Lega, Salvini tenta il M5s sul reddito di cittadinanza

Redazione
26/03/2018

Passa dal reddito di cttadinanza l'ultimo tentativo di avvicinamento tra Lega e Movimento 5 stelle. «Se si trattasse di pagare...

Lega, Salvini tenta il M5s sul reddito di cittadinanza

Passa dal reddito di cttadinanza l'ultimo tentativo di avvicinamento tra Lega e Movimento 5 stelle. «Se si trattasse di pagare la gente per stare a casa dico di no», ha dichiarato Matteo Salvini infrangendo uno degli ultimi tabù del Carroccioo, «ma se fosse uno strumento per reintrodurre nel mondo del lavoro chi oggi ne è uscito allora sì». Con Di Maio, ha aggiunto Salvini, «non ne abbiamo mai parlato, non abbiamo mai parlato di governo e di programmi». «Per serietà», ha concluso, «abbiamo parlato di far partire prima possibile i lavori delle Camere sulle idee che abbiamo su temi come lavoro, giustizia, scuola dobbiamo confrontarci».

PRIMO BANCO DI PROVA SUL DEF. Un tema, quello del reddito di cittadinanza, che sarà sfiorato nella risoluzione sul Def alla quale il Movimento sta lavorando. E il Documento sarà il primo test di una possibile convergenza tematica, tanto che emerge l'ipotesi che la Lega eviterà di votare contro la risoluzione dei pentastellati e viceversa. Il M5s punterà su un approccio espansivo, con focus su investimenti e welfare ma senza annunciare strappi sul tetto del 3% e mandando un messaggio rassicurante all'Ue. L'intenzione pentastellata è inserire nella risoluzione "ami" per tutti: dalla Lega al Pd. E anche per la guida delle commissioni speciali il M5s sembra aprire a una presidenza di Francesco Boccia, in continuità con la precedente legislatura (principio che poterebbe Barbara Lezzi alla guida della commissione speciale a Palazzo Madama). Nella risoluzione M5s un passaggio sul reddito di cittadinanza ci sarà, focalizzato soprattutto sui centri per l'impiego. E, su questo punto, la convergenza con la Lega sembra profilarsi.

DIVERGENZE SULL'ESPULSIONE DEI DIPLOMATICI RUSSI. Certo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini dovranno smussare anche le numerose divergenze, a partire da quelle in merito all'espulsione dei diplomatici russi. Una misura che «aggrava i problemi», denuncia Salvini. Il Movimento, invece, temendo una strumentalizzazione evita qualsiasi commento ufficiale ma, informalmente, sottolinea l'opportunità di aspettare la decisione dei giudici britannici sull'omicidio della spia Sergej Skripal e osserva come non si possa prescindere dall'Ue facendosi in qualche modo carico delle preoccupazioni dei Paesi dell'Est europa rispetto alle politiche putiniane. Al di là dei temi ci sono, poi, i due grandi nodi politici. Il primo è quello della premiership, sulla quale, se Di Maio non sembra avere alcuna intenzione di cedere, Salvini sottolinea: «Non è me o la morte». Per Silvio Berlusconi il premier non può che essere Salvini e il veto di Forza Italia sull'ipotesi di Di Maio a Palazzo Chigi è totale.

SALVINI NON VUOL DISPERDERE L'UNITÀ DEL CENTRODESTRA. Dall'altra parte il M5s non ha alcuna intenzione di sedersi a un tavolo di governo con l'ex Cavaliere e per Di Maio il voto di fiducia a un governo sostenuto anche da Fi resta un problema di fronte ai suoi elettori. Per Salvini, infine, l'unità del centrodestra è al momento un punto tanto irrinunciabile che le Regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia (22 e 29 aprile) potrebbero imporsi come sorta di deadline dopo cui chiudere l'accordo con il M5s sul governo. Troppo importante, per Salvini, mantenere intatta la coalizione data per favorita – con un candidato leghista – a Trieste e dintorni. L'attesa, e la guerra di nervi che partirà con le consultazioni porteranno in qualche modo ad una soluzione: e non è da escludere che, alla fine, il premier sia una terza persona, appoggiato innanzitutto da M5s e Lega.

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