L’estate della nostra intolleranza spicciola

Fabiana Giacomotti
20/08/2017

Gente che su Facebook denuncia fatterelli e inezie: una gomitata nel vicolo, la mancata cessione del passo in ascensore, il cliente del supermercato che tasta a mani nude. Calmiamoci.

L’estate della nostra intolleranza spicciola

Forse sarà solo un'impressione, ma pare che il livello di intolleranza nei confronti delle più banali disattenzioni altrui abbia raggiunto livelli di guardia, e che spesso tracimi senza l’intervento repressivo di alcun meccanismo di autocontrollo. Non sto parlando di quel povero ragazzo accoltellato a morte a Bari per un banale diverbio automobilistico con un 60enne (si stenta a scriverne l’età, che un tempo era già e abbondantemente quella della cosiddetta “serenità raggiunta”), e nemmeno delle risse in discoteca sotto l’effetto di alcol e stupefacenti, casi che ci sono sempre stati e che in realtà sono diminuiti, come faceva osservare il proprietario di un locale dopo l’uccisione a calci e pugni di un ragazzo italiano a opera di un picchiatore professionista ucraino a Lloret del Mar, non fosse che il culto per il corpo e per l’allenamento alle arti belliche li ha fatti diventare più pericolosi e non di rado, come si è visto, mortali.

SERVIREBBE PIÙ CAUTELA. Mi capita però sempre più spesso, e certamente anche a voi, di assistere, o ahinoi di suscitare, alterchi per fatterelli, inezie, che meriterebbero un trattamento più cauto o educato: la gomitata ricevuta inavvertitamente nel vicolo stretto della cittadina ligure, la mancata cessione del passo in ascensore da parte di ragazzi più giovani, che il più delle volte non sono maleducati, ma semplicemente ineducati, cioè rozzi; il cliente del supermercato che tasta a mani nude, invece che con l’apposito guanto di plastica, tutte le albicocche che forse potremmo comprare e mangiare noi.

DIVERBIO PER UNO STARNUTO. Ecco, il guanto del supermercato. Nel giorno in cui i fratelli marocchini Oukabir facevano strage di passanti sulle Ramblas, la mia casella Facebook era intasata dai commenti di amici veri e presunti sul diverbio fra uno di loro e una (di certo cafona, ma insomma) donna che starnutiva sulle zucchine a libero servizio del supermercato.

Tempo sprecato sui social a berciare per iscritto come comari su episodi di maleducazione spicciola che andrebbero gestiti in prima persona

Decine di commenti ai quali, lo dico con un po’ di vergogna, ho aggiunto il mio. Tempo sprecato a berciare per iscritto come comari su episodi di maleducazione spicciola che andrebbero eventualmente gestiti in prima persona, anche con fermezza se è il caso, ma che non necessitano di commenti e condivisioni, sia, credo, per una questione di dignità, sia per non alimentare un clima di intolleranza e di allarme costante che mi sembra già sufficientemente alto.

LA MIA BATTAGLIA COI TURISTI. Nel quartiere di Roma dove abito mi sono fatta una fama perché, in mancanza di vigili, intervengo direttamente sui turisti che banchettano sul bordo della fontana barocca sotto casa, protetta da un cancelletto che tutti scavalcano, o vi issano i bambini per far loro sciacquare i piedi, ma pur avendone fatto una battaglia quasi quotidiana, insieme con i proprietari del ristorante di fronte e il fioraio Pippo, credo di averne scritto una sola volta, più di un anno fa, in occasione di un articolo sulla gestione sempre più difficile delle masse turistiche che proprio nell'estate 2017 è deflagrata in tutta la sua potenza, a partire dalle proteste degli stessi barcellonesi contro l’occupazione selvaggia e deregolamentata degli appartamenti del centro città da parte dei turisti di cui oggi piangono la morte.

IL VICINO CI DÀ FASTIDIO. Il tasso di allarme contro l’immigrazione irregolare e contro il terrorismo, di cui noi della stampa alimentiamo fra i primi la cassa di risonanza e dunque la stessa portata terroristica, hanno alzato la soglia dell’attenzione fino a lambire la cassa del bar dove consumiamo il caffè di prima mattina, al punto di inviperirci se troviamo il bancone occupato. Il vicino, quando non ci fa paura, ormai ci dà comunque fastidio.

Detestiamo quelli sui Frecciarossa che tengono il volume dei loro cellulari alto quanto la loro voce e diffondono orgogliosi fatterelli di cui ci importa nulla

Detestiamo i bercianti dei Frecciarossa che tengono il volume dei loro cellulari alto quanto il tono della loro voce e attraverso la quale diffondono orgogliosi fatterelli di cui ci importa meno di zero; metteremmo le mani al collo della mammina incinta che tocca tutta la frutta e poi la rimette nel cesto sentendosi impunita “per il mio stato, sa”, come se la gravidanza in un Paese a tasso di natalità zero fosse un fatto degno di venerazione a prescindere; passeremmo sotto le ruote l’automobilista che non ci cede il passaggio nella stretta discesa sotto casa.

INSOPPORTABILI PURE GLI AMICI. Troviamo insopportabili perfino gli amici, veri o presunti, se non si occuoano di noi quanto e come vorremmo: stamattina ho trovato su Facebook l’appello di una tizia perché i suoi “amici” commentino e condividano di più le sue opinioni o altrimenti vadano a farsi benedire. Ecco, sto pensando per l’appunto a una benedizione.

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