Il portavoce di Putin ha negato finanziamenti russi alla Lega

Dmitri Peskov: «Nessuno di noi ha mai dato sostegno finanziario ad alcun politico o partito politico in Italia. Non c'è nessun dubbio». Il Cremlino sostiene di ignorare il ruolo dell'ex deputato di Russia Unita, Vladimir Pligin, nei colloqui all'Hotel Metropol.

16 Luglio 2019 18.20
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Il Cremlino ha negato l’esistenza di finanziamenti russi riconducibili a fonti governative e diretti alla Lega di Matteo Salvini, che sulla vicenda non intende riferire alle Camere ma si è detto pronto a rispondere durante la prossima sessione di question time. In campo è sceso direttamente Dmitri Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin: «Come abbiamo già detto, nessuno di noi dalla Russia ha mai dato sostegno finanziario ad alcun politico o partito politico in Italia. Non c’è nessun dubbio».

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Quanto alla possibilità che le autorità di Mosca collaborino all’inchiesta aperta dalla procura di Milano con l’ipotesi di corruzione internazionale, Peskov si è limitato a un ragionamento formale: «C’è una base giuridica per la cooperazione che può essere attivata in qualsiasi momento su richiesta delle parti».

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IL RUOLO DELL’EX DEPUTATO PLIGIN

Peskov ha poi aggiunto che la figura di Vladimir Pligin, ex deputato di Russia Unita “evocato” all’Hotel Metropol di Mosca dove la trattativa sui presunti finanziamenti per la Lega ha avuto luogo, è conosciuta «abbastanza bene» al Cremlino. Ma gli ambienti governativi russi ignorano «quale sia il suo ruolo nella conversazione» resa pubblica da BuzzFeed, perché «è una questione che non ci riguarda». Secondo quanto riportato dal sito web americano, tuttavia, i cittadini russi presenti alla riunione dell attendevano proprio il ritorno a Mosca dell’ex deputato del parito di Putin per dare «luce verde» all’intera operazione. Gli stretti rapporti tra lo stesso Pligin e il vicepremier russo con delega a petrolio e gas, Dmitri Kozak, sono stati derubricati da Peskov a «meri rumors». Il fatto che i due abbiano studiato insieme all’università e abbiano fondato una società negli Anni 90 non sarebbe altro che «una questione loro personale», di cui il Cremlino «non sa nulla».

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