Leonardo-Finmeccanica, il dopo Moretti è iniziato

13 Febbraio 2017 09.23
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Mauro Moretti non molla. Dopo la condanna a sette anni emessa dal tribunale di Lucca per l’incidente ferroviario di Viareggio del 2009 che provocò 32 vittime, l’amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica non si accontenta dell’unanime solidarietà che gli ha espresso a caldo il consiglio di amministrazione della società controllata dal Tesoro. Sa che quella presa dai suoi colleghi di Cda è una decisione da un lato ipocrita e dall’altro inutile.

L'IPOCRISIA DEI CONSIGLIERI. Ipocrita perché sono le stesse persone che, poco prima della riunione formale, si erano viste informalmente con il presidente Gianni De Gennaro per ragionare su chi avrebbe potuto prendere il suo posto nel caso la sentenza lo avesse indotto ad alzare bandiera bianca. Inutile perché i consiglieri sapevano benissimo, quando poi gli hanno rinnovato la fiducia, che la vera resa dei conti per Moretti ci sarà con il giro delle nomine di marzo, e che dunque a decidere sarà il governo. E che deciderà in base non solo alla questione morale, ma anche ai risultati conseguiti dalla sua gestione, che a dispetto degli enfatici annunci non sono buoni (basta vedere il portafoglio ordini per capirlo). Insomma, a loro il bel gesto, al premier Paolo Gentiloni la patata bollente.

SENZA NAPOLITANO È UN'ALTRA MUSICA. Ma proprio per questo Moretti si è subito messo al lavoro. Al di là di quanto sta facendo il suo legale, Armando D’Apote, ha fatto predisporre – avrà pagato lui o Finmeccanica? – tre pareri messi a punto da altrettanti principi del foro esperti in materie di diritto civile, penale e internazionale, che attestano la sua piena legittimità a continuare a condurre l’azienda – come se il problema fosse giuridico e non di mera opportunità – e li ha fatti recapitare a Matteo Renzi e Gentiloni. Avrebbe voluto arrivare anche al Quirinale, ma da quando al Colle non c’è più il suo amico e sodale Giorgio Napolitano la musica è cambiata.

Renzi, con cui parla sia direttamente sia per il tramite di Fabrizio Landi, l’uomo fidatissimo che l’ex premier aveva infilato nel Cda di Finmeccanica in conto al Tesoro nello scorso giro di nomine, continua a essere il principale punto di riferimento di Moretti, ma non è dato sapere se lui lo sia ancora per l’ex inquilino di Palazzo Chigi. Per molti Renzi, che ha difeso Moretti ma certo non s’impicca per lui, magari lasciando che passi qualcuno indicato dall’odiato ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, avrebbe già cominciato a muoversi per individuare un possibile successore amico.

PAROLA A GENTILONI-MATTARELLA. Ma Moretti sa bene che tra un mese sarà il duo Gentiloni-Mattarella a dire la parola decisiva e teme – con ragione – che sia negativa. Mentre ha capito che le parole spese per lui da Michele Emiliano (l’ex magistrato, dimenticandosi di essere un campione del giustizialismo, ha parlato del «diritto delle persone di continuare a svolgere la propria funzione soprattutto se ritengono di essere innocenti») e dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia (strano, vista l’amicizia stretta di Moretti con il nemico Aurelio Regina) lasciano il tempo che trovano.

LE RUGGINI CON DE GENNARO. Infine De Gennaro: tutti sanno che tra i due, sotto la superficie di un rapporto positivo e cordiale, c’era la sostanza di una reciproca antipatia. Per questo non stupisce che il messaggio inviato al governo dal presidente sia sibillino. Più o meno suona così: «Io tifo per la riconferma di Moretti e in quel caso vi prego di non rinnovarmi; se però doveste decidere di farlo fuori, sappiate che io sono disponibile a restare per assicurare la necessaria continuità». Capito? D’altra parte, che l’ex capo della Polizia sia un abile movimentista non lo scopriamo certo adesso.

Tutto questo ha naturalmente messo in moto una girandola di veri o presunti candidati e una moltitudine di lobbisti, più o meno credibili, a supportarli. Intanto c’è Francesco Caio. Qui non si capisce se è lui che vuole mollare le Poste e si candida, o se sono i suoi molti nemici che vorrebbero toglierselo dai piedi facendone circolare il nome nella speranza che esca da Poste e non entri da nessun’altra parte. Anche perché, siccome il suo problema è il carattere, nella forma di una certa umoralità, non si capisce perché dovrebbe smettere di mandare in barca Poste per cominciare a farlo in Leonardo-Finmeccanica.

I PAPABILI INTERNI. Poi ci sono nomi più o meno interni. Il primo, già uscito sui giornali e per questo con buone probabilità di bruciarsi, è quello di Fabrizio Giulianini, attuale responsabile per l’Elettronica della difesa dopo essere stato in Mbda e Selex. Ex uomo di Pier Francesco Guarguaglini, si è subito schierato senza riserve con Moretti – e non è un buon biglietto da visita, perché o Moretti riesce a rimanere in sella o non sarà certo in grado di dare suggerimenti sul suo successore – anche se in questo è stato scavalcato da un altro che lavora per acchiappare lo scettro del comando: Lorenzo Mariani, amministratore delegato della divisione Elettronica per la difesa terrestre e navale.

I BUONI RAPPORTI BIRAGHI-TESTA. Sempre tra i cavalier serventi di Moretti c’è Andrea Biraghi, oggi alla Security & Information Systems, che dalla sua ha il fatto di essere il figlio dell’ammiraglio Sergio e di avere buoni contatti con Chicco Testa (favoriti dalla controversa cessione del ramo d’azienda di Ants da Finmeccanica alla Ads, di cui Testa è vicepresidente, seppure in una fase successiva).

Altro papabile è Carlo Gualdaroni, ex amministratore delegato di Elsag e Telespazio, uomo di grande esperienza internazionale ma con l’handicap di essere incappato in un arresto, anche se poi la vicenda giudiziaria si è risolta positivamente per lui. Tuttavia, non sembra avere sponsor adeguati, come altri due ex del gruppo, Maurizio Tucci, che nel frattempo si è messo in proprio con la sua srl Iniziativa Prima senza combinare nulla di rilevante, e Antonio Perfetti, che di recente ha accettato di andare a cercare di raddrizzare le sorti di Gala, la società del trading di energia di Filippo Tortoriello.

I VERI NOMI SONO ANCORA COPERTI. Elenco terminato? Macché. Mancano almeno altri due nomi: l’avvocato Andrea Parrella, capo del servizio legale di Finmeccanica, e Giovanni Soccodato, responsabile delle strategie. Se Moretti potrà spendere una parola, lo farà per la continuità e indicherà questi due nomi, che insieme a Domenico Braccialarghe, Federico Fabbretti, Marco Di Capua, Gian Piero Cutillo e Daniele Romiti hanno formato la squadra dei suoi primi riporti di holding. Come vedete la lista è lunghissima, ma si tratta di ambizioni destinate a essere frustrate. I nomi veri sono ancora coperti. Ma il vostro Occhio di Lince non mancherà certo di svelarveli.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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