Le sorvegliate speciali

Alessandro Giberti
06/12/2010

Wikileaks: aziende italiane tra gli obiettivi sensibili Usa.

Le sorvegliate speciali

È probabilmente uno dei cable di Wikileaks più delicati, il 09STATE15113, datato 18 febbraio 2009 e classificato come “Secret/Noforn” (la solita abbreviazione per No Foreigners).
Si tratta di un lunghissimo elenco di «infrastrutture chiave e risorse critiche» segnalate al dipartimento di Stato dalle varie sedi diplomatiche Usa nel mondo. C’è anche l’Italia: «Glaxo Smith Kline SpA, Parma; Digibind (usato per trattare i morsi di serpente); TransMed». Non è chiarissimo il riferimento, ma a prima vista sembrerebbero due gli elementi riportati: il Digibind, un antidoto prodotto proprio dalla Glaxo, e il TransMed, il gasdotto che collega Algeria e Italia via Tunisia, conosciuto anche come “Gasdotto Enrico Mattei”.

Minacce per la sicurezza nazionale

Per non fare confusione è necessaria una sottolineatura di merito: la lunga lista è composta da miniere, oleodotti e gasdotti, snodi di comunicazione e trasporti, società. Sembra un inventario un po’ confuso stilato sulla base di una concezione di interesse nazionale abbastanza estesa. Vale a dire che sono obiettivi ritenuti sensibili dagli americani per diversi motivi specifici, ma il cui minimo comune denominatore è che la loro «eventuale perdita, distruzione da parte dei terroristi, maldestro sfruttamento, o disastro naturale» rappresenta una minaccia critica per la «salute pubblica, il benessere economico, o la sicurezza nazionale degli Stati Uniti».
È evidente che sotto l’ombrello di un’indicazione così vaga possa ricaderci un po’ di tutto. L’elemento decisivo questa volta è che il cable di Wikileaks rivela al mondo intero tutti i centri ritenuti vitali dalle missioni americane in giro per il mondo. Come detto c’è di tutto: dal cavo sottomarino “Apollo” in Francia e Gran Bretagna, alle fabbriche farmaceutiche in Germania, al gasdotto Nadym in Russia definito «la struttura più critica del mondo», ad altre centinaia di siti in Israele, Spagna, Africa, Australia.
L’attività di intelligence, che in quest’ottica sembrerebbe essere un’attività di monitoraggio di sicurezza piuttosto che di spionaggio come qualcuno si è affrettatamente spinto a dire, è stata condotta «senza chiedere l’aiuto dei Paesi ospitanti». A conferma dell’interesse Usa per queste infrastrutture chiave, si legge nel cable l’offerta «di aiuto agli impianti, e di promozione di servizi e tecnologia Usa per garantirne la sicurezza».

Non sono obiettivi dei terroristi. Ma in futuro?

Come fa giustamente notare la Bbc, l’elenco non è una lista di obiettivi terroristici, tanto che «nessun dettaglio di misure di sicurezza» è indicato nel cable. Senza dubbio però, per gli americani questi sono gli obiettivi internazionali che, se colpiti da attacchi terroristici, si ripercuoterebbero sulla loro sicurezza nazionale.
Il cable indica anche le tre categorie sulle quali si fonda l’eventuale rischio: un collegamento fisico diretto (nel caso, per esempio, di attacchi a pipeline, cavi sottomarini e industrie chimiche); beni e servizi completamente o in via predominante situati in Paesi stranieri (risorse minerali o chimiche necessarie all’industria Usa come le “terre rare”, snodi di comunicazione che manderebbero in tilt la catena globale); centri nevralgici commerciali (canale di Panama, stretto di Hormuz).
Se è evidente che la lista è più che altro un inventario di infrastrutture da tenere sotto controllo, è altrettanto evidente, come nota la Bbc, che la diffusione di un documento di questo tipo rappresenti in sé una minaccia alla sicurezza globale, nel momento stesso in cui gli obiettivi indicati nel cable vengono definiti come cruciali per gli Stati Uniti. Un aspetto che evidentemente a Wikileaks hanno deciso di non considerare.