Perché la morte di LeU era già scritta

15 Novembre 2018 08.23
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La morte di LeU era largamente prevedibile. Una mattina ero nella palestra dell’ospedale Santo Spirito, dove si raccolgono i cardiopatici sotto la guida di bravissime istruttrici, e uno degli anziani, vecchio funzionario della Vigilanza del Pci, che il primo giorno non mi aveva stranamente salutato mi dice di brutto muso: «Bel casino avete fatto ad andarvene. Non lo capite che il partito non si abbandona?». Poi mi sorrise e iniziammo a parlarci come 20 anni prima. «Il partito non si abbandona» fa il paio con «se il partito ha deciso di sciogliersi, ha ragione il partito», che mi disse un altro vecchio compagno del Pci malgrado fosse incazzatissimo con la svolta di Occhetto. Già il partito. Concetto astratto che va al di là di chi lo dirige e anche di come lo dirige e dove lo porta. Invece i compagni della scissione – io ero fuori dal Pd da sette-otto anni – non avevano calcolato questo dato storico-psicologico. Un errore gravissimo soprattutto perché compiuto da ex segretari di partito, ex premier, ex ministri e parlamentari di lunga lena.

DA RENZI A HILLARY CLINTON: IL VIZIACCIO DELLA SINISTRA

Qui c’è il primo punto di riflessione da fare sul fallimento del nuovo partitino della sinistra. Tutti hanno smesso di ragionare pensando “alla classe” come aveva suggerito Ruggiero Grieco ai militanti foggiani incazzati con i loro dirigenti («Presi uno per uno sono tutti fetienti»). Tutti hanno pensato di “essere il partito”. Dopo una campagna elettorale andata male, mi ha detto un caro amico che aveva raccolto durante i suoi giri tanti sorrisi: «Solo ora capisco che erano sorrisi di congedo». Questo partito che preferiva assottigliarsi, spargere i suoi voti nell’astensione non aveva alcuna voglia di avventure. La forza di Matteo Renzi, la sua rendita di posizione, è stata la stagione in cui era apparso come il rinnovatore, l’uomo che stando nel Pd, addirittura aderendo all’Internazionale socialista, ne avrebbe cambiato il modo di fare politica. I vecchi elefanti – amo gli elefanti – non l’hanno capito neppure ora. Deve essere un viziaccio della sinistra se è vero che Hillary Clinton, che ha fatto perdere i democratici contro Donald Trump, pensa di rinnovare la sfida nelle prossime elezioni.

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La scissione era fuori dall’orizzonte del partito reale. Era fuori dall’orizzonte anche di chi l’avrebbe fatta, visto che – come ho ricordato una volta – mentre allestivo la manifestazione con tutta l’opposizione nel Pd mi fu imperiosamente chiesto di togliere la foto gigantesca di Renzi che sarebbe apparsa accompagnata da quel Insieme a te non ci sto più cantata da Caterina Caselli. Mica vogliamo fare la scissione, mi dissero. Ventiquattro ore dopo si erano scissi. Taccio sulla prevalenza bersaniana nel gruppo scissionista. Presi uno per uno sono brave persone, messi insieme sono la rovina di qualunque organizzazione. Nato il nuovo partito gli hanno dato un nome astruso e non hanno pensato di tirar fuori dalla periferia alcun giovane. In certe occasioni si sono addirittura dimenticati delle donne. La formazione delle liste elettorali e la campagna elettorale fatta in collegi sicuri, ognuno per conto proprio, è stata poi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per tacere della leadership di uno stimato borghese inadatto per un partito che pretendeva di diventare il fulcro di una pacifica rivoluzione.

LA DELUSIONE DEI MILITANTI E IL RISCHIO ASTENSIONE

​È andata male. Molte migliaia di militanti hanno regalato ore e giornate di lavoro, per tacere di passioni e sentimenti di vario tipo. Alcuni ci riproveranno con una nuova formazione piccolissima. Altri aspetteranno Nicola Zingaretti. Il paradosso sta nel fatto che gli eredi del grande partito comunista non hanno conservato di quel tempo nessuna furbizia o saggezza. L’ironia di alcuni osservatori di questi giorni è ingiusta e ferisce gente per bene. Io, come sapete, credo che solo un gruppo di donne possa salvare la sinistra e, temendo non possa accadere, mi avvio come tanti militanti a diventare mestamente e nuovamente un ex militante e forse un ex elettore.

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