Legge elettorale, c’è l’intesa

Redazione
26/08/2012

L’aria è già quella da campagna elettorale, con scambi di accuse incrociate tra i partiti e lo ‘sberleffo’ di Beppe...

Legge elettorale, c’è l’intesa

L’aria è già quella da campagna elettorale, con scambi di accuse incrociate tra i partiti e lo ‘sberleffo’ di Beppe Grillo, ma in realtà l’ipotesi del voto a novembre sembra allontanarsi. Nell’ultima settimana di agosto dovrebbe chiudersi tra i partiti di maggioranza l’accordo sulla riforma elettorale.
«Siamo determinati a fare una nuova legge», ha assicurato Angelino Alfano che, come Pier Luigi Bersani, ha negato un automatismo tra la riforma del Porcellum ed il voto. Elezioni che a questo punto potrebbe svolgersi solo con un leggero anticipo tra febbraio e marzo.
SCIOLTI I NODI PRINCIPALI. L’intesa per cambiare il Porcellum, hanno spiegato fonti del Pd, è ormai solo una questione di volontà politica: i nodi principali, premio al partito e un mix tra collegi e liste bloccate, sembrano sciolti ma l’accordo potrebbe ancora una volta saltare nel caso in cui uno dei partiti di maggioranza decidesse di prendere ancora tempo. Un’intesa che dovrebbe palesarsi mercoledì 29 agosoto alla riunione ristretta del comitato al Senato prevista dopo la valutazione del quadro complessivo della riforma da parte degli gli sherpa del Pdl, Pdl e Udc in programma tra il 27 e il 28.
ALFANO: «NO ALLE ELEZIONI ANTICIPATE». Anche il Pdl, stando alle parole di Alfano, ha rotto gli indugi sulla volontà di chiudere. Precisando che, comunque, una nuova legge «non alza il sipario sulle elezioni anticipate». Intanto, ha spiegato il segretario Pdl, «facciamo la legge, poi usiamo al meglio il tempo che abbiamo per avviare una svolta economica e quindi andremo al voto tra sei mesi nella chiarezza e nella distinzione delle squadre e dei programmi». Tempistica confermata anche dal governatore lombardo Roberto Formigoni: «Ci potrebbe essere un leggero anticipo delle prossime elezioni politiche perché si tengano non a marzo ma a febbraio».
PDL, PIANO CONTRO LA RASSEGNAZIONE. I partiti sarebbero insomma ai blocchi di partenza. Perché anche per Alfano, come per Bersani, l’ipotesi di un bis di grande coalizione «è un ipotesi molto remota». Silvio Berlusconi «guida una campagna elettorale per puntare al pareggio? Noi corriamo per vincere e governare», ha sostenuto con convinzione annunciando che il programma del Pdl «sarà un grande piano ‘contro la rassegnazione’».
UDC VICINA AL PD. Parole che hanno suscitato l’ironia di Fli orientato a costruire, insieme con l’Udc, quella che il segretario centrista Lorenzo Cesa ha definito «una via nuova per i moderati italiani, rifiutando le suggestioni di un bipolarismo primitivo che è morto e sepolto». Ma l’ipotesi dell’Udc che, dopo il voto, sceglie di governare insieme al Pd, ormai sempre più ai ferri corti con l’Idv, ha scatenato l’ira del Pdl. «Ma Casini non si sente alieno dal Pd post-comunista?», ha provocato Fabrizio Cicchitto. «Oggi è indubbio che l’Udc è più vicina al centrosinistra che al centrodestra», ha replicato a distanza Rocco Buttiglione che ha chiesto a Bersani di «garantire» per Vendola sulla necessità proseguire con la linea del rigore avviata dal governo Monti.