«Legale la Jihad in Italia»

Redazione
06/10/2010

«Siamo di fronte alla volontà del nucleo centrale di Al Qaida di realizzare un attacco forte contro l’Europa». È quanto...

«Legale la Jihad in Italia»

«Siamo di fronte alla volontà del nucleo centrale di Al Qaida di realizzare un attacco forte contro l’Europa». È quanto ha annunciato Gilles de Kerchove, coordinatore della lotta al terrorismo dell’Unione Europea, in merito all’ultimo dossier statunitense sui possibili attentati nel vecchio continente.
Affermazione che non è stata ascoltata dai giudici del Tribunale di Monza, che il 6 luglio scorso, hanno assolto due marocchini dall’accusa di terrorismo internazionale, perchè «senza aver compiuto atti preparatori ulteriori rispetto al mero parlare di obiettivi, strumenti, modalità, ragioni ideali, non può essere considerato reato», anche se «il progetto in se era pericoloso» ed «era prossimo a realizzarsi».
È questa una delle motivazioni con cui la Corte d’Assise di Monza ha assolto i due uomini, che, stando alle indagini della Procura di Milano, avrebbero progettato attentati a caserme, supermercati e centri commerciali di Milano.
I giudici avevano assolto Abdelkader Ghafir, difeso dall’avvocato Barbara Manara, e condannato Rahid Ilhami a un anno e sette mesi di reclusione, ma solo per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La Corte, nelle motivazioni depositate, ha spiegato che «il progetto in sè considerato di compiere attentati, non sfociato in atti ulteriori rispetto al mero parlare di obiettivi, strumenti, modalità, ragioni ideali, non può quindi essere considerato reato».
Per questo motivo, non significa che «il progetto in sè non abbia rivestito carattere di pericolosita». Anzi, ha proseguito la Corte, «è merito del lungo e faticoso lavoro della Digos, attraverso i pedinamenti, gli ascolti delle conversazioni (…) l’esame del materiale scaricato dalla rete (…) se il progetto non è riuscito a superare la soglia ulteriore e a concretizzarsi».
Sebbene, dunque, non sia reato, la pericolosità del «progetto vagheggiato» ha portato i giudici ad applicare ai due, scarcerati a luglio dopo un anno e mezzo di detenzione, la misura della libertà vigilata per due anni. E ad agosto poi sono stati espulsi dall’Italia.