L’elettorato che non c’è

Marianna Venturini
20/12/2010

Bassani: tutti a caccia del voto cattolico. Che però non esiste.

Il voto cattolico è evocato da tutti i partiti politici, compreso da pochi e universalmente sopravvalutato. L’ultimo scontro valoriale nel terzo polo ha coinvolto Chiara Moroni, esponente di Futuro e libertà dal passato socialista, e Luca Volontè, eurodeputato dell’Udc.
«Se dovessimo copiare l’agenda del Vaticano e farla nostra il Polo della nazione sarebbe morto prima ancora di nascere», ha detto la Moroni in un’intervista. Volontè le ha risposto a distanza: «Chiara Moroni rincorre Marco Pannella e spara fuoco amico sul Polo della nazione? Nel Ppe i valori cristiani, la dignità della persona (dal concepimento alla morte naturale), famiglia, libertà sociale, economia sociale di mercato sono imprescindibili». Al centro del dibattito sono sempre i temi e etici e la convinzione che il voto cattolico non possa essere in discussione.
LA CEI FAVORISCE IL DIALOGO. Del resto il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, è stato più che chiaro in un’intervista al quotidiano La Repubblica: «La Chiesa non è un’agenzia politica chiamata a prendere parte alla battaglia dei partiti». Un’affermazione che è arrivata dopo una settimana in cui non sono mancati interventi del capo dei vescovi sul bisogno di governabilità e il dialogo tra le forze politiche. «Su molte cose ci sono buoni compromessi, ma ci sono valori che non sono soggetti a mediazioni perché non sono parcellizzabili», è tornato a dire Bagnasco.
Poi l’appello del capo dei vescovi a tutti i cattolici impegnati in politica a tenere presente «una serie di valori che costituiscono, al di là delle legittime differenze, il terreno dell’unità politica», e ancora «un invito pressante a cambiare registro, a fare tutti un passo in avanti verso soluzioni utili e il più possibile condivise».

Per il 77% dei cattolici non serve una forza cattolica

Eppure il voto cattolico, così come lo intende chi lo rincorre, non esiste più. Lo dimostrano i sondaggi. La ricerca Ipsos «I cattolici dopo le elezioni del 2009», pubblicata lo scorso settembre, lo aveva certificato: il  77% dei cattolici praticanti ritiene che una «forza organizzata cattolica non serva», mentre il 54% crede che in Italia non ci sia una forza politica che rappresenti al meglio i  valori  cristiani. Tra chi invece pensava l’opposto, ed era il 39% degli intervistati, l’Udc pareva il partito più vicino all’orientamento della Chiesa.
La  conseguenza è che alle elezioni europee  del 2009, le ultime consultazioni nazionali in ordine di tempo, l’assenteismo dei cattolici ha raggiunto il 39,1%, con un’impennata del 14,6% rispetto alle elezioni politiche del 2008. Insomma, se di smarrimento e disorientamento si vuole parlare, rigurda più la politica in generale che non l’aspetto religioso.
LA PROVOCAZIONE DI BASSANI. Secondo Luigi Bassani, docente di Dottrine politiche all’università Statale di Milano, «per assurdo conta di più il Milan dei temi etici». Il tentativo del Pdl di interpretare il voto cattolico «si collega al presunto pericolo comunista, concluso con la fine della Guerra Fredda», ha spiegato Bassano a Lettera43.it e quindi «non ha più una rilevanza storica».
Certo, ci sono ancora formazioni politiche come l’Udc e i frammenti centristi che fanno chiaro riferimento alle tradizioni cattoliche e mantengono un solido legame ideologico e morale con il mondo cattolico. Secondo Bassani, però, «è un corteggiamento fine a se stesso perché si attribuisce al Vaticano un peso che non ha», finisce per rappresentare un’«ossessione della storia che fa parte degli italiani». Insomma, «con la morte della Balena Bianca gli elettori cattolici si sentono liberi di fare ciò che credono e scegliere chi li convince di più». Perché la politica italiana è sempre più laica, secolarizzata, priva condizionamenti esterni.