Come la Lega sta ancora corteggiando il M5s

Salvini cerca di tenere aperto il "secondo forno" e spera che l'intesa col Pd possa naufragare. Spunta l'ipotesi Di Maio premier. Ma ufficialmente il Carroccio nega tutto: «Non abbiamo mai offerto a nessuno Palazzo Chigi».

23 Agosto 2019 20.50
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Matteo Salvini non molla un centimetro. Pur di uscire dall’isolamento politico in cui si trova, torna a corteggiare con ogni mezzo possibile il M5s perché interrompa il suo dialogo con il Pd e riprenda l’interlocuzione con lui. Lo ha fatto il giorno della crisi nell’Aula del Senato, poi durante le consultazioni al Colle e anche il 23 agosto in diretta Facebook dal suo studio al Viminale. «Le vie del Signore e della Lega – ha detto Salvini – sono infinite: rivedere al governo le Boschi e i Renzi no, c’è un minimo di dignità da preservare».

L’IPOTESI DI MAIO A PALAZZO CHIGI

La parola «infinite», nei rumors in parlamento, viene tradotta come un’offerta mirabolante, di quelle che sarebbe difficilissimo rifiutare: non si parla solo della premiership, che verrebbe affidata al capo politico Luigi Di Maio, ma persino della concessione di ministeri-chiave, come ad esempio quello dell’Economia, a esponenti del Movimento.

SMENTITE UFFICIALI E FORNI APERTI

Ma sono solo indiscrezioni: ufficialmente il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, nega tutto: «Non abbiamo mai offerto a nessuno Palazzo Chigi». A suo giudizio, anche l’ipotesi che vengano «rimosse persone inadeguate» e ci si possa rimettere a parlare «è residuale», mentre quella principale «è il voto». In ogni caso, da qui al 28 agosto, in attesa di capire come andrà il confronto tra i dem e il Movimento, l’obiettivo della Lega è tenere aperto un cosiddetto “secondo forno” con gli ex alleati. Una strategia chiarissima che punta alla riedizione della maggioranza gialloverde come piano B da offrire ai Cinque Stelle, ove mai non si arrivasse alle agognate elezioni.

LA SPERANZA IN UN FLOP DI ZINGARETTI

La road map per i leghisti è sperare in un flop dei contatti tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, quindi rimettere le lancette della crisi al punto di partenza e, nel corso delle prossime e ultime consultazioni, offrire a Mattarella un nuovo governo gialloverde. A quel punto, come ribadito dal capo dello Stato, nessuno potrebbe precludere «l’espressione di una volontà maggioritaria del parlamento». Insomma, l’obiettivo della Lega è ripetere esattamente quanto accaduto nel 2018: primo tavolo Pd-M5s poi fallito, consultazioni al Colle e nascita del governo Conte. Aspirazioni che al momento rimangono tali.

CONTATTI RISERVATI

Nella giornata del 23 agosto si è diffusa anche la notizia di contatti riservati tra esponenti leghisti e pentastellati. Ambedue i partiti li confermano, ma nulla di più. La Lega preferisce mantenere il riserbo sul livello delle personalità coinvolte. Secondo i Cinque Stelle, invece, si tratta di interlocuzioni solo «occasionali e personali». Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, dal meeting di Rimini, sembra scettico: «Contatti in corso? Non so, io sono qui io e non ce li ho. A Roma comunque ne succedono di tutti i colori». Poi però sposa i 10 punti presentati da Di Maio come base programmatica per uno nuovo esecutivo: «Sono quasi tutti o tutti parte integrante del contratto con la Lega. Cosa voglia dire questo non lo so, però è un dato di fatto».

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