L’Egitto secondo gli Usa

Redazione
03/02/2011

di Michele Esposito C’è l’uomo delle folle, quel Mohamed El Baradei premio Nobel per la Pace (leggi il profilo di...

di Michele Esposito

C’è l’uomo delle folle, quel Mohamed El Baradei premio Nobel per la Pace (leggi il profilo di El Baradei) che in molti, in Egitto, indicano come la soluzione più gradita a un popolo che non accenna a placare la sua ira.
C’è l’uomo forte delle istituzioni, Amr Moussa, attuale segretario generale della Lega Araba ed ex ministro degli Esteri e quindi avvezzo a trattare con il variegato puzzle geo-politico mediorentale.
Resta forte l’influenza di Mohamed Badie, leader del più grande gruppo dell’opposizione, i Fratelli Musulmani. Infine, si è fatto avanti Ahmed H. Zewail, premio Nobel per la Chimica, pronto a tornare in patria per costituire un consiglio di saggi che riscriva la Costituzione (guarda la photogallery sui volti dell’opposizione egiziana). Il dopo Mubarak, in Egitto, pare essere già cominciato.

«Il nuovo leader deve nascere dall’Egitto stesso»

Ma la successione all’uomo che per 30 anni ha guidato il Paese assicurando relativa stabilità a tutta l’area mediorentale è una questione internazionale. E, soprattutto, cruciale per la politica estera degli Stati Uniti, che già il primo febbraio, hanno avuti contatti con El Baradei attraverso l’ex ambasciatore Usa al Cairo (leggi l’articolo sull’incontro tra l’ex ambasciatore Wisner e i capi dell’opposizione egiziana).
SÌ ALLA CONTINUITÀ. «La soluzione migliore sarebbe che al potere salisse qualcuno capace di soddisfare le esigenze del popolo e allo stesso tempo di mantenere una sorta di compromesso internazionale che deve essere preservato», ha spiegato a Lettera43.it Roberto Aliboni, vicepresidente dell’Istituto di Affari Internazionali e fondatore della Mediterranean Study Commission. In questo senso, «sia El Baradei che Amr Moussa sarebbero l’opzione più gradita agli Stati Uniti, anche se credo che Moussa possa dare maggiori certezze» (leggi l’articolo sui rapporti tra Stati Uniti ed Egitto).
In ogni caso, qualsiasi soluzione alternativa «alla persistenza della situazione attuale» è preferibile anche perché «le dichiarazioni di Mubarak non sono bastate a riportare la calma».
POLITICA ASFITTICA. Giampaolo Calchi Novati, direttore del Programma Africa dell’Istituto per gli Studi di Politica internazionale, interpellato da Lettera43.it si è detto meno ottimista: «Oggi in Egitto non ci sono uomini politicamente influenti perché il Paese, provato da anni di elezioni fasulle, ha un campo politico asfittico».
Nonostante ciò, «l’uomo nuovo dell’Egitto deve nascere dall’Egitto stesso», ha messo in chiaro, dicendosi «scettico» sulle candidature sia di El Baradei che di Zewail, «personaggi che vengono dall’esterno rispetto al contesto politico nazionale».

I Fratelli Musulmani non prenderanno il sopravvento

Sul rebus politico egiziano, incombe tra l’altro lo spettro dei Fratelli Musulmani (leggi il profilo dei Fratelli Musulmani) una delle forze più influenti nel panorama nazionale che, tuttavia, porterebbe al Cairo il rischio di una soluzione eccessivamente anti-americana e filo-islamica.
«La Fratellanza è l’unico partito organizzato dell’Egitto. È composto da molti professionisti ed è forte nella società civile ma potrà rivestire al massimo un ruolo di cogestione nella compagine al governo», ha spiegato Calchi Novati sicuro che «l’islamismo politico in Egitto non è attendibile» come in altri Stati dell’area.
D’accordo anche Aliboni, secondo il quale «i Fratelli Musulmani non prenderanno il sopravvento ma avranno comunque un posto in un futuro governo liberamente eletto».
TORNA IL NOME DI SULEIMAN. Nel frattempo, in caso della fine anticipata del regime di Mubarak, è probabile che la transizione sia «guidata da una coalizione allargata, con il consenso dei militari. E questa è un ipotesi ben vista dagli Stati Uniti».
Una transizione che, per Calchi Novati, «potrebbe essere condotta da Omar Suleiman», ex capo dei serivizi segreti e eletto vicepresidente negli ultimi giorni. Quel Suleiman che sarebbe gradito agli Usa e che, guarda caso, i dispacci diplomatici americani rivelati da Wikileaks davano come uno dei nomi più accreditati per il dopo Mubarak, più del figlio minore del raìs Gamal.