Lega, M5s e Pd andranno a sbattere, e noi con loro

La situazione politica in Italia si è incartata. Da Salvini a Zingaretti, passando per Di Maio, i leader sono in stallo. Un blocco che per ora favorisce il ministro del Viminale.

17 Luglio 2019 09.50
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Si stanno infilando tutti in un vicolo cieco. In primo luogo Matteo Salvini che ha un tesoretto di consensi che lo mette al riparo dal rischio elettorale ma che al tempo stesso si sta giocando tutto. Se perde, cioè se perde l’alleato M5s, viene consegnato nelle mani di Forza Italia, o di quel che resta, e di Giorgia Meloni che sempre più appare desiderosa di prima scena.

Con Luigi Di Maio oggi Salvini fa quel che gli pare, con Silvio Berlusconi (o chi per lui) e con Meloni dovrebbe trattare e avrebbe concorrenti sul proprio terreno. È questa la ragione per cui resiste alla tentazione elettorale. L’altro motivo è che ha paura.

SALVINI SI DIMOSTRA UN LEADER FRAGILE

Il capo della Lega sa che la situazione che gli si è creata intorno, anche per i suoi evidenti successi, gli attirerà molte attenzioni, quelli della magistratura in particolare. Il Carroccio non ha un passato specchiato, la classe dirigente di Salvini, cioè i nuovi arrampicatori, diversi dai leghisti d’antan, sono voraci e sprovveduti. Il caso Russia lo dimostra. Se si dimostrasse vero, cenare al Metropol per trattare una presunta tangente sarebbe una cosa da imbecilli.

Salvini finge di essere quello che “ce l’ha più duro” ma visibilmente è su di giri, ha paura

Un leghista serio prenderebbe Gianluca Savoini a calci nel sedere. Ma se passi il tempo a stappare birre, come nei film americani, può capitare che non ti accorga delle stupidaggini che stai facendo. Resto poi convinto che il vero rischio che corre Salvini sia la sua fragilità personale. Finge di essere quello che “ce l’ha più duro” ma visibilmente è su di giri, ha paura, ridicola la storia del missile nazi contro di lui, è inadeguato allo scontro e al carico di lavoro e di tensioni che si abbatteranno sempre di più su di lui.

A DI MAIO NON RESTA CHE L’ALLEANZA COL PD

Di Maio ormai è un povero cristo. Si è messo al servizio di Salvini ma questi non gli è riconoscente, gli chiede bassi servigi e incombe su di lui il rischio di un’operazione che spinga i cinque stelle a chiudere con la Lega e ad aprire al Pd e a una sorta di governo di emergenza. In questa circostanza non sarebbe lui il dominus ma dovrebbe passare lo scettro al premier, subire una o più scissioni, metter in conto anche qualche disastro giudiziario.

Un murales nelle strade di Milano (foto di Miguel Medina/Afp-LaPresse).

L’alleanza col Pd si presenterebbe così solo come una stringente necessità ma avrebbe bisogno di una forte motivazione che non potrebbe fare a meno di una autodenuncia per l’alleanza con la Lega. Insomma, Di Maio dovrebbe dire: «Sono stato un vero cretino, adesso provo a dimostrarvelo e cerco di fare meglio». Solo uno intelligente potrebbe essere capace di fare un discorso simile. Un poveraccio no, non può farlo.

I DEM RISCHIANO DI SPACCARSI CON UNA ALLEANZA COL M5S

Il Pd, non avendo costruito finora una strategia di riforme – poche ma buone – in grado di affascinare il Paese, è costretto alla politica politicante, il cui obiettivo primario è mandare a casa Salvini e fare cose con Di Maio o chi per lui. Mandare a casa il ministro dell’Interno è una cosa giusta. Un minuto dopo però verranno i problemi.

I renziani accetterebbero di andare coi pentastellati solo se una loro pattuglia guidata d Maria Elena Boschi avesse un posto di rilievo

Avete presente le piattaforme programmatiche del M5s sui dossier cruciali? Che fa il Pd, si fa dirigere da questi signori che sanno solo dire no? È un problema. Poi: quale Pd? I renziani accetterebbero di andare coi pentastellati solo se una loro pattuglia guidata d Maria Elena Boschi avesse un posto di rilievo. Può Nicola Zingaretti riportare al governo chi ha già largamente fallito e buttato via milioni di voti?

LO STALLO POLITICO FAVORISCE SALVINI

La situazione si è incartata. Ormai anche a livello europeo questo Paese fa ridere. Basta guarda al modo con cui i suoi diversi gruppi parlamentari si sono comportati nel caso delle elezioni della presidente Ursula von der Leyen. Qui solo il Pd porta a casa un successo importante. Questo blocco politico favorisce una persona sola: Salvini. Non puoi dare l’idea di poter dare il pugno che lo manda al ko e poi vederlo resistere in piedi. Vagherà stanco e mezzo suonato per tutto il quadrato, ma starà lì. Conviene, forse, non fare di ogni battaglia quella campale. Continuando sulle metafore della boxe, converrebbe colpire sempre al corpo, insistentemente, con qualche botta sotto la cintura, alla fine un pugile modesto come Salvini crollerà e anche il suo pubblico tirerà un sospiro di sollievo.

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