Allarme legionella nel Milanese

Allarme legionella nel Milanese

25 Luglio 2018 07.55
Like me!

Sono in totale 26 i casi accertati di legionella nell'area di Bresso, nel Milanese, 2 dei quali segnalati oggi. Tra questi nei giorni scorsi si sono registrati 3 decessi, persone molto anziane o già debilitate da patologie croniche concomitanti. All'Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, è stato riferito, si trovano attualmente 5 pazienti ricoverati: 3 sono in condizioni stabili, 2 sono in miglioramento. A loro si aggiunge una donna di 65 anni, rimasta in osservazione per la giornata di ieri e già dimessa. Al Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, invece, sono stati gestiti 17 casi, compresi i 2 nuovi che si sono aggiunti stamane. Fino a ieri si erano registrate già 4 dimissioni, e tutti i pazienti attualmente ricoverati sono stati dichiarati in condizioni stabili, in lento miglioramento.

I CASI ACCERTATI SALGONO A 26

Continua a salire il bilancio delle vittime dell'emergenza legionella a Bresso, nel Milanese. Dopo i due anziani, Lino Mazzola e Eden Stocchi, entrambi di 94 anni, morti tra 23 e 24 luglio, un'altra donna è deceduta mercoledì 25 luglio per le complicanze sopraggiunte dopo aver contratto il batterio. La vittima aveva 84 anni ed era ricoverata all'ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, dove sono avvenuti gli altri due decessi (leggi anche: cos'è la legionellosi e quali sono i sintomi). Al momento i casi accertati sono 26, tutti nell'area di Bresso. Al 25 luglio si sono registrate 4 dimissioni, mentre i ricoverati sono in condizioni stabili, in lento miglioramento.

LA PROCURA DI MILANO HA APERTO UN'INCHIESTA

Sulla dinamica dei decessi, la direzione sanitaria del Bassini non ha finora rilasciato commenti. La procura di Milano aprirà a breve un'inchiesta, al momento a carico di ignoti e senza ipotesi di reato. Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano ha voluto, però, precisare che «non si tratta di un'emergenza, anche se chiaramente sul fatto che si ripresenti ciclicamente a Bresso faremo verifiche». Un'inchiesta su alcuni casi a Bresso tra il 2014 e il 2015 venne aperta e poi archiviata. La legionella, è stato chiarito, è un batterio non debellabile.

L'ASSESSORE REGIONALE: «SITUAZIONE CRITICA»

Di situazione «critica» e «complessa» ha parlato l'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera. Per fronteggiare l'emergenza e, soprattutto, individuare la fonte dell'agente patogeno Regione Lombardia e Comune hanno attivato una task force. Per venerdì 27 luglio sono attesi i risultati delle analisi sanitarie, condotti dal dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria della Ats della Città metropolitana di Milano. Sono in tutto nove i pazienti con legionella ricoverati al Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, tutti provenienti dall'area di Bresso. Hanno un'età media di 70 anni, e hanno tutti diverse patologie concomitanti legate anche all'età. Due di loro sono migliorati rapidamente e sono già stati dimessi; per le persone ancora ricoverate, i clinici confermano «condizioni perlopiù stabili, in lento miglioramento». Il consorzio dell'Acqua potabile (Cap) ha già campionato 13 diversi punti della città, ma con esito negativo rispetto alla presenza del batterio. Le analisi sono state condotte nei giorni scorsi e tutti i campioni esaminati sono stati presi nella zona dove abitano le persone che si sono ammalate. Dal gruppo Cap spiegano inoltre che sono previsti altri prelievi e che non ci sono stati lavori sull'acquedotto di nessun tipo. In costante contatto con l'amministrazione comunale di Bresso, i tecnici del Gruppo Cap ricordano che l'acqua si può bere tranquillamente. Simone Cairo, il sindaco di Bresso, ha richiesto nuove «indagini e rilievi in collaborazione con Arpa e Ats per verificare anche l'aria» e «non escludere nulla». Ha poi ribadito che tutte le ipotesi sono sul campo: «Le indagini e i rilievi negli acquedotti sono risultati negativi», ha aggiunto, «aspettiamo invece quelli effettuati nelle residenze delle persone che sono state ricoverate. C'è il sospetto in alcuni casi è che si stia sviluppando una coltura della legionella negli ambienti domestici».

IL DECALOGO PER EVITARE DI CONTRARRE IL BATTERIO

Intanto il Comune di Bresso guidato dal sindaco Simone Cairo ha attivato un tavolo di lavoro con gli amministratori dei condomini nei quali si sono verificati i casi di legionellosi per concordare gli interventi di sanificazione e bonifica necessari. Inoltre ha stilato un decalogo di comportamento per i cittadini. Norme rilanciate anche dall'assessore Gallera. «La legionella», ha sottolineato, «non si trasmette bevendo l'acqua, attraverso gli alimenti o con il contatto personale, ma per inalazione. Dunque per evitare il contagio è molto importante pulire i filtri dei rubinetti, lasciare scorrere l'acqua e aprire le finestre quando si fa una doccia calda e pulire molto bene i bacini d'acqua stagnante», ma anche evitare l'utilizzo di vasche idromassaggio e, all'esterno delle abitazioni, stare lontani dalle fonti di acqua vaporizzata, come irrigatori automatici o fontane.

L'EPIDEMIA DEL 2014 A BRESSO

A Bresso non è la prima volta che esplode un'epidemia di legionella: nel 2014 si verificò una situazione simile. In quel caso i casi di contagio furono sei di cui uno mortale. L'epidemia si sviluppò però nell'arco di mesi, mentre adesso in pochi giorni. I primi casi sono stati infatti segnalati alle Ats circa una settimana fa.

Legionellosi: cos’è e come si trasmette

Chiunque può contrarre la legionellosi. Secondo le statistiche dei casi registrati, tuttavia, i soggetti più a rischio sono gli individui di sesso maschile e di età avanzata. Le probabilità si alzano per i fumatori e i consumatori abituali di alcool. PARTICOLARMENTE ESPOSTI I MALATI DI TUMORE.

Allargando lo sguardo, l'Italia è il Paese europeo in cui si ha il maggior numero di casi di infezioni da legionella pneumophila. Secondo l'ultima edizione del rapporto annuale del centro europeo per il Controllo delle malattie (Ecdc) che si riferisce al 2015, nel nostro Paese ci sono stati 1.535 casi confermati su oltre 7 mila, un numero in costante ascesa sia da noi che in tutto il continente. Quattro Paesi, Germania, Francia, Italia e Spagna hanno circa il 70% dei casi europei, riporta il documento. Proprio la Francia è seconda 'in classifica' nel 2015 con 1.350 casi. Il tasso di mortalità registrato nel continente è dell'8%, e a essere colpiti sono in prevalenza maschi sopra i 65 anni.

AUMENTANO I CASI: ECCO PERCHÉ

Tra il 2011, anno di inizio della sorveglianza, e il 2015 i casi sono in costante ascesa in tutto il continente, segnala l'Ecdc. «Questo trend è probabilmente dovuto a diversi fattori», si legge nel report, «fra cui una migliore sorveglianza, l'invecchiamento della popolazione, l'aumento dei viaggi e i cambiamenti climatici. Questi ultimi dovrebbero portare a un aumento delle forti piogge e a temperature più alte, condizioni meteorologiche associate a una incidenza più alta sia per effetto diretto nel ciclo di vita del batterio che per l'uso maggiore di potenziali fonti di contagio come i condizionatori con torri di raffreddamento».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *