L’emiro è immobile

Redazione
28/09/2010

Di Federica Zoja «Siamo tornati». Così, il 27 settembre, Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai e primo ministro...

L’emiro è immobile

Di Federica Zoja

«Siamo tornati». Così, il 27 settembre, Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai e primo ministro degli Emirati arabi uniti, annunciava al mondo tramite la tv Bloomberg la fine della crisi nel suo regno.
La Las Vegas del Medio Oriente è tornata a splendere e i segnali positivi, a meno di un anno dal crollo finanziario, non mancano.
Primo fra tutti, la decisione del gruppo immobiliare Nakheel, colosso mondiale del real estate, di emettere 6,1 miliardi di dollari in sukuk, i bond islamici, nel quadro di un piano di risanamento del debito contratto. E di negoziare con i creditori la modalità del pagamento dei debiti, per il 40% in contanti e per il 60% mediante sukuk.
Entro la fine del mese di ottobre, inoltre, Nakheel si è impegnato a completare i progetti edilizi quasi terminati e sospesi da mesi per mancanza di fondi. Di riflesso, i progetti in stato di avanzamento dovranno essere pagati ai costruttori, come previsto dalla nuova legge che regola il rapporto committente-costruttore e che obbliga al pagamento dei lavori avanzati.

«Con l’Italia un giro di affari di 4 miliardi e mezzo di euro»

Da Dubai, dove risiede da 18 anni, Ottavia Molinari, avvocato d’affari titolare dello studio Molinari legal consultancy, descrive il contesto economico dell’emirato a partire dalla sua esperienza di tutti i giorni: «La rappresentazione della crisi dell’emirato di Dubai che è stata data dai media è storpiata. Le attività slegate dall’immobiliare non ne hanno mai risentito».
Così, a fine 2009, mentre gli avveniristici cantieri dell’emirato si bloccavano al termine di una parabola senza precedenti per intensità e rapidità, l’interscambio commerciale con il resto del mondo cresceva costantemente. Tanto da raggiungere quota +17% per le esportazioni nel primo semestre del 2010 e a +13% nell’import.
«Da centinaia di anni Dubai è uno sbocco per il commercio mondiale» sottolinea Molinari, precisando che nel 2009 l’interscambio commerciale fra Italia ed Emirati arabi uniti è stato di oltre quattro miliardi e mezzo di euro, un risultato lontano dai fasti del 2008, sei miliardi di euro, ma che regge il confronto con l’interscambio fra Italia e un partner storico nel Mediterraneo come l’Egitto.
Non solo, il raffronto fra il primo semestre 2009 e quello dell’anno in corso conferma un rapporto commerciale consolidato fra Italia e Uae, con oltre due miliardi di euro di scambi.
Dubai si conferma uno «sbocco commerciale strategico per le aziende di tutto il mondo», interessate sia al mercato degli Emirati sia a quello più orientale. Un hub cruciale che guadagnerà ulteriori posizioni grazie al potenziamento del suo aeroporto internazionale.

L’immobiliare mette la testa a posto

Ora, passata la burrasca, anche l’immobiliare riprende a funzionare, ma a prezzi più ragionevoli di un anno fa: «Si dice ci sia un’offerta eccessiva di uffici rispetto alla domanda, mentre la richiesta di appartamenti è alta», chiarisce Ottavia Molinari riflettendo sulle possibili cause del fenomeno. «Gli investitori iraniani preoccupati dalla situazione politica nel loro Paese vengono qui con le loro famiglie». Lo stesso vale per gli imprenditori pakistani.
La politica di apertura agli investimenti stranieri, con facilitazioni per le aziende che spostano i loro quartieri generali o aprono nuove sedi a Dubai, continua a pagare. E il fatto che il costo della vita «sia tornato quello di anni fa convince la gente a trasferirsi da Abu Dhabi a Dubai, più conveniente».
La sola comunità italiana «registrata è composta da 3.000-3.500 persone», racconta Molinari. Come tutti i residenti occidentali si tratta sia di residenti stabili sia di domiciliati “mordi e fuggi”, pronti a fare i bagagli quando cambia il vento degli investimenti.
Nell’emirato, «il potere d’acquisto è rimasto alto e infatti i beni di consumo non hanno risentito della crisi». Così la giostra torna a girare a pieno ritmo, anche più di prima se si considera il settore turistico: è tutto esaurito nel grande complesso alberghiero di “Atlantis”, al centro dell’isola artificiale “Palm jumeirah”. Dubai attrae inediti flussi di turisti cinesi e indiani, una borghesia orientale emergente desiderosa di lusso e lustrini.
Come quelli che trascorreranno le proprie vacanze a bordo di una crociera Costa di passaggio da Dubai: l’insegna del turismo di lusso ha stabilito nell’emirato una base operativa importante e stima che, il prossimo anno, oltre 140 mila visitatori faranno rotta sull’emirato.