Peppino Caldarola

Sinistra Pd e LeU, ora servono calma e gesso

Sinistra Pd e LeU, ora servono calma e gesso

22 Marzo 2018 08.20
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Liberi e Uguali ha avuto un risultato pessimo. Con straordinaria ingenuità, Pier Luigi Bersani ha dichiarato due sere fa che si aspettava 1 milione i voti in più e che gli incontri di massa a cui ha partecipato sembravano «una rimpatriata tra vecchi compagni». È evidente che LeU non ha intercettato gli elettori in fuga dal Pd né quelli, che avendolo abbandonato prima, avevano scelto l’astensionismo o i 5 stelle.

LA MALEDIZIONE DELLA SCISSIONE. Le ragioni del fallimento, perché di fallimento si tratta, sono diverse e vanno dalla leadership eccentrica al profilo del nuovo rassemblement assolutamente indeterminato al punto da confondersi con quello del Pd, da liste con nomi di una piccola nomenklatura di eterni sconosciuti fino all’errore, riconosciuto da qualcuno, di candidature del passato. È andata così. Del resto le scissioni non portano mai bene e generalmente finiscono con l’estinzione di chi va via e fonda un nuovo partito. Si salvò solo la famosa scissione di Livorno anche se resta tuttora aperto il discorso se fu scelta utile spaccare il partito di Turati.

LE CONSEGUENZE DELLA FUSIONE A FREDDO. Ragionare sulle ragioni della scissione non è più utile né necessario. La dinamica interna del Pd, dalla sua nascita, ha sempre portato con sé il gene scissionistico. Le fusioni a freddo funzionano così. Poi Renzi ci ha messo il carico da novanta della sua idiosincrasia verso tutto ciò che è sinistra. E quelli che stavano a sinistra hanno d’improvviso e in modo non meditato scelto di andarsene, qualcuno di loro dice «troppo tardi».

Le scissioni non portano mai bene e generalmente finiscono con l’estinzione di chi va via. Si salvò solo quella di Livorno anche se resta aperto il discorso se fu scelta utile spaccare il partito di Turati

Tuttora sono convinto che fosse difficile restare in un partito in cui Renzi era tutto e dove paradossalmente vuole ancora tutto: i due capigruppo, il presidente della Commissione di vigilanza Rai, il Copasir. La fortuna per il Paese è che Renzi rappresenta un prototipo di leader politico che Di Maio e Salvini replicano quindi anche loro avranno salite facilissime e improvvise cadute. E spero di non essere troppo per vecchio per assistere a questi crolli futuri. Resta così il dubbio di cosa fare di quella milionata di voti andati a LeU e cosa dire a quei militanti che si sono generosamente spesi per racimolare il pur magro bottino.

UNA COMPAGINE SFILACCIATA. Uno dei componenti di LeU, Possibile, è entrato in crisi dopo la non elezione di Pippo Civati che non sappiamo se avrà più voglia di avere a che fare con chi lo ha fregato. Fratoianni, capo degli ex vendoliani, vorrebbe arrendersi a braccia alzate ai 5 stelle che tuttavia fingono di non vedere questo strano soldato che gli si consegna. Quelli di Articolo1 seguono Bersani, in parte, che predica teorie suggestive sui 5 stelle, altri assistono al ritiro di D’Alema, altri, con Enrico Rossi, premono per l’immediata nascita di un Partito del Lavoro.

L'IDEA DI ROSSI E IL GAP ITALIANO. Quest’ultima ipotesi raccoglie il mondo a cui sono più vicino per ragioni di storia personale. Ho dubbi però che stiano facendo la scelta giusta. Fare un partito dopo una sconfitta di queste proporzioni pretende sia un’analisi su ciò che è avvenuto sia una prospettiva. Enrico Rossi ha scritto un libro in cui, molto prima degli altri, ha individuato dove avrebbe dovuto collocarsi la sinistra italiana. Questa nuova collocazione è stata realizzata in altri Paesi o con Movimenti del tutto nuovi o con la conquista da parte di anziani dirigenti del vertice di partiti di sinistra. Noi in Italia non abbiamo alcun movimento che si sia sviluppato e quelli di LeU sono fuori da un grande partito da scalare. Alla sinistra di LeU c’è, poi, un movimento di tipo latino-americano, parlo di Potere al Popolo, che assieme a parole d’ordine usualmente radicali ha dentro di sé il “tesoretto” di una militanza attiva ricca di esperienze sociali nuove, anche se in poche città.

La fortuna per il Paese è che Renzi rappresenta un prototipo di leader che Di Maio e Salvini replicano. Quindi anche loro avranno salite facilissime e improvvise cadute

Nel frattempo LeU non può disinteressarsi del dibattito interno al Pd che ha un sapore di verità e una prospettiva di nuovo scontro frontale visto che i disegni di Renzi sono fondati su un dato che è di tipo psichiatrico, cioè la rimozione della sconfitta. Fece così dopo il referendum, sta facendo così oggi. Insomma è del tutto evidente per i renziani che vanno in tivù che ammettere la sconfitta comporta un giudizio severo sul popolo che non li ha votati. In nessun Paese occidentale gli sconfitti pensano che il popolo sia coglione solo per aver rifiutato un leader. Un’altra parte del Pd, i cui temi sono stati al centro delle riflessioni di Martina, Cuperlo e Veltroni, hanno centrato invece il problema mettendo a fuoco la disconnessione dal popolo come causa principale della crisi.

SINISTRA UNITA E CONTRO LE DESTRE. Tutto suggerirebbe quindi di aspettare prima di prendere qualunque decisione sia nel Pd sia in LeU e di mettere le forze ancora in piedi, del Pd e di LeU, dentro esperienze sociali del tutto nuove per trincerare il campo sindacale che sarà attaccato dalle due destre vincitrici. Questo si potrà fare solo se questo mondo di sinistra avrà chiaro in testa che non ha vinto un gruppo lepenista né un gruppo inconsapevolmente di sinistra ma due destre da combattere. C’è un pezzo di società che vuole liquidare la sinistra come avvenne negli Anni 20. Nessun Aventino, giustamente, ma anche nessuna collaborazione col tuo nemico mortale.

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