La svolta a destra di Salvini e i malumori nelle roccaforti del Nord

Andrea Muratore
07/12/2023

La linea sovranista dettata dal segretario in vista delle Europee, e sposata anche dal fedelissimo Crippa, non convince i governatori di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia che puntano su battaglie meno ideologiche, in primis l'autonomia. Il 2024 sarà l'anno della verità: solo con risultati a doppia cifra di voti ed eletti il Capitano potrà mantenere la presa sul Carroccio.

La svolta a destra di Salvini e i malumori nelle roccaforti del Nord

Matteo Salvini per ora ha vinto, anche se solo a casa propria. È riuscito infatti a convincere la Lega che la sua strategia, da qui alle Europee 2024, è l’unica in grado di aumentare i consensi. Così il Carroccio, di lotta e di governo, si è allineato ai sovranisti del Vecchio Continente, virando decisamente a destra. Per la terza volta, dopo il Conte I e il governo Draghi, la Lega è al contempo dentro e fuori l’esecutivo. Dentro, perché ne resta parte integrante con ministri di primo piano. Fuori perché Matteo ha indossato nuovamente i panni del Capitano per fare pressing elettorale sugli alleati, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Il dietrofront del fedelissimo Crippa che ora ha sposato la linea sovranista di Salvini

Persino il suo vice Andrea Crippa, che in passato aveva tentato di convincerlo a scaricare gli scomodi alleati europei, è tornato in prima fila nella battaglia contro l’Europa «degli abusivi». Ecco dunque il ritorno dei soliti cavalli di battaglia: la lotta alla criminalità e all’immigrazione clandestina, le “carezze” ai movimenti sovranisti di estrema destra di Geert Wilders, Marine Le Pen e della tedesca AfD, persino creazione di un “nuovo” nemico, cioè la Cgil di Maurizio Landini. E poi ancora le polemiche su temi come il mercato libero dell’energia e il futuro della Commissione europea (ribadito anche in una lettera aperta al Corsera). Insomma non si butta via niente. Perché da oggi a giugno 2024 sarà campagna permanente.

La svolta a destra di Salvini e i malumori nelle roccaforti del Nord
Andrea Crippa (Imagoeconomica).

L’insofferenza delle Regioni del Nord: prima l’autonomia

Nelle roccaforti del Nord, però, la linea del capo non ha fatto granché breccia. Non è un mistero che da tempo i governatori di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia-Giulia – il trio Zaia-Fontana-Fedriga – cerchino di smarcarsi dall’ombra salviniana. L’avventurismo del segretario potrebbe anche essere tollerato ma solo in cambio dell’autonomia. Se questo cavallo di battaglia venisse abbandonato in favore della nuova torsione nazionalista e conservatrice, difficilmente la fuga in avanti del vicepremier, che aveva già prodotto il contraccolpo della fronda “nordista” a fine 2022, sarà perdonata. Salvini è visto sempre più come un corpo estraneo alle logiche amministrative e l’attenzione dei presidenti di Regione è concentrata su battaglie meno ideologiche. Quanto agli iscritti, le voci di corridoio da Verona a Bergamo, da Varese a Brescia, parlano di una grande stanchezza. «Salvini ha galvanizzato la Lega in passato, ora rischia di deprimerla. Per molti il 2024 sarà l’anno della verità» per decidere se rinnovare o meno la tessera, dice a Lettera43 un autorevole leghista bresciano, sottolineando che Salvini dovrà decidere tra «autonomia, Ponte sullo Stretto e Pnrr o il populismo».

La svolta a destra di Salvini e i malumori nelle roccaforti del Nord
Matteo Salvini e Luca Zaia (Imagoeconomica).

Nella Lega è cominciata la battaglia per entrare in lista

Salvini al momento tira dritto. Rincuorato da un lato dalle ultime tornate elettorali in Europa, come il recente boom dell’amico Geert Wilders in Olanda, dall’altro dalle difficoltà dei partiti alleati di Giorgia Meloni che fanno parte dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr). In Spagna il socialista Pedro Sanchez ha relegato Vox di Santiago Abascal all’opposizione, mentre in Polonia Diritto e Giustizia è prossimo a perdere la guida del Paese. Intanto il segretario della Lega attacca a testa bassa popolari e i socialisti con cui il suo gruppo – Identità e Democrazia (Id) – non vuole avere niente a che fare. Meglio prefigurare un’unione delle destre europee, nonostante sia uno scenarioalquanto improbabile. E su questo, salvo ripensamenti, Antonio Tajani è stato chiaro. Se è vero che alle prossime Europee Id potrebbe guadagnare più seggi di Ecr, gli scenari per il Carroccio sono meno rosei. Tra gli europarlamentari uscenti è cominciata la battaglia per occupare i pochi seggi disponibili visto che del 34,8 per cento del 2019 è destinato a rimanere un ricordo. Da 29 gli eurodeputati padani si sono già ridotti a 24. Vincenzo Sofo è passato a Fratelli d’Italia, Lucia Vuolo, Luisa Regimenti e, da ultima, Stefania Zambelli sono passate a Forza Italia e l’ultrà anti-europeista Francesca Donato è oggi vicepresidente della Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro. In futuro poi le poltrone sono destinate a dimezzarsi. Se si votasse oggi la Lega eleggerebbe tra gli otto e i 10 eurodeputati e per garantirsi un posto in lista è partita la gara di fedeltà al verbo salvianiano. A maggior ragione, le sgomitate si faranno più dure se il partito candiderà il generale Roberto Vannacci.

Solo il 12 per cento degli italiani ha fiducia in Vannacci
Il generale Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Alle Europee Salvini si gioca anche la sua presa sul partito

Tornando a Crippa, su WhatsApp ha scelto come stato la versione in gaelico del famoso slogan di Bobby Sands: «Il nostro giorno verrà». Dal verde d’Irlanda al verde della Lega il passo è breve. Una speranza di tornare agli antichi fasti pre-Papeete? Il Carroccio nel 2019 eleggeva la più folta pattuglia all’europarlamento. Cinque anni dopo, cercando di intercettare l’ondata di destra che soffia dall’Argentina di Javier Milei agli Usa dove Donald Trump è dato per favorito, Salvini ha deciso di puntare tutto sull’usato sicuro: il sovranismo in purezza. Con un obiettivo: ottenere la doppia cifra, di consensi e di eletti. Garanzia di sopravvivenza della segreteria Salvini. Il cui all-in è anche una scommessa sul futuro della sua presa sulla Lega.