L’eretico fedele

Gabriella Colarusso
17/12/2010

Il conflitto di Fini con la Chiesa tra affondi e retromarce.

Il primo, clamoroso strappo, con la santità si consumò nel 2005. All’epoca l’ “eretico” era ancora leader di Alleanza Nazionale. «Viviamo in uno Stato laico e come cittadini non siamo chiamati a un atto di fede», disse Gianfranco Fini annunciando, contro la maggioranza del suo partito, il suo sì al referendum che chiedeva l’abrogazione parziale della legge sulla Fecondazione assistita, un sì «convintamente sostenuto» contro una norma che «vieta che la scienza usi cellule staminali degli embrioni prodotti in sovranumero, e dunque destinati alla distruzione, per tentare di salvare o migliorare altre vite affette da gravi patologie».
Fulmini da Oltretevere. Fini l’ “infedele”. L’alleato impresentabile del quale ora Pierferdinando Casini, pena l’anima, deve liberarsi. Che la Chiesa cattolica non veda di buon occhio l’alleanza dell’Udc con il presidente della Camera, è cosa nota. Ma, negli ultimi giorni dalla Santa Sede sono arrivate pressioni sempre più insistenti sui cattolici centristi perché lascino nel limbo del laicismo il fondatore di Futuro e Libertà.
A Casini si è rivolto direttamente Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, quotidiano dei vescovi: «Alle radici di questo “soggetto” (il cosiddetto Terzo Polo, ndr) ci sono i seri grumi di sospetto che anche lei ricorda (la storia politica di Gianfranco Fini e le posizioni assunte su importanti questioni valoriali da lui e da vari dei suoi)».

La laicità, la sinistra, le Madame de Staël

Sospetti, tensioni, scontri duri e retromarce. Il conflitto tra Fini e le gerarchie ecclesiastiche ha una lunga storia e molti retroscena. Ma non ha nulla di nuovo. Dalla destra storica ad Alleanza Nazionale, passando per l’Msi, la componente laica nel mondo conservatore è sempre stata significativa: «la destra storica», dice a Lettera43.it lo scrittore e giornalista Riccardo Paradisi, autore de L’antiberlusconismo di destra (Aliberti editore), «si oppose al “non expedit” cattolico, aveva radici laiche. L’alleanza organica tra destra e Chiesa Cattolica ci fu con i patti lateranensi. L’Msi, nella definizione di Almirante, era un partito di cattolici ghibellini, con un’anima laica che andava da Pino Romualdi ad Alfredo Mantica. Fini era considerato un cattolico “sociologico”, che non si poneva il problema della trascendenza e considerava la Chiesa un fattore di stabilità, e anzi presenziava compito ad alcune funzioni religiose. Poi ci fu la svolta di Fiuggi e l’inizio di un cambiamento» non privo di contraddizioni e marce indietro.
La prima rottura con il mondo cattolico fu aspra. Schierandosi a favore della fecondazione assistita, l’ex pupillo di Almirante spaccò il partito, con i colonnelli già allora divisi su chi l’avrebbe poi seguito e chi invece avrebbe preferito la via del Signore: Adolfo Urso e Italo Bocchino con il capo, Alfredo Mantovano, Riccardo Pedrizzi e gli uomini della consulta cattolica di An, poi sciolta dallo stesso Fini, contro. Erano i giorni in cui il Secolo d’Italia, quotidiano di An, cominciava a strizzare l’occhio ai radicali di Pannella e a rispolverare un certo radicalismo liberale Pannunziano.
Ma sulla scelta referendaria di Fini, e sulle successive rivendicazioni dell’autonomia della politica rispetto alla religione – «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso», ha detto il presidente della Camera un anno fa commentando le proposte di legge sul testamento biologico – sono in molti a ritenere che abbiano influito anche le sue amicizie private e politiche. Soprattutto, la vicinanza con diverse “Madame de Staël” come quella con l’attuale ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, laica convinta, che si disse «confortata» dalla scelta di Fini sulla legge sulla fecondazione assistita.
«Che l’amicizia politica con Prestigiacomo abbia influenzato l’identità politica di Fini è cosa nota», dice chi conosce bene il presidente della Camera. La Sicilia, la scoperta di una certa «borghesia isolana un po’ laica, un po’ radical chic», hanno aperto nuovi orizzonti al leader di Fli. Una seconda giovinezza politica, fatta di corteggiamenti da parte della sinistra, della fascinazione per alcune spinte libertarie, del look che dal gessato “conservatore” si apre al braccialetto e a un abbigliamento più giovanile, delle dichiarazioni su inconfessate passioni sessantottine come quella per Joan Baez.

Diritti civili o Terzo Polo?

Nel 2007 Fini ha divorziato da Daniela Di Sotto e due anni dopo ha sciolto Alleanza Nazionale per confluire nel Pdl. Ma la corrispondenza d’amorosi sensi con il partito di Berlusconi, molto sensibile alle richieste del Vaticano, si è rotta in fretta e proprio sulle questioni etiche. Sul caso Englaro, Fini ha consumato il suo secondo strappo con i cattolici: della sorte di Eluana, la ragazza in coma irreversibile da 20 anni, morta il 9 febbraio del 2009, disse Fini, deve decidere il padre. Apriti cielo. I Quagliariello, i Gasparri, gli Stracquadanio, maggiorenti del partito del predellino, reagirono scomposti. Si invocò la “gogna” politica, si aprirono le forche caudine dell’ideologia, la frattura con gli ex colonnelli e non solo non era più sanabile.
Ma già qualche mese prima Fini aveva osato l’indicibile. In un discorso del 16 dicembre 2008, condannando le leggi razziali volute da Mussolini, disse che la Chiesa non aveva fatto abbastanza per evitare «quell’infamia». «Approssimazione storica», «meschino opportunismo politico» fu la risposta lapidaria de L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede diretto da Gian Maria Vian.
Oltretevere non dimenticano, e ora Casini dovrà scegliere. Con La Chiesa o con Fini. Che, dal canto suo, potrebbe riservare molti colpi di scena. Abbassare la posta in gioco e rivedere le sue posizioni sulle coppie di fatto, sul testamento biologico, sul fine vita, per tenersi buoni i cattolici e rischiare però di “morire” definitivamente all’ombra di Casini. O rilanciare con il futurismo dei diritti civili e rinunciare però ai centristi. Qualche segnale di resa al cielo, c’è già. Qualche settimana fa, durante il dibattito alla Camera sul fine vita e sulla morte per suicidio di Mario Monicelli, di fronte a una Paola Binetti scatenata contro i laicisti che, secondo la deputata ex Pd, facevano «apologia dell’eutanasia», Fini ha fatto partire un bigliettino per la parlamentare nel quale sosteneva di condividere il fatto che ogni politica eutanasica è una politica contro la vita. Dietrofront? Presto per dirlo.
Certo è che, con un partito, Futuro e Libertà, dato al 4%, Fini potrebbe decidere di «tranquillizzare» i cattolici per restare nel Terzo Polo. Amore permettendo però. Perché, stando a quanto ha scritto Enzo Palmesano, a solleticare lo spirito laico di Fini, c’è un altro fattore, di più difficile contenimento: la passione per il «tullianismo liberal e radicale» della sua campagna, nuova Madame de Staël.