Peppino Caldarola

Addio Prodi, io ho scelto di votare Liberi e uguali

Addio Prodi, io ho scelto di votare Liberi e uguali

31 Gennaio 2018 09.07
Like me!

C’è un’area della sinistra, che probabilmente è una minoranza (ma non ne sono sicuro), che di fronte al prossimo voto ha davanti a sé tre possibili decisioni. È scartata la quarta, dal momento che in questa area che, ripeto, forse è minoranza, il Pd è considerato invotabile ovvero voto-repellente. L’endorsement di Romano Prodi non ha alcuna influenza su questi elettori. Non c’è odio verso Renzi (non si faccia illusioni l’ex premier, non solleva sentimenti e passioni), c’è solo una disistima totale di fronte a chi vuole strappare dal terreno le radici della sinistra. Non è un nemico. È banalmente un estraneo. Uno che ha distrutto il centro-sinistra, con buona pace di Prodi. Discorso chiuso. Potrà anche capitare di convergere con il suo partito su qualcosa di grande o di piccolo, ma Renzi è estraneo a questa area della sinistra che, forse, è una minoranza.

TRE OPZIONI PER L'ELETTORE DI SINISTRA. Tre opzioni dicevo. La prima è il non voto. Molti già lo fanno. Non è una scelta giusta, a parer mio, perché è una rinuncia e una delega ad altri, a tutti gli altri. C’è la seconda ipotesi, la lista di Potere al Popolo, che ha creato molte suggestioni perché si presenta con un forte radicamento in alcuni territori, ha un discorso di sinistra assai simile a quello di molte sinistre ribelli occidentali, ha una leader interessante. Capisco che la tentazione di votarli è molto forte, non so se rimarrà tale fino al 4 marzo. Io non sarò fra quelli che voteranno Potere al Popolo. Resta Liberi e Uguali e qui vorrei fare un discorso chiaro e spero che nessuno rompa i maroni telefonando a D’Alema: io sono l’unico mandante delle mie cazzate (posto che siano cazzate).

LeU è l’unico porto in cui possiamo mettere al riparo i naufraghi della sinistra

Liberi e Uguali nasce da tre forze. Una viene dall’esperienza vendoliana che poi è deflagrata. Alcuni di loro sono confluiti addirittura nel renzismo, altri sono stati seppelliti dal fallimento di Pisapia, e poi c’è una struttura centrale che non ha l’ariosità del discorso pubblico di Nichi. Molta chiacchiera e distintivo. È probabilmente la copia meno riuscita di Rifondazione. C’è poi Possibile che nasce dalla battaglia solitaria di Pippo Civati, persona che ho imparato ad apprezzare strada facendo ma che sembra avere una propensione per il motto «meno siamo, meglio stiamo»(fonte Renzo Arbore).

MANCATO AMALGAMA DI ARTICOLO 1 IN LEU. C’è poi l’ex Articolo1 in cui sono confluiti i fuoriusciti dal Pd. Il patto iniziale dopo la scissione era che le componenti, ad esempio quella di Enrico Rossi, si sarebbero sciolte. Lo hanno fatto tutte tranne quella di Bersani che ha dilagato. Ci sono accanto a questo gruppone organizzato figure con grande seguito come Massimo D’Alema o come lo stesso Enrico Rossi, unico a proporre una opzione socialista e anche lui con un seguito che gli altri fanno male a sottovalutare. Forse questo amalgama, in Articolo1 e poi in Liberi ed Uguali, non è riuscito. Non è infatti facile fare un partito a ridosso di un voto con una legge elettorale infame.

GRASSO, LEADER SINGOLARE. Liberi e Uguali, poi, ha scelto una leadership singolare chiamando un magistrato di chiara fama mentre in tutta Europa e negli Usa i partiti che riaprono la storia socialista scelgono figure più nettamente politiche e popolari. LeU non ha neppure tentato in questi mesi di agganciarsi a esperienze sociali di qualche peso o ad aree sindacali (per esempio penso, con irritazione, al mancato aggancio di Maurizio Landini) né si è fatto promotore di azioni dal basso. L’immagine è stata quella di un partito di solidi funzionari di sinistra.

Sono stato funzionario, ovvero sono stato “anche” funzionario (nel Pci, dopo la casa editrice Laterza e prima di Rinascita e de l’Unità), quindi non disprezzo la categoria. Metto solo in guardia dal rischio, che poi è diventato realtà, di autoriprodurre la specie. Le liste infatti sono a macchia di leopardo, con nomi belli in posizioni non apicali (a Milano la mia complice Rosa Fioravante e il carissimo Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre) e personaggi d’apparato. Poi c’è la schifezza delle candidature in più collegi. Non si è trovato posto per il dottor Bartolo, né per le tante figure rilevanti dei vasti mondi che sono fuori dalla politica ma sono utili al Paese. Se perdi il tuo tempo a occupare più collegi, non ti guardi attorno e non arricchisci la proposta umana e professionale. Tuttavia….

SERVE UNA SVOLTA SOCIALISTA. Tuttavia Liberi ed Uguali è stato costruito da migliaia di militanti generosi che non hanno accettato né la normalizzazione renziana né l’idea di tornarsene a casa. Hanno scelto di dare una altra possibilità alla sinistra. Sono bellissime persone. Il 4 marzo a loro bisogna pensare. Tutto questo penso e lo dovevo scrivere. Non seguirò Romano Prodi, quindi. Penso però che questo partito in formazione dovrà essere superato costruendo una forza che con più coraggio si dichiari socialista, che apra al dialogo con i moderati veri, da Letta a Calenda, che abbia una leadership di popolo.

DOPO IL VOTO IL PROGETTO DEVE ESSERE RILANCIATO. LeU è l’unico porto in cui possiamo mettere al riparo i naufraghi della sinistra. La sinistra se riuscisse a dare a Liberi ed Uguali un risultato a due cifre aiuterebbe l’evoluzione del dibattito politico e aiuterebbe anche l’evoluzione del partito. Di fronte al programma della destra estrema di abbattere i diritti civili non si può dire: «Resto a casa». Si prende la croce sulle spalle e si va a votare sperando che questo atto generoso aiuti a creare nei prossimi mesi una cosa veramente nuova, cioè una sinistra veramente nuova e socialista. Io ci sarò.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *