietro il vecchio pulpito di un cappella di Mompiano, a Brescia. Era il 18 agosto 2006. L’aiutante del parroco, un ragazzo cingalese timidissimo, scappa e dopo qualche giorno confessa.
Sempre quell’estate e sempre nel bresciano, a Hina, 21 anni, la pakistana uccisa dal padre «perché non voleva essere né cristiana né musulmana ma semplicemente una ragazza italiana»,  venne riservata una sepoltura più degna: una fossa nel giardino di casa con il corpo sistemato verso la Mecca.
La cronaca italiana è zeppa di Sarah assassinate e di orchi. Di Sarah dimenticate da stampa e tv, risucchiate da altre ragazze uccise di fresco, mentre vanno in spiaggia o in chiesa. Rapite o avvcinate in pieno giorno, sotto casa, e assassinate appena un po’ più in là.
Come Emanuela Orlandi, cittadina del Vaticano, sparita all’età di 15 anni, in pieno centro a Roma.
Il primo giorno qualcuno ha sospettato un allontanamento volontario. A 27 anni di distanza, la procura parla ora di omicidio e lo addebita alla Banda della Magliana, anzi al suo boss storico Renatino De Pedis, a sua volta morto ammazzato e sepolto come un cardinale nella basilica di Sant’Apollinare, territorio sacro.
Quindici giorni prima del rapimento della figlia del commesso della Prefettura della Casa Pontificia, a Roma sparisce un’altra adolescente, Mirella Gregori. Forse un allenamento per il sequestro successivo? Sparizioni comunque collegate, stando all’inchiesta aperta a piazzale Clodio. Anche se i loro corpi non sono ancora mai stati trovati.