Francesco Pacifico

Cosa sta succedendo dentro Movimento 5 stelle e Lega

Cosa sta succedendo dentro Movimento 5 stelle e Lega

Oltre alle liti di governo i vicepremier hanno tensioni nei loro partiti. Di Maio vuole ridisegnare il M5s ed emanciparlo da Casaleggio. Salvini è sotto pressione al Nord per l'autonomia e al Sud per le candidature.

03 Maggio 2019 05.12

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Un possibile matrimonio tra M5s e Pd spaventa il Carroccio. E fa sperare quello che rimane di Forza Italia e i governatori leghisti del Nord, che premono come forsennati su Matteo Salvini perché rompa con Luigi Di Maio.

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Ma a ben vedere neppure i due promessi sposi, cioè i grillini e i piddini, sembrano dare credito alle voci di un'alleanza post elettorale. Quel che è certo è che soltanto l'esito delle Europee scioglierà tutte le variabili della politica italiana. Così, per ora, i due partiti di maggioranza passano le giornate a litigare, con Di Maio che, incassata la promessa di dimissioni di Armando Siri, attacca Salvini sul mantenimento delle Province e l’asse con Viktor Orban, e l’altro che replica che bisogna rispettare il contratto sul via libera all’autonomia differenziata. Soprattutto cinque stelle e Lega guardano in casa loro, con i due leader impegnati a rafforzare la loro presa sui rispettivi movimenti e aumentare i voti alle Europee.

DI MAIO PROVA A STACCARE IL M5S DA CASALEGGIO

Dal fronte pentastellato spiegano che al di là di qualche richiamo del mondo vicino a Roberto Fico, Luigi Gallo o Paola Nugnes – nessuno nel Movimento sta dialogando con il Partito democratico. L'ipotesi potrebbe al massimo prendere forma dopo le elezioni, se i grillini scendessero intorno al 20%, i dem li superassero e Salvini provasse a incassare il sempre più probabile successo di giugno chiedendo più ministeri e cambiando l'agenda di governo. Roba da periodo ipotetico del terzo tipo. Cosi Di Maio e i suoi lavorano sue due fronti, nella speranza di arginare l'emorragia dei voti.

I cinque stelle stanno accelerando su cinque provvedimenti: salario minimo, taglio dei parlamentari, acqua pubblica, conflitto d'interessi e nomine della Sanità

In primo luogo, i cinque stelle stanno accelerando su cinque provvedimenti – salario minimo, taglio dei parlamentari, acqua pubblica, conflitto d'interessi e nomine della Sanità – provando a ottenere una prima approvazione in uno dei due rami del parlamento prima delle Europee. In quest'ottica è centrale – come sottolineato anche in queste ore alla presentazione del programma – far passare in Senato i 9 euro lordi di salario minimo, che potrebbero diventare uno spot migliore del reddito di cittadinanza. Che la Lega li appoggi in questa strategia è tutto da vedere, ma la linea è questa.

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Parallelamente Di Maio prova a ridisegnare la forma del M5s, trasformandolo in un partito. Il suo tentativo di dare una struttura territoriale più forte – pare che l'obiettivo finale fosse creare dei direttori per ampliare il peso dei territori rispetto alla moral suasion della Casaleggio – è stato stoppato, con il risultato che la richiesta di stringere alleanze a livello locale si è annacquata in una consultazione con la base dai tempi indefiniti. Ma la necessità di rendere più autonomo il Movimento 5 stelle da Casaleggio è un progetto condiviso da tutta la base parlamentare, come dimostra la protesta tra i gruppi di Camera e Senato alla richiesta della casa madre di un ulteriore contributo per finanziare la campagna delle Europee.

L'AUTONOMIA E L'INCOGNITA CANDIDATURE AL SUD PREOCCUPANO SALVINI

Anche in via Bellerio va avanti il cantiere per costruire la Lega 2.0, cioè con legata a doppio filo con il brand Salvini, tagliando gli ultimi rami con l’era bossiana. Ma, complice la campagna elettorale, il Capitano ha rallentato il completamento delle modifiche allo statuto, anche se dal suo inner circle fanno notare che molti cambiamenti – sulla nomina dei dirigenti e sul finanziamento al partito – si stanno già sperimentando negli statuti delle ramificazioni della Lega nate al Sud. Salvini fa sempre più fatica a frenare le ire dei suoi, stanchi delle pressioni dei pentastellati. Ma ripete appena può che non vuole scossoni al governo fino alle Europee. Però ha già fatto sapere che il Carroccio proverà a bloccare le riforme che Di Maio vuole incassare prima del voto di giugno. Soltanto sul salario minimo ci potrebbe essere un via libera dei leghisti in Senato, ma solo se si profilasse un asse tra M5s e Pd.

Sia il lombardo Attilio Fontana sia il veneto Luca Zaia da settimane chiedono al loro leader di rompere con gli alleati grillini

Un appoggio strategico che, comunque, il partito di Salvini si rimangerebbe nel successivo passaggio alle Camere dopo le elezioni. Sempre il Capitano ha deciso di rilanciare sul dossier Autonomie tanto da minacciare un blitz al prossimo Consiglio dei ministri. Questa mossa ha una doppia valenza: rispondere alle pressioni dei cinque stelle e – soprattutto – tenere buoni i governatori del Nord. Sia il lombardo Attilio Fontana sia il veneto Luca Zaia da settimane chiedono al loro leader di rompere con gli alleati grillini. Forti di quello che si muove nel loro territorio, i due presidenti hanno spiegato a Salvini che se non partirà a breve il federalismo differenziato, il partito rischia di perdere consensi alle prossime scadenze amministrative. Senza dimenticare che sia Fontana sia Zaia hanno ottimi rapporti con il mondo forzista, che spera in un ritorno alle urne.

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Seppure celato dai sondaggi più che favorevoli, in via Bellerio c’è molto malcontento. Oltre ai governatori, c’è in tutto il partito il timore che sul federalismo la Lega si sia infilata in un cul de sac, lasciando ai presidenti di Camera e Senato, il grillino Roberto Fico e la forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati, l’ultima parola sull’iter del provvedimento in parlamento. Difficilmente la Lega riuscirà a evitare che i testi concordati tra le Regioni e il governo vengano emendati. Crea non pochi dubbi poi la discesa di Salvini verso il Mezzogiorno. Anche esponenti di primo piano come il segretario della Lombardia, Paolo Grimoldi, avrebbero fatto notare al Capitano che con una campagna così repentina si rischia soltanto di imbarcare personaggi impresentabili o legati ai vecchi potentati locali. Un timore corroborato anche da alcune inchieste della magistratura. A tutti Salvini dice di aspettare soltanto la chiusura dei seggi delle Europee. Un minuto dopo presenterà il conto al M5s. Ed è pronto anche a far saltare il governo se Di Maio gli darà l’occasione. Questo almeno ripete il vicepremier ai suoi e questo manda a dire agli ex alleati di Forza Italia, alla ricerca di un futuro visto il tramonto sempre più repentino di Silvio Berlusconi.

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