L’economia congelata

Redazione
20/12/2010

di Lorenzo Berardi Domenica 19 dicembre sarà ricordato come uno dei giorni più neri degli ultimi anni per il sistema...

L’economia congelata

di Lorenzo Berardi

Domenica 19 dicembre sarà ricordato come uno dei giorni più neri degli ultimi anni per il sistema dei trasporti britannico. Sono infatti bastati pochi pollici di neve (dai 10 ai 20 cm) per paralizzare la rete autostradale e ferroviaria britannica portando alla cancellazione di centinaia di voli aerei e alla chiusura a scaglioni di tutti e quattro gli aeroporti londinesi. A nulla è servito l’esempio in negativo di quanto accaduto l’anno passato quando il Regno Unito andò ripetutamente in tilt fra marzo e febbraio a causa di inattese e cospicue nevicate.
UN FREDDO GIÀ ANNUNCIATO. A differenza del 2009, questa volta gli inglesi erano preparati a fronteggiare l’ondata di gelo e di precipitazioni nevose di quello che è stato definito «il dicembre più freddo degli ultimi anni». Eppure l’allarme lanciato dai meterologi non pare essere stato recepito dal governo, dalle amministrazioni locali e dai gestori nazionali dei trasporti che si sono fatti trovare a corto di risorse e strumenti per assicurare a pendolari e viaggiatori di raggiungere con successo le proprie destinazioni.
Una fiacca risposta della nazione alle trappole predisposte dal Generale Inverno che certo non sarebbe piaciuta all’imbronciato Winston Churchill, la cui statua nella Parliament Square londinese non è stata risparmiata da una spessa coltre nevosa.

Una reazione in vero stile British

Non troppo dure, a sorpresa, le critiche della stampa britannica. Nessun processo mediatico ma solo critiche moderate, ad esempio, nei confronti del ministro dei Trasporti, il conservatore Philip Hammond e del primo ministro David Cameron. Per il momento, Hammond si è limitato a ordinare un’inchiesta per stabilire se in vista di future condizioni metereologiche avverse siano necessari meritino ulteriori stanziamenti nel budget di spesa del governo.
Nel complesso, quotidiani come Daily Telegraph, Mirror e Daily Mail paiono preoccupati più per l’immagine negativa «da terzo mondo» mostrata dal Paese agli occhi dei visitatori stranieri nella circostanza che dalla mancanza di azioni efficaci a vari livelli per prevenire i disagi provocati dalle intemperie. 
LA STAMPA NON ATTACCA CAMERON. E lunedì 20 dicembre anche dalla lettura di tre fra i quotidiani più autorevoli del Paese: Guardian, Times e Independent, di solito spietati nel criticare l’operato di governo e istituzioni, si percepisce una sorta di impotenza per l’accaduto. Un fatalismo di stagione che è possibile riscontrare anche nel comportamento quotidiano di centinaia di migliaia di cittadini britannici. Bastava tentare di avventurarsi per le strade di Londra, Oxford o Bristol nella mattinata di domenica 19, infatti, per accorgersi di come la maggior parte delle strade e dei marciapiedi fossero ricoperti da un manto di neve intonso senza che un singolo granello di sale fosse stato distribuito.
Difficile anche intravedere spazzaneve o spalatori in azione, mentre i negozi che hanno regolarmente aperto i battenti per lo shopping natalizio non hanno neppure sparso segatura all’ingresso.

Un conto salato

I media britannici lo hanno battezzato «The Big Freeze», il Grande Freddo, e tutti concordano che questa gelida fine dell’anno ha avuto e avrà serie ripercussioni sull’economia britannica. L’Independent del 20 dicembre titola «L’economia viene avvolta dall’offensiva dell’inverno», riportando le stime della compagnia assicurativa Royal Sun Alliance Estimates che stima in 13 miliardi di sterline il danno economico di neve e ghiaccio per il Regno Unito «andando a colpire più duramente negozi, bar e ristoranti». Tuttavia, già il 1° dicembre, un articolo del Guardian cercava di quantificare il danno che la neve avrebbe portato per la casse dello Stato, sulla scia dei disagi provocati dalla prima ondata di freddo del 22 novembre.
IL FREDDO CONGELA LE STERLINE. In quella occasione, il calcolo degli esperti contattati dal quotidiano londinese stimava in 1,2 miliardi di sterline al giorno l’impatto delle avverse condizioni climatiche sul business e le attività commerciali del Regno Unito per un danno totale di 6 miliardi: una cifra che, a distanza di appena tre settimane, già qualcuno raddoppia. Nel medesimo articolo, un portavoce dell’Automobile association (Aa), l’Aci d’Oltremanica, sottolineava come «abbiamo perso decine di milioni di sterline negli ultimi giorni per via del blocco delle autostrade. Avremmo dovuto avere ulteriori scorte di sale a disposizione, ma non c’è ragione di possederle se i mezzi spargisale non sono in giro per distribuirle. Abbiamo avuto persone intrappolate nelle autostrade per ore di notte e questo è inaccettabile nel 21° secolo».
Parole che sembrano riferirsi a quanto verificatosi nella mattinata di domenica 19 dicembre, quando decine di migliaia di automobolisti britannici si sono ritrovati bloccati in interminabili code lungo le principali arterie del paese in inestricabili ingorghi metropolitani.

Autostrade e ferrovie al rallentatore

Di fatto, a un giorno esatto dalle nevicate, nella mattinata di lunedì 20 dicembre, le condizioni della rete stradale del Regno Unito restano critiche e vengono costantemente monitorate da Bbc News. Il sistema delle motorway, le autostrade britanniche senza pedaggio, si è dimostato ancora una volta estremamente vulnerabile alla neve e al gelo. Il bollettino dei tratti autostradali chiusi o non percorribili durante e dopo le precipitazioni del 19 dicembre mette assieme M4, M8, M19, M25, M40, M74 e M80 in un elenco che comprende tanto le arterie scozzesi, periodicamente soggette a gelate e disagi, quanto quelle delle Midland e della Greater London.
DECINE DI TRENI CANCELLATI. E se le autostrade si sono intasate, le linee ferroviarie, un tempo vanto del Regno Unito, non hanno fatto una figura migliore. National Rail, sigla che raccoglie l’insieme delle compagnie per il trasporto dei passeggeri operanti nel Regno Unito, è stata costretta a cancellare decine e decine di convogli da e per Londra, mentre i treni che hanno viaggiato regolarmente hanno accumulato ritardi di ore. A distanza di ventiquattrore dalle ultime precipitazioNi nevose, alcune importanti città come Leeds o Edimburgo restano ancora difficili da raggiungere via treno per chi parte dalla Capitale. 
La situazione critica venutasi a creare fra l’asfalto e i binari prima ricoperti di neve e poi avvolti in una calotta di ghiaccio, impedirà a molti pendolari di raggiungere il luogo di lavoro fra lunedì 20 dicembre e martedì 21, con ripercussioni evidenti tanto per le aziende private quanto per l’erogazione di servizi essenziali come sanità e istruzione. Già durante il weekend la morsa del gelo ha reso quasi inavvicinabili per molti viaggiatori gli aeroporti londinesi di Heathrow, Gatwick, Stansted e Luton trasformando il sud dell’Inghilterra in una bianca prigione per chi prevedeva di lasciare il Paese in vista delle festività natalizie.

Voli ancora a singhiozzo

Come riporta il Times la cancellazione di molti voli in partenza e in arrivo dagli scali di Heathrow e Gatwick già nella giornata di sabato 18 dicembre ha riversato le critiche dell’opinione pubblica su British Airways. Alla compagnia nazionale di bandiera si rinfaccia di non avere effettuato decolli o atterraggi in ore meno critiche in cui altri operatori assicuravano l’arrivo e la partenza dei propri aerei.
Una decisione che, ricorda il quotidiano, ha contribuito a creare una situazione di caos a Heathrow in uno scenario in cui «la polizia ha chiuso tutte le vie d’accesso all’aeroporto nella mattinata di domenica, mentre i passeggeri che erano riusciti a raggiungere lo scalo sono stati bloccati ai terminal». 
L’ATTESA IN AEROPORTO. È questo il motivo che ha costretto migliaia di passeggeri a bivaccare per due notti sulle panchine e sui pavimenti del maggiore aeroporto del Paese nella speranza di riuscire a trovare posto sul primo volo disponibile. Ma i disagi non sono finiti. La British Airport Authority (Baa)società che gestisce gli scali di Heathrow e Stansted, entrambi costretti a chiudere per diverse ore nella giornata di domenica, ha infatti già messo in guardia i passeggeri per i prossimi giorni. Come riferisce un portavoce di Baa sulle colonne del Times: «Anche se torneremo alla completa operatività fra lunedì e martedì, le compagnie aeree hanno ancora centinaia di aeroplani e fuori posizione, per cui occorreranno giorni interi prima di tornare alla normalità». Viaggiatori avvisati, mezzo salvati.