Lega-Pdl, scacco al Celeste

17 Ottobre 2012 20.12
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Roberto Formigoni non si arrende.
E sfida la Lega e Roberto Maroni affermando di voler andare a votare in Lombardia il prima possibile: il 16 o il 23 dicembre.
«Non mi rottama nessuno», ha ripetuto pieno di sé per due volte il 17 ottobre.
Ma secondo Maroni il presidente della Lombardia si è già autorottamato, anzi «la Lombardia si è autorottamata» con l’arresto dell’assessore Domenico Zambetti, accusato di aver comperato voti dalla ‘ndrangheta. 
CONSIGLIO SCIOLTO IL 25. Il governatore ha assicurato che il 25 ottobre, legge elettorale varata o no, il Consiglio regionale si scioglierà.
Il segretario del Carroccio però ha continuato a dire che votare ad aprile, in contemporanea con le politiche, farebbe risparmiare 50 milioni.
Ma per Formigoni sarebbero molti di più i soldi che si perderebbero a stare tanto a lungo senza un governo, in una campagna elettorale lunga sei mesi. 

Il Pdl potrebbe allearsi con la Lega. Ma pesa silenzio di Berlusconi

Chi non è d’accordo sono però i suoi stessi compagni di partito.
Il coordinatore nazionale Ignazio La Russa si è detto «contrario a un voto subito perché di mezzo non abbiamo solo il Natale, ma anche la doverosa necessità di evitare scambi e rotture traumatiche con la Lega addebitabili a noi». 
Il rapporto con il Carroccio è la preoccupazione maggiore del Popolo della Libertà che vuole evitare di consegnare al centrosinistra una Regione simbolo per entrambi, per non parlare del governo del Paese.
COALIZIONE PDL-LEGA. Il segretario della Lega ha aperto alla proposta arrivata da Ignazio La Russa di tenere delle primarie di coalizione per la scelta del candidato che dovrebbe sfidare il centrosinistra alla guida della Lombardia, ma altro non è disposto a concedere.
Anche per questo sia Mantovani, sia La Russa si sono detti disponibili a delle primarie di coalizione per scegliere il candidato al Pirellone. 
Ma l’ipotesi di appoggiare un candidato leghista non viene presa per nulla in considerazione dal governatore: «Immagino sia uno scherzo». 
BERLUSCONI NON SI È PRONUNCIATO. A pesare poi, in quella che sembra sempre di più una partita a scacchi, è l’atteggiamento di Silvio Berlusconi
Il silenzio ufficiale dietro cui si è trincerato il Cavaliere sarebbe la chiave per capire quali siano le sue intenzioni: prendere le distanze il più possibile dal Pdl.
Berlusconi, sarebbe la convinzione che serpeggia nei corridoi di via dell’Umiltà, avrebbe promesso da tempo a Maroni la poltrona della Lombardia.
PROPOSTO ALBERTINI. Ecco perché nel partito provano a prendere delle contromisure proponendo le primarie e facendo pressing su Gabriele Albertini, affinché decida di scendere in campo contro il candidato leghista.
La convinzione dei pidiellini lombardi infatti è che l’ex sindaco di Milano potrebbe essere l’uomo giusto anche per agganciare l’ala moderata (Udc in testa) e avere buone chance nella ‘battaglia’ contro il candidato lumbard, anche se questo dovesse essere lo stesso Maroni. 
RISCHIO DISFATTA ANCHE IN SICILIA. Il fattore tempo non gioca a loro favore. Il tergiversare di Maroni, è il ragionamento fatto nel Pdl, è pura tattica.
Il rischio di nuove inchieste giudiziarie, la tensione per l’atteggiamento del Cavaliere nei confronti del partito e il rischio di débâcle alle elezioni in Sicilia potrebbero essere fattori determinanti per spianare la strada all’ascesa del Carroccio. 

Mancano tre lettere di dimissioni per sciogliere la giunta

Formigoni intanto ha ottenuto lunedì 15 ottobre un impegno scritto dei consiglieri Pdl a dimettersi e ha detto che giovedì 25 saranno consegnate le dimissioni al protocollo. 
Ma in tre non hanno firmato e l’ex assessore Stefano Maullu ha fatto retromarcia.
Se non ci saranno almeno 41 dimissioni in contemporanea, il Consiglio non si scioglierà.
RIUNIONE PER NUOVA GIUNTA. Per lunedì 22 convocata poi una riunione. Motivo: comunicazioni del governatore.
Potrebbe essere l’occasione per presentare la nuova giunta, anche perché il presidente ha detto che proprio «entro lunedì darà vita alla nuova squadra. 
Certo votare a dicembre costringerebbe a rinunciare alle primarie per la mancanza dei tempi tecnici. 
L’unico ad essere pronto, per ora, sembra Roberto Formigoni.

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