Leila, la rovina di Cartagine

Redazione
18/01/2011

di Alessandro Carlini Rovinati da una parrucchiera. I tunisini si stanno rendendo conto che il baratro nel quale è finito...

di Alessandro Carlini

Rovinati da una parrucchiera. I tunisini si stanno rendendo conto che il baratro nel quale è finito il loro Paese è stato scavato da Leila Trabelsi, la seconda moglie dell’ex presidente Zine el Abidine Ben Ali, la donna che ha costruito un impero personale basato sulla corruzione, un «sistema mafioso» come è stato definito da molti.
L’AMMISSIONE DEL PREMIER. Non lo pensano più solo i manifestanti che sono riusciti a liberarsi dell’ex capo di Stato e della sua ingombrante moglie, riparati in Arabia Saudita. Ma ora anche il premier tunisino, Mohammed Ghannouchi: «Avevamo la sensazione che fosse lei a governare», ha dichiarato. «Nei primi anni al potere, Ben Ali ha retto molto bene la Tunisia, ma poi c’è stato un cambiamento importante a causa dell’arricchimento illecito di una parte del suo entourage».

Leila, il vero potere all’ombra del marito

Dopo aver distrutto fino alle fondamenta il Paese nordafricano, arrivando a controllare in pratica tutto, dalle costruzioni ai trasporti, l’ex first lady ha voluto fare un ultimo sgarro alla gente che diceva di amare: ha sottratto 1,5 tonnellate di lingotti d’oro dai forzieri della Banca di Tunisia, per un valore di 45 milioni di euro.
Come ha commentato il giornale online Daily Beast il vero danno è quello che Leila si è lasciata alle spalle: un aumento della disoccupazione e un rincaro di prezzi insostenibile. Un sistema economico in ginocchio. Tutto questo per la sua fame di soldi, la sua avidità che non hanno conosciuto limiti.
IL LUSSO COME UNA DROGA. La donna, 53 anni, e di 20 più giovane del marito, proviene da un ambiente modesto. È stata per anni una parrucchiera, ma una volta diventata la first lady è stata definita da due giornalisti francesi, Nicolas Beau e Catherine Graciet, la «reggente di Cartagine», per il suo amore sconfinato per il lusso e soprattutto per il modo in cui è riuscita a governare il Paese alle spalle del marito.
Ed è anche per questo che molte delle proteste di piazza di questo mese si sono rivolte proprio contro la famiglia presidenziale, con atti vandalici mirati anche alla distruzione delle auto di lusso e delle ville dei Ben Ali e dei loro parenti.
DEGNA EREDE DI WASSILA. Collerica, vorace, senza scrupoli, una moderna Caterina de’ Medici, da quando ha sposato il suo amante la sua sete di denaro e la sua abilità nel sistemare i suoi ne hanno fatto la degna erede di Wassila Bourguiba che governò la Tunisia all’ombra del vecchio e malato marito.
SETTORI D’INTERESSE. Immobiliare, turismo, industria alberghiera, telefonia, internet, dogane, perfino il contrabbando, tutto quel che generava denaro è stato preda della rapacità della first lady.
«Dalla mattina alla sera consumiamo Trabelsi. La mattina mangiamo il burro Trabelsi, quando andiamo al lavoro prendiamo autobus Trabelsi, anche il nostro letto è un Trabelsi». È solo uno dei moidi di dire che circolano in Tunisia su Leila e sul suo monopolio sugli affari tunisini.

Dalla spazzola al palazzo di Tunisi

Tutto passava per la famiglia, con le minacce di cui la “reggente” era prodiga verso chiunque osasse porsi sul suo cammino. Non solo, il clan da lei creato arrivava addirittura a chiedere una sorta di pizzo a chi volesse intraprendere una nuova attività.
La sua ascesa finanziaria era cominciata a metà degli anni ’90, quando al momento delle privatizzazioni i Trabelsi avevano acquistato società a prezzi simbolici rivendendole a industriali o uomini d’affari. Da lì sono state accumulate ricchezze in tutto il mondo, beni a Dubai, Malta, Argentina, Francia, Svizzera.
L’INCONTRO CON BEN ALI. Leila, classe 1957, cresciuta in un quartiere povero di Tunisi, nel salone di parrucchiera dove lavorava conobbe nei primi anni ’80 il primo marito, da cui divorziò dopo tre anni di matrimonio. Invischiata in piccole truffe doganali, e arrestata, avrebbe incontrato in tale occasione l’allora capo della sicurezza Ben Ali, almeno secondo la ricostruzione del giornalista svizzero Jean Claude Peclet.
LE NOZZE NEL ’92. Nell’86 nacque la prima figlia, Nasrine, la seconda, Halima, arrivò nello stesso anno delle nozze, il 1992. Ben Ali era già al potere da cinque anni.
I tunisini non hanno dubbi: Leila voleva prendere il posto del marito, malato e invecchiato. Sfruttava in tutti i modi le condizioni precarie dell’ex presidente: aveva detto ai suoi collaboratori che doveva essere lei a filtrare le notizie da comunicare al consorte. Ben Ali non si sarebbe quindi reso conto, sino a quando non si è scatenata la rivolta, delle condizioni in cui il Paese era precipitato. Anche se francamente è una versione a cui è difficile credere.