Le trentenni? Non pervenute

Elisabetta Grandi
01/02/2011

Nate negli anni Settanta, travolte dagli Ottanta, oggi paiono lontane dagli impegni civili.

Le trentenni? Non pervenute

Convocata da donne della società civile e da associazioni femminili, la manifestazione di sabato scorso in piazza della Scala a Milano è stata un raduno garbato (fin troppo) di signore e ragazze della metropoli, richiamate lì da un passaparola via internet, attraverso una semplice email circolata nei giorni precedenti sui pc di centinaia di persone.
Quasi tutte indossavano la sciarpa bianca, come era stato indicato nel comunicato, e poco importa (forse) che il tutto si sia poi limitato a un assembramento statico, con molti (forse troppi) discorsi, veicolati da un impianto audio vergognosamente inefficiente.
Ho scritto “signore e ragazze” non per caso. In piazza c’erano molte quaranta-cinquantenni e parecchie loro figlie ventenni.
Quel che saltava all’occhio, però, era l’assenza delle trentenni. E non è certo la prima volta. C’è un’intera generazione di donne che manca all’appello, che sembra sorda ai richiami civili e politici, che non compare alle manifestazioni, che risulta, insomma, non pervenuta.
LE ASSENTI. Dove siete, trentenni? Tutte in ufficio a far carriera con le unghie laccate e i tacchi a spillo? Tutte all’estero a conseguire master e specializzazioni post-laurea per diventare delle superwomen della ricerca e del management? Tutte a fare provini per entrare nella casa del Grande Fratello, o peggio, nella tana del Drago?
Le trentenni di oggi sono state bambine e adolescenti negli anni Ottanta, sono figlie di quell’Italia rutilante e gaudente di cui Berlusconi sarebbe stato, secondo alcuni, il principale artefice e cantore attraverso le sue tivù, l’epoca del Drive in e degli spot per tutti, l’epoca della “Milano da bere”, come si diceva una volta, e che adesso invece ci avvelena soltanto, con le sue polveri sottili.
GLI ANTICORPI. Le donne della generazione precedente, noi che eravamo ragazze negli anni Settanta, con il nostro carico di piombo, di conflitti politici e ideologici bagnati dal sangue di molte vittime, noi passate per il femminismo dell’autocoscienza e forti di una libertà sessuale che solo allora perdeva davvero ogni zavorra moralistica, grazie a tutto questo avevamo forse sviluppato anticorpi per difenderci da quell’ubriacatura di finta modernità e di plasticoso progresso, che gli anni Ottanta dispiegavano davanti a noi.
Tutto era sgargiante e un po’ troppo trash, e sebbene pronte a cavalcare l’onda del suo boom economico, ne sentivamo anche il vuoto e la volgarità.
Ma le bambine e ragazze di allora? Quali altri modelli e riferimenti hanno avuto? Sono cresciute come lupacchiotte solitarie e fameliche, pressate dal mito della competizione e del risultato? Care trentenni, date un segno, se potete. Ci mancate molto.