Legge Porcellum e «deputtane»

Antonietta Demurtas
24/09/2010

Quando lo scontro politico è a luci rosse

Legge Porcellum e «deputtane»

Una legge che favorisce la prostituzione. Sembra questa la principale responsabilità dell’ultima legge elettorale, almeno a sentire le dichiarazioni che scaturiscono ogni volta che si parla della Porcellum. Forse perché evocativa, forse perché usata come capro espiatorio per manifestare un malessere che ormai in molti sentono: la corruzione dei costumi parlamentari, l’uso del sesso come moneta di scambio per ottenere un incarico politico.
E visto che le donne in Parlamento sono di per sé una stranezza, legare la loro presenza alla loro avvenenza è ormai un tema di attualità, di routine, di sana misoginia italica.
Questione di «mignottocrazia», insomma, come scrisse Paolo Guzzanti nel suo blog, con esplicito riferimento a «un sistema di potere basato sui corpi giovani e belli” nonché «all’uccello sovrano e ai servizi da esso ricevuti».

Video: Paolo Guzzanti e la mignottocrazia ospite alla trasmissione Tetris

Video: Paolo Guzzanti intervistato a repubblica tv sul sistema di potere basato sui corpi giovani e belli

Interrogarsi sul ruolo della donna in politica piace a molti, primo fra tutti a Klaus Davi, che nelle sue ultime interviste della trasmissione Klauscondicio proprio sull’argomento ha fatto cadere in fallo gli onorevoli intervistati.
L’ultimo è Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, che parlando di intelligenza e bellezza, come già aveva fatto sul sito online Predellino.it, di cui è editore editoriale, ribadisce che «è assolutamente legittimo che ognuno usa quel che ha…perché dobbiamo preoccuparci di essere moralisti».
«E se un uomo o una donna decidessero di fare coming out e dire: io una volta l’ho data per fare carriera, non dovremo criminalizzarla?» chiede l’intervistatore. «No», risponde l’onorevole, che ricorda come in fondo anche nel film Rivelazioni (1994) «Michael Douglas fa carriera grazie alla relazione con il proprio capo, Demi Moore».

Video intervista di Giorgio Stracquadanio a Klauscondicio

Un’intervista che si merita un richiamo su tutti i quotidiani di oggi con toni più o meno seri e risposte più o meno indignate (Filippo Ceccarelli su Repubblica, Annamaria Bernardini de Pace su Il Giornale…) anche se il focus non è sulla domanda di Klaus Davi «sono solo le donne che usano il corpo o anche gli uomini?». E non è la risposta di Stracquadanio, «Anche gli uomini», quella che fa il giro del Paese.
Perché per tradizione è la donna che si prostituisce sugli scranni, come ha ricordato una settimana fa  Angela Napoli, deputata ex Pdl e ora in Futuro e libertà.

Video: intervista ad Anhela Napoli a Klauscondicio

«Anche la prostituzione può diventare un criterio di scelta per entrare in Parlamento?», chiedeva Klaus Davi all’onorevole Napoli, «è chiaro che essendo nominati non si punta sulla scelta meritocratica e la donna spesso è costretta per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o ad assecondare quelle che sono le volontà del padrone» rispose.
Ancora Porcellum, ancora dichiarazione a luci rosse, ancora «deputtane», come le chiamò  per sbaglio una giornalista di Skytg24 lanciando il servizio sulle dichiarazioni di Angela Napoli. Dopo le parole di Napoli ci furono reazioni infuocate: «Attacco squallido e infamante, faccia i nomi!» chiesero le politiche scandalizzate, dalla Perina alla Mussolini, anche il presidente della Camera in quell’occasione auspicò una rettifica dell’onorevole. Scuse che arrivarono subito.
Ma forse non sono bastate a cancellare quell’accusa di “buon costume» che, oltre all’esponente di Fli, Barbara Contini, che se la prese con «minigonne» e «tacchi a spillo» delle colleghe del Pdl, ricorda tanto l’editoriale della politologa Sofia Ventura «Donne in politica: il velinismo non serve» scritto sulla rivista Fare futuro il 27 aprile del 2009.
Partendo dall’anomalia tutta italiana della bassa percentuale di donne elette alla Camera dei deputati (21,3%), la politologa evidenziava il vero problema: «la pratica di cooptazione di giovani, talvolta giovanissime, signore di indubbia avvenenza ma con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità».
Un editoriale che, anche quella volta, riaprì il vaso di Pandora e dal quale giornalisti, politici e presentatori attingono ogni volta che si vuol fare impennare l’audience, crescere le vendite o trattare la questione morale. Allora il tema “donne e politica» scoppiò alla vigilia delle elezioni europee, quando si parlava di veline e starlette come possibili candidate nelle liste elettorali. Quando i quotidiani pubblicarono il poster elettorale di Patrizia D’Addario, la escort candidata in una lista del centrodestra insieme a un’altra ragazza-immagine.
Allora fu Emma Bonino a denunciare come «la selezione della classe dirigente, anche al maschile, non gode di grande salute». Ma il senatore del partito radicale parlava di cooptazione maschile e femminile. Deputtane e deputtani insomma.

Video: Emma Bonino parla ad Annozero

Perché non è solo una questione di femmine, il vendersi non ha sesso, né colore politico. E se l’accusa fatta da Sabina Guzzanti al No Cav Day in Piazza Navona a Roma l’ 8 luglio 2008: «non puoi mettere alle pari opportunità una che ti ha succhiato l’uccello», era un fin troppo esplicito riferimento al ministro Mara Carfagna, l’accusa era rivolta a chi nomina e decide. Ma anche lì era sul corpo delle donne che si mirava.

Video: Sabina Guzzanti al No Cav Day in Piazza Navona a Roma l’ 8 luglio 2008

Chissà cosa avrebbe detto oggi Moana Pozzi se fosse viva, lei, che nelle elezioni politiche del 6 aprile 1992 si candidò insieme a Elena Anna Staller, in arte Cicciolina,  Barbarella ed Eva Orlowschi. Nello spot elettorale del partito dell’amore Moana diceva: «con l’amore si possono vincere i veri mali della nostra società».

Video: Moana Pozzi presenta il Partito dell’amore alla Tribuna elettorale

D’altronde come scriveva Ennio Flaiano (“Taccuino del marziano”, 1960, postumo, 1974), «Più una società è stanca, più ammira nella prostituzione la caduta dei suoi stessi ideali».