L’asse Lega-Pd festeggia i Giochi e il M5S cerca di salire sul carro del vincitore

Di Maio dice che ha vinto lo sport. La Raggi fa i complimenti. Ma intanto sui grillini piovono critiche: dal presidente del Coni Malagò all'asse del Nord sui grandi eventi.

24 Giugno 2019 21.12
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Raggi non mi ha dato fiducia, Sala Ghedina e Zaia invece sì, questa è la verità». Le parole pronunciate dal presidente del Coni Giovanni Malagò a Losanna nella conferenza stampa che celebra la vittoria della candidatura di Milano e Cortina per i Giochi invernali 2026 sono solo le più nette e chiare di un giro di critiche che piovono sulle due sindache grilline che hanno detto no alla possibilità di accogliere le Olimpiadi. Così il giorno della festa per le amministrazioni leghiste e piddine è anche il giorno del tiro al piccione contro il M5S. «Le ferite sono perfettamente cicatrizzate ma si vedono ancora perché Roma è la mia città», ha detto Malagò, rispondendo a chi gli domandava la differenza fra la candidatura olimpica della Capitale sfumata a metà strada e quella vincente.

LA DIFFICILE SALITA SUL CARRO DEL VINCITORE DEL M5S

Ma le cicatrici restano per tutti, anche se c’è chi fa finta di non vederle come la stessa sindaca Raggi che ha fatto finta di nulla: «Olimpiadi invernali del 2026 si faranno in Italia. Complimenti a tutti coloro che hanno lavorato per questo risultato. Congratulazioni ai colleghi sindaci Sala e Ghedina, buon lavoro», ha scritto infatti la prima cittadina su Twitter. Così, con i Giochi a Milano e Cortina la Lega pigliatutto di Matteo Salvini segna un altro gol e stavolta ha al fianco il Pd in un’inedita alleanza del Nord tra i governatori leghisti di Lombardia e Veneto e un sindaco dem. La vittoria della candidatura costringe invece M5S a una difficile salita sul carro, dopo aver escluso Torino a Cinquestelle dalla corsa delle tre città.


LE CRITICHE AL GRAN RIFIUTO DI TORINO

Nel clima di trionfo nazionale si sprecano le critiche al MoVimento per aver tentato di affossare la sfida come fece Virginia Raggi a Roma con i Giochi estivi 2020 e ci vogliono Sergio Mattarella e Giuseppe Conte per tentare di riportare l’attenzione sull’unità di intenti del Paese. «Vincono l’Italia, il futuro e lo sport: grazie a chi ci ha creduto fin da subito», dice Salvini, «soprattutto nei Comuni e nelle Regioni, e peccato per chi ha rinunciato»: il riferimento è a Chiara Appendino sindaca M5S di Torino. «Grande notizia le Olimpiadi 2026 a Milano-Cortina», gli fa eco in modo inedito il segretario Pd Nicola Zingaretti. «Tutto il sostegno possibile a questa importante sfida che sarà anche un’opportunità di sviluppo e di crescita. Complimenti all’Italia». Ma il vicepremier già usa i Giochi come trampolino per le altre battaglie: «Sulle coperture e sulla flat tax si può fare in fretta come per le Olimpiadi: ci vuole coraggio».

DI MAIO: «HA VINTO LO SPORT E L’ENTUSIASMO DI UN INTERO PAESE»

Luigi Di Maio sceglie toni decoubertiniani. «Ha vinto lo sport, la sua purezza e l’entusiasmo di un intero Paese, lontano da ogni logica di potere, lontano da ogni interesse», ha scritto il capo del M5S. «L’Italia saprà dare il meglio di sé e saprà vincere come fa ogni volta che gioca da squadra». Il sottosegretario cinquestelle Stefano Buffagni, milanese, esorta a «vigilare affinché le infrastrutture che verranno realizzate siano utili ai cittadini anche dopo la fine della rassegna olimpica: niente cattedrali nel deserto e zero sprechi; questo è uno dei punti cardine della candidatura da noi fortemente voluto». Ma da più parti si ricorda il forfait della Torino M5S. Il premier Conte stringe il tricolore ed esulta: «Siamo orgogliosi, ha vinto l’Italia: un intero Paese che ha lavorato unito e compatto». Da Palazzo Chigi si sottolineano anche tutte le importanti ricadute economiche di questa nuova avventura.

IL PARTITO DELLE GRANDI OPERE E DEI GRANDI EVENTI

Il presidente Mattarella, che ha appoggiato fortemente la candidatura, applaude dal Piccolo Teatro di Milano dove si trova al momento della proclamazione. E si unisce idealmente a Palazzo Chigi nel celebrare la vittoria. Resta il sapore di un successo che alcune forze politiche hanno perseguito – Lega e Pd in testa – con i loro alfieri Attilio Fontana, Luca Zaia e Beppe Sala. E il disorientamento di altre, M5S in primis, che hanno guardato con diffidenza il percorso, osteggiandolo anche apertamente per poi arrendersi all’evidenza dei fatti. Un esito che potrà avere ripercussioni anche nella maggioranza, fornendo nuove frecce all’arco di Salvini verso gli alleati-antagonisti. Un «partito del fare», delle grandi opere e della grandi sfide. Prossima fermata la Tav.

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