Leghisti nel bunga bunga

Redazione
28/01/2011

Il leader della Lega Nord Umberto Bossi fa un passo indietro rispetto alla richiesta di dimissioni di Gianfranco Fini da...

Leghisti nel bunga bunga

Il leader della Lega Nord Umberto Bossi fa un passo indietro rispetto alla richiesta di dimissioni di Gianfranco Fini da presidente della Camera. «Bisogna abbassare i toni», ha risposto il 28 gennaio 2011 il Senatùr a precisa domanda sulla vicenda della casa di Montecarlo (leggi l’articolo). Del resto, oltre al tortuoso iter  sul sul federalismo fiscale (leggi l’articolo), il Carroccio avrà presto altre grane a cui pensare.
Ben due esponenti della Lega Nord, infatti, sono entrati indirettamente nello scandalo di Ruby Rubacuori, la minorenne marocchina al centro dell’inchiesta della procura di Milano sulle feste di Arcore del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Da un lato con Matteo Brigandì, componente laico del Csm, storico avvocato di Bossi, dall’altro con Francesco Belsito, sottosegretario all’Economia, leghista di Genova molto vicino al cerchio magico del ministro per le Riforme.
IL DOSSIER BOCCASSINI E IL BIGLIETTO DA VISITA. Il primo, secondo una ricostruzione del quotidiano la Repubblica di venerdì 28 gennaio 2011, sarebbe stato il responsabile dell’uscita di notizie dal Csm sul pm Ilda Boccassini relative a un procedimento interno alla magistratura del 1982 e pubblicate dal Giornale il 27 gennaio 2011. Il secondo è coinvolto perché un suo biglietto da visita sarebbe stato trovato tra le carte di Karima El Marhoug durante la perquisizione nella sua casa di Genova.
Del resto, sussurra qualcuno in via Bellerio, Belsito è stato per tanti anni un pr della discoteca Cezanne di Genova. E secondo chi ha letto le carte dell’indagine del pm Ilda Boccassini, Ruby avrebbe avuto il numero di telefono «di Francesco B. Sottosegretario al ministero economico».
Brigandì si difende dalle accuse e minaccia querele. Ma Magistratura Democratica, che conta tre membri togati del Csm, sarebbe intenzionata a presentare un esposto al vicepresidente Michele Vietti per capire chi siano i responsabili della fuga di notizie sulla pratica della Boccassini.

Brigandì: «ho letto il fascicolo e poi l’ho restituito»

«Se fosse vero sarebbe un fatto molto grave». Con queste parole il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, ha commentato la notizia pubblicata da Repubblica, secondo la quale sarebbe stato Brigandì a passare al Giornale le carte sul procedimento disciplinare subito trent’anni fa da Ilda Boccassini, uno dei Pm che sta indagando su Silvio Berlusconi per la vicenda di Ruby. Se la notizia fosse vera, sostiene Cascini, sarebbe «la prova ulteriore di un uso abusivo di poteri pubblici come strumento di lotta politica».
Pronta la replica dell’ex onorevole leghista, dimessosi nel 2010 e poi ritornato in auge nel Csm alla fine dello stesso anno. «Ovviamente non sono stato io e se qualcuno sostiene questa cosa ne risponderà nelle sedi legali possibili». E ancora: «ho chiesto al Csm una serie di documenti, compreso quel fascicolo, che ho letto per un quarto d’ora e poi ho restituito», dice Brigandì, che fa sapere di aver scritto una lettera al vice presidente Michele Vietti per chiedergli di «far luce» sulla vicenda.
«È IL MIO COMPITO ISTITUZIONALE». «Con il Giornale non ho nessun tipo di rapporto, tranne che per qualche intervista», ha aggiunto Brigandì. Non ho rapporti nemmeno con il direttore, con il quale mi sembra addirittura di aver avuto qualche causa. Insomma, non ho niente da spartire con questa testata, che non è nemmeno del mio partito, né ho incontrato nessuno nell’ambito giornalistico».
Per Brigandì, insomma, non c’è nulla di strano nel fatto che abbia chiesto alla segreteria della sezione disciplinare del Csm di vedere quelle carte: «ne ho viste a decine, è il mio compito istituzionale; stavolta dovevo guardare una cosa di cui avevo interesse, un problema di diritto contenuto in quel procedimento». Ma allora chi ha passato le carte?
«Siamo alla logica del colpirne uno per educare tutti», ha affermato l’europarlamentare dell’Italia dei Valori Luigi De Magistris. «Per farlo, ci si serve perfino dei consiglieri del Csm: qualora venisse accertato quanto denunciato oggi da la Repubblica, infatti, Matteo Brigandì avrebbe compiuto un atto gravissimo, che dovrebbe spingerlo alle dimissioni oppure dovrebbe portare il Csm a sanzionarlo duramente».

Belsito e quella laurea misteriosa

Francesco Belsito, ex esponente di Forza Italia nella ‘corrente’ guidata da Alfredo Biondi, è entrato in Lega Nord nel 2006, trovando, con il tempo, un posto di tutto rispetto: tesoriere del partito di Umberto Bossi. Tributarista, molto amato dalla famiglia Bossi, vicino al capogruppo della Lega alla Camera Marco Reguzzoni, prima di finire tra le carte di Ruby Belsito era salito agli onori delle cronanche a febbraio 2010 quando diventò sottosegretario all’Economia in sostituzione di Maurizio Balocchi, morto dopo una lunga malattia.
MALTA O LONDRA? In via Bellerio, infatti, sede del Carroccio, non hanno mai creduto alla sua laurea in Scienze Politiche. Qualcuno sostiene che l’abbia presa a Malta, lui spiegò di averla presa a Londra. Anche se il Secolo XIX testimoniò con tanto di prove che la sua iscrizione all’università di Genova era stata annullata. Ora sul sito del ministero è rimasta la laurea, che è in fondo quella che conta.