Letizia balla da sola

Alessandro Da Rold
28/09/2010

Candidatura di Milano a rischio. Il Pdl in silenzio

Letizia balla da sola

Prima l’allagamento della metropolitana, ora i problemi sull’Expo 2015. La settimana di festa del Popolo della Libertà, a Milano, si è trasformata in un esame di fine mandato sul sindaco Letizia Moratti. Risolta l’emergenza del Seveso, il primo cittadino si è trovata ad affrontare un nodo ben più complesso, quello delle aree su cui sorgeranno i padiglioni dell’Expo che, tra meno di cinque anni, coinvolgerà il capoluogo lombardo. Il tempo stringe. Perché, tra meno di venti giorni, il Bureau International des Exposition (Bie) vuole essere certo della disponibilità delle aree, pena la revoca dell’assegnazione della manifestazione.

Il Pdl non c’è e Bossi avanza

In questa vicenda, la Moratti appare abbandonata dai partiti di centrodestra, in balia delle decisioni del Governo e della Regione Lombardia. D’altra parte, quando Lucio Stanca, deputato del Pdl, lasciò l’incarico di amministratore delegato di Expo 2015 Spa, regalò ai cronisti questo virgolettato: «Intorno all’Expo ci sono basse manovre».
Questi movimenti sotterranei riguarderebbero proprio la Moratti che, tra sei mesi, dovrebbe ricandidarsi a sindaco di Milano nonostante i malumori di buona parte della maggioranza di palazzo Marino.
Non è un mistero che la Lega Nord punti allo scranno più alto di piazza della Scala o, almeno, alla seggiola di vicesindaco. E l’europarlamentare Matteo Salvini, ex segretario provinciale del Carroccio, ha già proposto più di una volta il nome del leader Umberto Bossi.

Nessun segnale da Tremonti e Formigoni

Significativo, poi, il silenzio, che ha già annunciato nei mesi scorsi di non avere i fondi necessari per l’acquisto delle aree. La crisi in corso, unita ai vecchi attriti tra i due, ha fatto sì che il dicastero di via XX settembre non abbia stanziato un centesimo per salvare l’evento dal pantano.
Dall’altra parte, c’è il presidente Roberto Formigoni, che ha proposto la soluzione della Newco, una società per azioni che potrebbe gestire le aree sotto l’egida esclusiva del grattacielo Pirelli: in questo modo, il ruolo della Moratti verrebbe molto ridimensionato, se non addirittura azzerato.
In questa chiave, sembra quasi che Tremonti e Formigoni, dopo un’estate di attriti sulla Finanziaria, vadano ora d’amore e d’accordo. Del resto, la pace tra i due era stata già siglata alla fine di agosto, al Meeting di Rimini, quando il ministro dell’Economia aveva parlato di fronte alla platea della kermesse di Comunione e Liberazione.

Il silenzio di Berlusconi

Sullo sfondo, infine, c’è l’assenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: il Cavaliere non ha ancora lanciato la candidatura della Moratti alle prossime amministrative. Nel 2005 lo fece a dicembre, tra le lacrime commosse dell’allora ministro dell’Istruzione.
Oggi, però, la situazione è diversa, dal momento che la sua popolarità sarebbe in calo e richiederebbe una spinta maggiore in vista della nuova tornata elettorale.
Certo, lo scontro a distanza con il presidente della Camera Gianfranco Finiha tenuto il premier più impegnato nelle vicende romane che in quelle milanesi.
Anche se non bisogna dimenticare il celebre siparietto di fine giugno quando, durante una cena, la Moratti chiese a Berlusconi di firmare il protocollo che stanziava i finanziamenti statali per l’Expo 2015: alla richiesta del sindaco, il Cavaliere rispose con una delle sue barzellette. Poi il decreto fu firmato, ma “le basse manovre” sembrano continuare imperterrite, dato il perenne stallo sulle aree.
In un’intervista radiofonica del 28 settembre, la Moratti ha tranquillizzato i milanesi, sostenendo che «i terreni per l’Expo di Milano non possono che essere quelli presentati nel dossier di registrazione».
E, rispetto alle prossime elezioni, è stata ancor più lapidaria: «Io ho dato la mia disponibilità a candidarmi». Insomma, tutto dipende sempre dagli altri.