Cosa dice la lettera del generale Nistri alla famiglia di Stefano Cucchi

Cosa dice la lettera del generale Nistri alla famiglia di Stefano Cucchi

08 Aprile 2019 05.26
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L'11 marzo il Comandante generale dell'Arma dei carabinieri, Giovanni Nistri, ha scritto una lettera alla famiglia di Stefano Cucchi. Nella missiva consegnata dal suo portavoce, ha raccontato in esclusiva Repubblica, le chiare intenzioni dell'Arma di chiedere molto presto alla presidenza del Consiglio dei ministri di potersi costituire come parte civile nel processo contro gli agenti sospettati di depistaggio sul caso della morte del giovane geometra.

POSSIBILE RINVIO DI OTTO AGENTI PER DEPISTAGGIO

«Nistri», ha spiegato Repubblica, «si impegna con Ilaria e la famiglia Cucchi non solo a procedere disciplinarmente nei confronti degli autori del pestaggio e delle calunnie, ma a muovere con ulteriori iniziative nel procedimento a carico di quegli otto ufficiali che hanno trafficato nel tempo per coprire la verità». Al momento i cinque ritenuti responsabili per la morte di Cucchi sono a giudizio nel processo di Corte di Assise, mentre altri otto, che si sono avvalsi della facoltùà di non rispondere, potrebbero presto essere rinviati a giudizio dopo la chiusura delle indagini.

«SI FACCIA CHIAREZZA NELLE SEDI PIÙ OPPORTUNE»

«Mi creda, e se lo ritiene lo dica ai suoi genitori, abbiamo la vostra stessa impazienza che su ogni aspetto della morte di Suo fratello si faccia piena luce e che ci siano infine le condizioni per adottare i conseguenti provvedimenti verso chi ha mancato ai propri doveri e al giuramento di fedeltà», si legge nella missiva. «Abbiamo la vostra stessa impazienza», ha scritto ancora Nistri, «La abbiamo perché anche noi crediamo nella giustizia e riteniamo doveroso che ogni singola responsabilità nella tragica fine di un giovane vita sia chiarita, e lo sia nella sede opportuna, un'aula giudiziaria».

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